WALTER GODEFROOT, IL VELOCISTA CHE BATTEVA MERCKX

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Godefroot batte Merckx a Francoforte nel 1974 – da cyclingrevealed.com

Godefroot è l’unico avversario che non sono mai riuscito a battere in un confronto diretto per la vittoria“… bellissime parole, niente da dire per carità, sanno tanto di promozione, ma se a pronunciarle non è un ciclista qualunque, bensì sua Maestà Eddy Merckx, beh, allora, assumono un valore particolare.

Walter Godefroot ha pedalato da professionista dal 1965 al 1979, ed è stato capace di metter la sua ruota davanti a tutti ben 155 volte. Era veloce, tanto da poter vincere sprint ristretti come volate di gruppo; spianava le pietre e andava a nozze sui tracciati induriti dai muri e incarogniti dal pavé; fu lottatore indomabile tanto da quadagnarsi l’etichetta di “bulldog delle Fiandre“, a dispetto del carattere gioviale e dei modi cortesi. Ed è riuscito a costruirsi un curriculum di tutto rispetto, pur quando imperversava proprio lui, “il cannibale” Merckx, che lasciava le briciole ai rivali, Godefroot tra questi, ma non solo lui.

Godefroot nasce a Gand, nel cuore delle Fiandre, il 2 luglio 1943, e se da quelle parti si decide di mettersi in sella, è naturale che poi si cresca a bicicletta e pavé. E Walter, da buon fiammingo che si rispetti, non si sottrae al copione. Anzi, vince molto, e bene, fin da dilettante (131 successi), con la ciliegina sulla torta di una medaglia olimpica di bronzo, Tokyo 1964, battuto dall’azzurro Mario Zanin e dal danese Rodian, ma davanti a Merckx, che non va oltre la dodicesima posizione. Ed è con buone aspettative che si affaccia al professionismo.

Certo, sventura vuole che lo stesso anno 1965 segni il debutto tra i “grandi” anche di Eddy, che vuole tutto, ma proprio tutto per sé, affatto disposto a spartire quel che di buono ha da regalare la vetrina ciclistica internazionale. Nondimeno Godefroot ha il piglio del protagonista, e sulle strade di casa coglie vittorie di prestigio. Come il campionato nazionale, alla prima partecipazione, battendo proprio Merckx in un primo, acceso testa-a-testa, così come avverrà anche nel 1972, per poi dirottare l’interesse sul trittico che vale gloria perpetua, ovvero Fiandre/Wevelgem/Roubaix che Godefroot mette tutte nella sua riservatissima bacheca.

Si comincia con la doppietta Fiandre/Wevelgem nel 1968, anno in cui Walter chiude nei primi dieci tutte le classiche di primavera; si prosegue con l’impresa eroica a Roubaix l’anno successivo, quando Godefroot semina tutti a quaranta chilometri dal traguardo, gli attoniti Merckx e Gimondi compresi; per tornare a trionfare al Giro delle Fiandre nel 1978, in uno sprint ristretto con Pollentier e il tedesco Braun. Ma il “bulldog“, se è specialista di pavé e muri, si fa rispettare tuttavia anche sulle coté ardennesi, a certificare classe cristallina, se è vero che l’ammissione tra i grandi del pedale avviene in precedenza, anno 1967, con il trionfale arrivo a braccia alzate sul traguardo della Liegi-Bastogne-Liegi. Il primo degli sconfitti? Merckx, naturalmente, in una volata a due.

Nel mezzo a siffatta qualità, anche tanta quantità. Il nome di Godefroot trova posto nell’albo d’oro di classiche forse oggi in declino, ma che all’epoca significavano la storia del ciclismo, come il Campionato di Zurigo nel 1970 e nel 1974, l’Henninger Turm sempre nel 1974 e la Parigi-Bordeaux, una sorta di maratona del ciclismo, nel 1969 e nel 1976.

Il belga non può competere per i grandi Giri, perché è uomo da corse di un giorno, seppur riesca ad ottenere un 20.esimo posto al Tour de France del 1970. Ed allora fa incetta di traguardi parziali: 10 vittorie alla Grande Boucle, di cui è maglia verde nel 1970 e che nel 1975, primo nella storia, lo vede sfrecciare sul rettilineo di chiusura dei Campi Elisi, 1 al Giro d’Italia e 2 alla Vuelta.

Che manca a questa collezione da leccarsi i baffi? Forse la Milano-Sanremo, che ha visto Godefroot per ben sette volte chiudere tra i primi dieci della classifica, ma mai sul podio, magari un campionato del mondo, ma in undici selezioni con la casacca del Belgio lavorò più per gli altri, Merckx e Maertens in primis, che per sé stesso: il settimo posto a Leicester, nel 1970, nel giorno in cui vinse il connazionale Monseré ma forse poteva toccare a lui, è la sua miglior prova iridata.

Ad onor del vero qualche peccatuccio con le sostanze dopanti, Walter, ha da confessarlo… ma chi è senza macchia scagli la prima pietra. Quel che è certo, è che Merckx lo vedeva come il diavolo… perché Godefroot era forte, fortissimo, e spesso anche il “cannibale” ha dovuto alzare bandiera bianca.

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