AI GIOCHI DI LONDRA 1908 LA PRIMA VOLTA DEI WALLABIES

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I Wallabies – en.wikipedia.org

Il rugby, dopo l’esordio olimpico a Parigi nel 1900, non fu programmato a St.Louis nel 1904 e alle Olimpiadi Intermedie di Atene 1906. Tornò così ad esser competizione a cinque cerchi a Londra, nel 1908, quando i Giochi si disputarono nel paese che al rugby aveva dato i natali, soprattutto perché l’RFU (Rugby Football Union) era parte attiva nell’organizzazione dell’evento olimpico. E fu l’alba dei Wallabies australiani, destinati ad entrare a far parte a pieno titolo del gotha della palla ovale.

Come già nel 1900, tre squadre erano ammesse alla contesa, dopo che Sudafrica e Nuova Zelanda avevano declinato l’invito a partecipare, in verità del tutto ignorato da Scozia, Irlanda e Galles: l’Australasia (che annoverava insieme atleti di Australia e Nuova Zelanda), la Francia e la Gran Bretagna in qualità di paese ospitante (a sua volta in rappresentanza di Regno Unito e Irlanda). I transalpini ebbero idea di ritirarsi prima dell’inizio del torneo, impossibilitati ad assemblare una formazione competitiva, e così in lizza per la vittoria finale rimasero australiani e britannici.

E’ bene ricordare, altresì, che la partecipazione dell’Australasia fu del tutto casuale. Già in tourneé da qualche mese sul suolo d’Inghilterra, con buoni risultati seppur accompagnata dal poco lusinghiero appellativo di “Rabbits“, la squadra oceanica decise di prender parte ai Giochi Olimpici, rifiutando è bene dirlo l’ingeneroso nomignolo, sostituito dal “Wallabies” che l’avrebbe contraddistinta in perpetuo e che meglio identificava la loro natura “marsupiale“.

A loro volta i migliori inglesi e gallesi erano in trasferta proprio in Nuova Zelanda – curiosa coincidenza – e fu così che la RFU optò per schierare alle Olimpiadi di Londra la squadra della contea di Cornwall, vincitrice nel 1907 contro Durham del campionato inglese delle contee. Fu in verità una scelta controversa, in quanto tre soli rugbisti avevano rappresentato l’Inghilterra e i Wallabies li avevano già sconfitti con un eloquente 18 a 5.

Vista la partecipazione di due sole formazioni, il torneo olimpico programmò un’unica sfida, quella che valeva per l’assegnazione delle due medaglie, d’oro e d’argento, prevista per il 26 ottobre, ultima settimana dei Giochi dopo sei mesi di competizioni. Si giocò al White City Stadium, teatro della maggior parte delle prove olimpiche, e il rettangolo da rugby era approntato in prossimità della piscina olimpica, tanto che fu necessario per l’occasione attrezzare un buon numero di materassi per evitare che gli atleti cadessero in acqua.

In effetti, le condizioni climatiche non erano certo le più propizie, e questo tenne lontano dagli spalti il pubblico delle grandi occasioni. Pioveva, una coltre di nebbia offuscava il cielo già di per sè grigio e il terreno di gioco era oltremodo scivoloso. L’ovale spesso finì in piscina, ma i Wallabies nondimeno evidenziarono un’eccellente proprità di trattamento della strumento di gioco.

L’ala Barrie Bennets, atleta di punta del Penzance RFC nonché della nazionale inglese, si era infortunato in mattina ed era stato sostituito da Barney Solomon, fratello maggiore del più famoso Bert. Il Cornwall allineava cinque giocatori che avevano o avrebbero vestito la casacca dell’Inghilterra: il capitano Jackett schierato terzino, lo stesso Bert Solomon al centro, James Davey, Tommy Wedge mediano di mischia e Wilson nel pacchetto di mischia. L’Australasia, pardon i “Wallabies“, erano privi di capitan Herbert Moran e del suo vice Wood, ma non soffrirono le assenze, e schierarono due giocatori che in seguito avrebbero preso parte ad altre edizioni olimpiche, Danny Carroll che vinse l’oro nel rugby con gli Stati Uniti ad Anversa nel 1920, e Sidney Middleton che si fermò ai quarti di finale nel canottaggio alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912.

La partita non ebbe storia, netta la disparità di valori in campo, con gli oceanici capaci di metter giù sei mete contro l’unica dei britannici, per un punteggio finale, 32-3, che assegnò la medaglia d’oro ai Wallabies e quella d’argento alla contea di Cornwall. Proprio quella medaglia d’argento che si prese Tommy Wedge e che da quel giorno è gelosamente custodita in bacheca al clubhouse del St.Ives RFC.

Il capitano Herbert Moran, in occasione del brindisi che chiuse la cena di gala organizzata dal London RFU, ebbe a dire: “ringraziamo per l’ospitalità ma ci rammarichiamo per non aver incontrato la rappresentativa più forte del Regno Unito“.

Già, andò così, in quella che fu l’alba dei Wallabies.

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