HELENE MAYER, CAMPIONESSA EBREA CHE SALUTO’ HITLER

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Helene Mayer – da fineartamerica.com

articolo di Gabriele Fredianelli

Le trecce bionde raccolte ai lati della testa, la fascia bianca sulla fronte, gli occhi azzurri, il corpo aggraziato e atletico. Così la tedesca Helene Mayer divenne la prima vera diva della pedana, tra anni Venti e Trenta. Senza trascurare un curriculum sportivo che contiene un oro e un argento olimpici nel fioretto femminile individuale e tre ori e un argento ai mondiali nella stessa specialità.

Ma Helene fu anche un personaggio controverso, ricco di sfumature collaterali: dalla vita passata quasi interamente negli Stati Uniti alle feroci polemiche sulla sua partecipazione a Berlino 1936 quando fu l’unica atleta di origine ebraica a gareggiare sotto le insegne della croce uncinata, facendo pure il saluto nazista (convinto o di circostanza? nessuno lo saprà mai) sul secondo gradino del podio.

Talento ne aveva, questo è sicuro. Nata nel 1910 a Offenbach am Main, incoraggiata alla scherma dal padre medico e allenata dal maestro italiano Arturo Gazzera, la piccola Helene divenne campionessa nazionale poco più che bambina, ad appena 14 anni, aggiudicandosi poi per sei volte di fila il titolo. A 18 anni ancora non compiuti vinse anche la prima medaglia olimpica tedesca nella scherma, affermandosi ad Amsterdam nel 1928 nella seconda edizione dei giochi aperti alle donne (ma solo nel fioretto individuale: così sarà fino al 1960), superando nel girone finale l’inglese Muriel Freeman. Divenne così una delle eroine sportive della sua epoca, conosciuta in patria come “Blond Hee” e ricevuta dal presidente Hindenburg.

Capace di eccellere pure nell’equitazione, nel nuoto, nello sci e soprattutto nella danza, studentessa modello anche all’Università, nel 1929 e nel 1931 fu campionesse europea (nella sostanza gli Europei di allora corrispondevano agli attuali Mondiali), dando inizio alla eterna rivalità con l’austriaca Ellen Preiss. Alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932 pareva destinata alla doppietta ma, sul più bello, le arrivò la notizia della morte del fidanzato, un cadetto di marina: giunse lo stesso alla poule di finale ma poi chiuse “solo” al quinto posto, con l’oro al collo della Preiss. Dopo i Giochi, Helene rimase negli Stati Uniti, grazie a una borsa di studio, e vinse negli anni successivi otto titoli americani.

Sono quelli gli anni dell’ascesa di Hitler al potere e delle successive leggi razziali. La Mayer proveniva da famiglia ebraica ma non praticante eppure in seguito alle leggi di Norimberga perse la cittadinanza tedesca e quindi rischiò di non partecipare ai Giochi del 1936 a Berlino. Il “caso Mayer” quasi spinse gli Stati Uniti a boicottare l’appuntamento tedesco. Alla fine, tra non poche polemiche e probabilmente proprio per mettere tutti formalmente d’accordo e “salvare” la partecipazione statunitense, ad Helene fu concesso di prendere la nave verso l’Europa ed essere l’unica atleta di origini ebraiche a gareggiare per la Germania nazista.

La lotta per la medaglia d’oro fu a tre tra la Mayer, la Preiss e l’ungherese Ilona Elek. Fu quest’ultima, curiosamente anche lei di origine ebraica, ad avere la meglio, battendo la tedesca e l’austrica e poi ripetendosi anche dodici anni dopo a Londra 1948. Al momento della premiazione, con le due colleghe sul podio sull’attenti, Helene alzò il braccio destro nel saluto nazista, come peraltro erano costretti a fare tutti gli atleti tedeschi. Il gesto fu variamente interpretato: fu fatto per convinzione o per paura di ritorsioni?

Nel 1937 la Mayer vinse di nuovo il titolo continentale, superando le solite Elek e Preiss, ma ormai era di fatto cittadina americana. Morì nel 1953, a poco più di quarant’anni, e la Germania la ricordò sulla strada di Monaco 1972, dedicandogli lo spazio su un francobollo.

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