CHIOCCIOLI E L’APOCALISSE DEL GAVIA 1988

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Chioccioli in maglia rosa sul Gavia – da fr.pinterest.com

articolo di Emiliano Morozzi

Giro d’Italia 1988, 3 giugno: sui ripidi tornanti che portano al comune bergamasco di Selvino, un giovane scalatore americano, Andrew Hampsten, già vincitore per due volte del Giro di Svizzera, si impone davanti a Pedro Delgado. Le luci della ribalta sono però tutte per Franco Chioccioli, che dopo anni di onesti piazzamenti sembra finalmente aver trovato la gamba giusta per fare un impresa degna del campione a cui lo lega una incredibile somiglianza fisica, nientemeno che il “Campionissimo” Fausto Coppi. La Gazzetta dello Sport loda le gesta di “Coppino acclamandone la prima maglia rosa, e nella tappa successiva, un’altra frazione di montagna con arrivo a Chiesa Valmalenco, il corridore aretino conferma il proprio primato, tenendo a bada gli avversari.

Ci sono ancora tante montagne da scalare e il 5 giugno la carovana affronta la temibile e terribile salita del Gavia, un’ascesa che odora di ciclismo eroico, con i suoi quindici chilometri in gran parte sterrati e le pendenze arcigne che sfiorano in alcuni punti il 16%. A complicare le cose, ci si mette il maltempo: il passo è coperto di neve, ma la strada è libera e dopo un lungo conciliabolo gli organizzatori della corsa decidono di dare il via alla tappa. A Ponte di Legno, all’imbocco della salita, i corridori sono accolti da un tempo da lupi: cielo plumbeo, nuvole basse, pioggia gelida che si trasforma prima in nevischio e poi in neve.

I corridori arrancano lungo gli stretti tornanti del Passo di Gavia, e ben presto sotto le loro ruote l’asfalto bagnato si trasforma in fanghiglia, mentre le sottili mantelline riparano dalla pioggia ma nulla possono contro il freddo sempre più pungente. Comincia così una pagina di ciclismo epico, o sarebbe meglio dire tragico, perchè la tappa diventa una corsa ad eliminazione: mentre in testa il temerario Van der Velde sfida la tormenta indossando soltanto la maglia ciclamino, senza alcuna protezione contro il freddo, dietro i big arrancano, infreddoliti e sfiancati dall’aspra salita. Hampsten, che si è premunito più degli altri, anche se la neve gli fa da copricapo, tenta la sorte e il suo scatto fa la differenza: tornante dopo tornante, il vantaggio sui diretti concorrenti per la maglia rosa si dilata. Chioccoli avanza sbandando sempre più, Visentini e Saronni vanno in crisi nera e vengono soccorsi dai tifosi, la salita diventa per i più un calvario.

Il peggio deve però ancora venire: in cima al Gavia gli organizzatori cercano di fermare la tappa, ma l’invasato Van der Velde non ci sta e dopo essersi fatto largo tra la folla a spintoni, inforca di nuovo la bicicletta e imbocca la discesa, senza mantellina nè niente addosso: si fermerà dopo qualche tornante, semicongelato, soccorso dagli spettatori, e taglierà il traguardo soltanto dopo quarantasette minuti. Dietro di lui a un minuto Hampsten scollina tallonato da vicino da un altro olandese, Erik Breukink. La neve inzuppa le mantelline, il freddo gela le gambe e le ruote, la discesa è ripida e i due rischiano più volte di finire a terra. Agli avversari va ancora peggio: in cima al Gavia, molti si fermano cercando di scaldarsi le membra, e c’è chi fa la discesa a piedi per paura di cadere. Chioccioli in cima al Gavia ha ancora addosso per pochi secondi la maglia rosa, ma lungo la discesa andrà in crisi nera.

Arrivati vicino a Bormio, pure Hampsten accusa un cedimento, e si lascia sfuggire Breukink che vince la tappa, ma il distacco accumulato sugli avversari è enorme: il terzo, Roberto Tomasini, arriva dopo 4’39, la maglia rosa Chioccioli, preceduto da Giupponi e Giovannetti, accusa un ritardo di cinque minuti e sviene poco dopo aver superato il traguardo. Anche Hampsten viene portato di peso sul palco delle premiazioni perchè non si regge in piedi: soltanto qualche ora dopo si renderà conto di aver fatto un’impresa storica, che porterà qualche giorno dopo il primo corridore statunitense sul gradino più alto del Giro d’Italia.

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