LA FAVOLA DI RIETI IN COPPA KORAC

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Rieti contro la Jugoplastika in semifinale – da basketrieti.com

Questa è la favola di Willie Sojourner, detto lo “zio“, che venne in Italia al posto del fratello Mike e fece innamorare una città intera; questa è la favola di Roberto Brunamonti, giovanotto di belle speranze, che in provincia gettò le basi di una carriera metropolitana di successo; questa è la favola di Lee Jonhson, una “cavalletta nera” di 210 centimetri, che ballò una sola stagione ma fu danza propiziatoria di vittoria; questa è la favola di Gianfranco Sanesi, detto “padella“, che quando tirava da lontano quasi mai falliva il bersaglio; questa è la favola di Giuseppe Danzi, che fece buca sulla via Salaria, ma che vide i sacrifici ripagati dalla gioia più grande; questa è la favola di Alberto Scodavolpe, eroe di una sera belga, una sola, ma quella giusta; questa è la favola di Elio Pentassuglia, che sta al basket di casa nostra come il cacio sta sui maccheroni, ovvero niente di meglio… insomma, lo avrete capito, questa è la favola della Sebastiani Rieti e di un manipolo di arditi che lottò per un traguardo, lo raggiunse ed oggi trova posto in un albo d’oro di prestigio.

Coppa Korac, anno di grazia 1979/1980. Rieti è da qualche anno realtà importante della pallacanestro tricolore, se è vero che ha raggiunto due semifinali play-off – nel 1978 addirittura quale vincitrice del campionato di Serie A2 – e ha perso nel 1979 con il Partizan Belgrado di Dalipagic e Kicanovic proprio una finale di Coppa Korac. Pentassuglia ha lavorato a fondo su un progetto che parte da lontano, e per il nuovo anno deve fare i conti con le cessioni di due colonne storiche della squadra, Domenico Zampolini che si è trasferito a Pesaro, e Cliff Meely, l’eroe della risalita dalla serie cadetta. Al suo posto arriva Lee Johnson, prima scelta degli Houston Rockets, che non sarà un fenomeno, che farà ammattire per l’incostanza di rendimento, ma che ha un’elevazione portentosa e in quanto a spettacolo è secondo a nessuno.

Ergo, la squadra è pronta a bissare il percorso dell’anno precedente, nella speranza magari di far meglio, il che vorrebbe dire alzare un trofeo europeo e guadagnare la finale-scudetto. Ma in Italia la concorrenza è forte, Rieti, che porta il marchio Arrigoni, giunge quarta in stagione regolare alle spalle di Milano, Virtus Bologna e Varese, ed inciampa ai quarti di finale in Cantù, perdendo 75-74 lo spareggio giocato al Palaloniano. Non rimane che l’obiettivo continentale, e qui si scrive un’altra favola ancora.

Rieti accede direttamente alla fase a gironi, al pari di Jugoplastika Spalato, Standard Liegi e Olympiacos Atene, saltando i due turni preliminari e trovandosi inserita in un gruppo che comprende proprio l’Olympiacos, il Badalona e i turchi del Tofas Bursa. La marcia è trionfale, la squadra di Pentassuglia vince sei partite su sei e si qualifica alle semifinali, dove l’attende la Jugoplastika. La doppia sfida con i croati è avvicente, Rieti vince facile in casa, 86-75, ma al ritorno, dopo aver allungato all’inizio, paga dazio alle dubbie decisioni arbitrali che la condannano nel finale di partita a dover guadagnarsi la finalissima ai tempi supplementari, cedendo solo di sette punti.

Il 26 marzo 1980 il Country Hall di Sart Tilman, alla periferia di Liegi, rigurgita passione bianco-rosso-verde; allo sparuto gruppetto di tifosi giunti dopo un avventuroso viaggio in aereo da Rieti si uniscono i tanti italiani residenti a Liegi, e per l’Arrigoni sembra quasi di giocare in casa. L’avversario è pericoloso, il Cibona Zagabria allenato da Mirko Novosel e che può contare su campioni del calibro di Aza Petrovic, Knego e Nakic. Da quattro anni la Jugoslavia domina in Coppa Korac, prima con la Jugoplastika, poi con il Partizan, ed è indubbio che il Cibona, che ha eliminato l’Hapoel Tel Aviv in semifinale, voglia proseguire la serie. Ma non ha fatto i conti con gli arditi reatini.

Il match, ad onor del vero, non decolla mai sul piano squisitamente tecnico. Il Cibona è giovane ma ha prestanza fisica, tiene il pallino del gioco nel primo tempo e comanda nel punteggio (40-35) affidandosi proprio a Knego, migliore dei suoi con 21 punti, Petrovic e Nakic. Rieti fatica ma rimane incollata nonostante la serata di scarsa vena di Sojourner, che segna solo 13 punti pur contribuendo con una buona difesa. Così l’eroe diventa Lee Johnson, che si ritaglia una serata da campione, 28 punti, ma sono gli italiani a fare la differenza in un secondo tempo tutto sostanza. Brunamonti è leader carismatico, Danzi va in doppia cifra e se per una volta “padella” Sanesi ha le polveri bagnate, Pentassuglia si gioca l’asso nella manica, Alberto Scodavolpe, buon tiratore, che dalla panchina entra, segna ed è protagonista inatteso a questi livelli. Il Cibona, che stava rinvenendo minacciosa, accusa il colpo, Brunamonti congela la palla e infine, 76-71, Rieti si prende la rivincita e sale sul tetto d’Europa, quinta squadra italiana a riuscire nell’impresa dopo Milano, Napoli, Varese e Cantù.

Questa è la favola di Pentassuglia e i suoi ragazzi… ed è una bellissima favola. Ad averne oggi di così da raccontare ai nipotini.

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