AL OERTER, IL DISCOBOLO MODERNO QUATTRO VOLTE RE D’OLIMPIA

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Al Oerter alle Olimpiadi di Roma 1960 – da welt.de

Una figura più di ogni altra, oltre al maratoneta, richiama alla mente l’ideale di atleta dei Giuochi dell’Antica Grecia. E’ quella del discobolo, nell’espressione del corpo contratto nello sforzo ma anche nella sua elastica armonia e nella perfezione del gesto. E quando si parla di disco, la memoria non altri può ricordare che Al Oerter, che ha tradotto quell’armonia ed interpretato quel gesto meglio di chiunque nella storia olimpica del XX secolo.

Alfred Adolf Oerter, per tutti “Al”, nasce ad Astoria, nello Stato di New York, il 19 settembre 1936, e da eccezionale competitore quale lui era è riuscito nell’impresa di vincere quattro medaglie d’oro in quattro edizioni olimpiche consecutive, come solo Carl Lewis sarà poi capace di fare nel salto in lungo tra Los Angeles 1984 e Atlanta 1996, senza mai presentarsi in veste di favorito. Generazioni di lanciatori del disco, dall’azzurro Adolfo Consolini al cecoslovacco Danek, passando per il tedesco orientale Milde, il polacco Piatkowski e tutti gli americani (Gordien, Koch, Babka, Cochran, Weill, Silvester), hanno dovuto inchinarsi nell’appuntamento a cinque cerchi, sempre battuti da Al Oerter.

Dopo aver approcciato football americano e basket in età giovanile, Oerter viene dirottato verso l’atletica ai tempi della Sewanaka High School, e solo casualmente – si racconta di un disco che gli capita tra i piedi mentre sta correndo ed un lancio che convince il coach Jim Fraley che forse è il caso di cambiar disciplina – si sposta dalla pista alla pedana. Si trasferisce alla Kansas University, dove pratica sport e studia matematica con eccellenti risultati, iniziando ad affinare la tecnica da discobolo e guadagnandosi con il secondo posto ai Trials la convocazione, neppure ventenne, per le Olimpiadi di Melbourne del 1956.

In Australia Oerter è al debutto in una grande manifestazione internazionale e non pare coltivare eccessive illusioni di vittoria, che magari invece è l’obiettivo dichiarato del suo connazionale Fortune Gordien, primatista del mondo già da qualche anno con la misura di 59 metri 28 centimetri. Ma il giovane Alfred segue alla lettera il consiglio dell’allenatore dell’epoca, Ducky Drake, che lo incita a concentrarsi sul primo tentativo, e da buon discepolo effettua d’entrata un lancio a 56 metri 36 centiemtri. La prodezza è decisiva, Gordien non riesce ad avvicinarlo, tanto meno il terzo americano del lotto, Desmond Koch, e per Oerter è già l’ora di mettersi al collo la medaglia più preziosa.

E’ solo l’inizio di una parabola olimpica senza precedenti. Quattro anni dopo, tra le statue di marmo dello Stadio Olimpico di Roma, nel 1960, Al non è più un ragazzino semi-sconosciuto, privo di esperienza, bensì atleta di fama mondiale pronto a difendere il titolo. Ad onore del vero stavolta i pronostici sono dalla parte dei due primatisti del mondo in coabitazione, il polacco Piatkowski e l’americano Richard Babka, che al primo lancio è davanti a tutti con 58 metri 2 centimetri. Oerter sembra accusare il caldo romano, non lavora di gambe, e quando Babka, abituale compagno d’allenamento nonché amico di sempre, gli fa rilevare l’aspetto tecnico Al non ci pensa due volte, spara il quinto disco a 59 metri 18 centimetri, nuovo record olimpico, scavalca il connazionale ed è nuovamente medaglia d’oro.

Quattro anni ancora, Tokyo 1964, e qui la faccenda si complica. Nel frattempo Oerter, che non è propriamente atleta da record del mondo, nondimeno per quattro volte migliora il limite mondiale, ma c’è un cecoslovacco, Ludvik Danek, invitto da 45 gare e nuovo primatista a 64 metri 55 centimetri, che è il pronosticato da tutti. Perdipiù Oerter si è infortunato ad una costola, scivolando sull’erba bagnata qualche giorno prima della finale, ma la tempra del fuoriclasse viene fuori nei momenti che contano e un Olimpiade val bene qualche sofferenza di troppo. Oerter lancia a livello di record olimpico nelle qualificazioni e il 15 ottobre, all’atto finale, dopo aver stazionato alle spalle di Danek con ampio margine, al quinto lancio coglie la misura di 61 metri ed il terzo trionfo olimpico è cosa fatta.

La parabola d’oro di Oerter arriva a compimento a Città del Messico, 1968. Appagato dai precedenti successi, con alcuni rivali che hanno credenziali importanti, come l’ennesimo americano di grido, Jay Silvester che detiene il primato del mondo, lo stesso Danek che in stagione ha lanciato lontano l’attrezzo del mestiere, e i due tedeschi dell’Est Milde e Losch, Oerter non ha grosse possibilità di vittoria. Ma la vetrina olimpica lo esalta, così come ha l’esperienza necessaria per gestire una finale disputata sotto la pioggia battente, e al terzo tentativo, con la misura di 64 metri 78 centimetri, ovvero nuovo record olimpico e primato personale, guadagna la testa del concorso per non lasciarla più. E’ la quarta medaglia d’oro consecutiva, “onestamente è stata la gara più facile della mia carriera” dirà a bocce ferme.

Fatto è che Oerter entra nell’Olimpo dello sport, per non uscirne più. Gareggerà ancora, longevo al punto da rintrare alle gare dopo un’assenza di otto anni, nel 1976; a 44 anni lancerà il disco più lontano che mai, 69 metri 46 centimetri, e solo il boicottaggio lo terrà lontano dai Giochi di Mosca dove avrebbe potuto andare ancora a medaglia. Una tendinite gli negherà Los Angeles 1984 e il simbolico passaggio del testimone di eroe moderno dell’atletica proprio a Carl Lewis. Ma può bastare anche così… quattro medaglie d’oro olimpiche, per di più consecutive, son sufficienti, che ne dite?

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