ALESSANDRO NANNINI, STORIA DI UNA CARRIERA SPEZZATA

Nannini
Nannini trionfa a Suzuka nel 1989 – da mondof1.blogspot.com

Mi avvalgo della sospensione del giudizio, nel caso di Alessandro Nannini. Perché il senese, di buona famiglia così come dal talento indubbio nel pilotare un bolide su quattro ruote, ha visto interrotta quasi sul nascera una carriera in Formula 1 su cui si concentra l’interrogativo da un milione di dollari, ovvero ciò che poteva essere e non è stato. E non certo per colpe proprie.

Dopo l’esperienza giovanile con i rally e la formula Abarth, nasce il sodalizio con la scuderia Minardi che prima ne sfrutta le doti nel campionato europeo di Formula 2, poi gli regala la vetrina di prestigio del Mondiale di Formula 1, col debutto in Brasile nel 1986. In realtà la massima competizione motoristica vede Nannini in difficoltà, la vettura non è competitiva ai massimi livelli, neppure particolarmente affidabile se è vero che col compagno Andrea De Cesaris spesso si mette in moto dalle ultime posizioni in griglia e quasi mai vede la bandiera a scacchi. Nondimeno grinta e temperamento non mancano di certo al pilota senese, così come una buona tecnica di guida, e per la prima stagione il massimo che può ottenere è un diciassettesimo posto in qualifica in Ungheria e l’unico piazzamento, quattordicesimo, nel gran premio del Messico.

L’anno successivo, 1987, la vettura denuncia miglioramenti confortanti, la velocità di base del Motore Moderno della sua M187 gli consente di stazionare stabilmente a metà griglia – tredicesimo a Montecarlo e in Australia – e pur collezionando un’altra lunga serie di ritiri avvicina la top-ten in Ungheria, circuito che pare adattarsi perfettamente al suo stile di guida, e in Port0gallo, undicesimo in entrambe le occasioni. Ma di punti mondiali, ahimé, neanche a parlarne.

Fortuna vuole che la Benetton nel 1988 abbia deciso di ingaggiarlo, e per Nannini si apre un triennio che lo proietta nelle sfere alte della classifica. La scuderia veneta, che monta il motore aspirato V8 Ford, compete quasi ad armi pari con i team più blasonati e Alessandro, insieme al compagno belga Boutsen, può mettere in mostra compiutamente la sua velocità che gli permette di andare a punti per la prima volta a San Marino, sesto dopo un eccellente quarto posto in prova, e salire due volte sul podio, cogliendo il terzo posto sotto la pioggia a Silverstone e a fine stagione in Spagna. Si toglie anche la soddisfazione in Germania di segnare il miglior tempo sul giro in una gara che lo vede, sfortunato protagonista, chiudere solo diciottesimo, per la rottura di una staffa della valvola della sua Benetton che lo costringe ad un’interminabile sosta ai box quando era in lotta per un piazzamento sul podio alle spalle di Senna. Chiude l’anno in decima posizione in classifica generale, con 12 punti all’attivo, e la scuderia Benetton coglie un promettente terzo posto nel Mondiale per costruttori, lontana dall’irraggiungibile Mc Laren ma poco dietro la Ferrari.

Il 1989 è l’annata migliore per Nannini, stabilmente ormai tra i piloti di punta del campionato del mondo. Diventato prima guida del team in concomitanza della partenza di Boutsen che si accasa in Williams e dell’arrivo in Benetton del giovane inglese Johnny Herbert, il senese è terzo a San Marino, dove approfitta del ritiro di Mansell e Patrese, ripete l’exploit dell’anno prima a Silverstone, scavalcando Piquet nel finale di gara, e conquista infine la prima vittoria della carriera – sarà anche l’unica – a Suzuka, complice la squalifica di Senna che dopo il fattaccio al via con l’altra Mc Laren di Prost, viene irregolarmente spinto dai commissari per rientrare in pista, non percorrendo come dovuto la chicane della prima curva. Il secondo posto nell’ultimo gran premio, due settimane dopo in Australia, alle spalle dell’ex-collega Boutsen, suggella la stagione di Nannini che termina sesto in classifica, con 32 dei 39 punti conquistati dalla Benetton, quarta nel Mondiale costruttori.

E poi venne il 1990. Con un nuovo compagno, il tre volte campione del mondo Nelson Piquet, con una buona costanza di rendimento, con la conferma ad alti livelli e la certficazione di un talento innegabile, con tre piazzamenti sul podio, terzo a San Marino, secondo in Germania e terzo di nuovo in Spagna… in quella che sarà la sua ultima apparizione in Formula 1. Sì, perché quel maledetto elicottero il 12 ottobre 1990 lo catapulta a terra e gli spezza, insieme all’avambraccio destro, la carriera. Per sempre.

Come per sempre rimarrà irrisolta la questione: Alessandro Nannini, ragazzo senese che guidava veloce in Formula 1, sarebbe un giorno diventato il nuovo campione del mondo? Sob.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...