CHRISTIAN D’ORIOLA, IL D’ARTAGNAN CHE SI OPPOSE ALLA TECNOLOGIA

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D’Oriola alle Olimpiadi di Londra del 1948 – da britannica. com

articolo di Gabriele Fredianelli

Il nuovo d’Artagnan, come lo chiamarono poi gli inglesi, combatté la sua battaglia fuori e dentro la pedana per la tradizione e contro la tecnologia. Non poteva essere diversamente per uno come lui. Christian d’Oriola nacque a Perpignan, a due passi dal confine spagnolo-catalano, nell’ottobre del 1928, ultimo rampollo di una famiglia di nobiltà provinciale e dedita alla cura dei vigneti. A nove anni il padre lo mette per la prima volta in guardia e a 13 lui, fiorettista e mancino, comincia a sfidare in pedana avversari ben più grandi d’età. Ancora non lo sa nessuno ma sarà proprio lui l’erede del grande Lucien Gaudin, pure lui sinistrorso, che tanti in Francia aspettano da almeno un paio di decenni. A diciott’anni Christian è già vicecampione nazionale di fioretto dietro Jéhan de Buhan che ne ha quasi il doppio. Lui telefona al padre per dirglielo, ma questi gli risponde: “Soltanto secondo?“. Da quel momento d’Oriola si batterà soltanto per il primo posto.

Nel 1947 partecipa al suo primo campionato mondiale in Portogallo e lo vince, conquistando per il quotidiano “L’Équipe” il titolo di “Campione dei Campioni francesi” che negli anni sarà di personaggi come Bobet, Kopa, Platini, Hinault, Prost e Zidane. Nel 1948 prende parte alla prima Olimpiade a Londra: oro nel fioretto a squadre davanti all’Italia di Mangiarotti, ma soltanto argento nell’individuale, dopo il derby transalpino col solito Buhan. Nel 1949 sarà comunque di nuovo campione iridato, nonostante una grave patologia renale che lo terrà un paio d’anni ai margini della scena, ma che non impedisce al suo maestro Michel Alaux di entrare di nascosto nel suo reparto d’ospedale per allenare almeno i movimenti della mano. Nel 1951 comunque torna in pista alla grande: titolo mondiale a squadre. Alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952 piazza il bis: prima l’oro a squadre dopo una finale di cinque ore contro l’Italia poi, il giorno dopo, l’individuale davanti a Mangiarotti e Di Rosa. A differenza di Gaudin, d’Oriola fa impazzire i suoi connazionali perché in pedana non si lascia mai battere dai “cugini” italiani. La doppietta si ripete ai mondiali del 1953 e la sua scherma pare davvero inarrestabile. Ma qui avviene l’imprevisto.

Nel 1954 la Federazione Internazionale decide di affidarsi al neonato fioretto elettrico con tanto di segnastoccate automatico: è la fine di un’epoca, né mancano le polemiche per una disciplina che di fatto viene stravolta, diventando meno tecnica ma più veloce ed atletica. Nel 1955 a Roma d’Oriola è soltanto secondo al primo Mondiale post “elettrificazione“, nel quale la Francia clamorosamente non vince neppure un oro. Una cosa che uno come lui non può accettare. Dopo la competizione nel quale è stato battuto in finale dal giovane ungherese Gyuricza, annuncia così il proprio ritiro da un mondo che non gli appartiene più. Le malelingue lo attaccano: si ritira perché non sa adattarsi ai cambiamenti. Così il francese ci ripensa. Per le Olimpiadi di Melbourne nel 1956 torna in pedana e conquista la medaglia d’oro, davanti agli italiani Bergamini e Spallino e accontentandosi dell’argento a squadre dietro l’Italia quando però vince tutti i suoi assalti di finale. Dimostrato che sa vincere anche nel mondo tecnologico (“la decadenza della scherma” la definisce lui), d’Oriola si ritira definitivamente dopo Melbourne, non senza vincere un altro paio di medaglie mondiali a squadre.

Tra i tanti allori paralleli alla pedana, che nel complesso conteggiano 4 ori olimpici e 8 ori mondiali, il suo curriculum è ugualmente ricco. Alle Olimpiadi di Roma 1960 è il portabandiera francese, nel 1971 riceve dal suo Paese la Legion d’Onore. Nel 2001, quattro anni dopo la sua morte, viene insignito dalla FIE, la Federazione internazionale di scherma, del titolo di miglior schermidore del XX secolo. Era cugino acquisito di Pierre Jonquères d’Oriola, cavaliere due volte campione olimpico nel salto ad ostacoli ad Helsinki 1952 e Tokio 1964.

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