WALCHER E L’ORO DI GARMISCH 1978, LA GLORIA PRIMA DEL DRAMMA

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Josef Walcher – da en.wikipedia.org

Provo dispiacere, nel parlare di Josef Walcher. Così come ho provato tristezza nel ricordare Rok Petrovic, ancor prima di lui raccontare della tragedia di Leonardo David. Ma se c’è un omaggio che possiamo fare a questi ragazzi – sì, perché per noi che ancora siamo, loro saranno sempre degli eterni ragazzi – è quello di tramandare le loro imprese di campioni. Perché campiono lo sono stati, per davvero, ed è giusto che il tempo che scorre non ne offuschi la memoria.

Walcher, appunto. Che vede i natali l’8 dicembre del 1954, a Schladming, e per chi nasce da quelle parti è quasi d’obbligo metter gli sci ai piedi. Il giovane Josef – simpaticamente chiamato “Sepp” – lo fa con perizia e coraggio, così da venir ben presto dirottato nelle squadre nazionali di prima fascia, con obiettivo di farne un atleta di punta della discesa libera. Il che puntualmente avviene, e così due giorni dopo il compimento del diciottesimo anno, Walcher debutta in Coppa del Mondo, nella prova veloce che apre la stagione europea, a Val d’Isere.

E’ l’inizio di una carriera importante, anche se non confortata da un numero massiccio di vittorie, anche perché la concorrenza nel Wunderteam austriaco è tale che riuscire a primeggiare tra tanti atleti di spessore è spesso impresa non da poco, a meno che non ci si chiami Franz Klammer. Che oscura i compagni di nazionale. Nondimeno Walcher conquista il primo podio a St.Moritz nel 1973, dietro appunto al compagno Werner Grissmann, ma per la vittoria bisogna attendere il 31 gennaio 1977, quando Josef infine mette i suoi sci davanti a tutti nella discesa di Morzine.

Seguiranno altri quattro trionfi in Coppa del Mondo, con la perla della doppietta sulla Streif di Kitzbhuel il 20 e il 21 gennaio 1978, prologo del giorno d’oro della carriera di Walcher, ovvero la discesa libera dei Mondiali di sci alpino di Garmisch-Partenkirchen, in Baviera.

Josef Walcher si presenta alla kermesse più importante dell’anno come l’uomo in forma del momento. Oltre alle due vittorie di prestigio della settimana precedente, ha colto il terzo posto a Val d’Isere, alle spalle dei due principali favoriti della prova mondiale, “kaiser” Franz e l’azzurro Herbert Plank, a sua volta interprete tra i più accreditati per le due trionfali esibizioni di Valgardena e Cortina nel mese di dicembre. C’è poi Bernhard Russi, svizzero all’ultima recita di una gloriosa carriera, l’altro austriaco Peter Wirnsberger, neppure ventenne ma già competitivo ai massimi livelli, e il tedesco Sepp Ferstl, coetaneo di Walcher, e che proprio con Josef ha condiviso la vittoria nel replay di Kitzbhuel del 21 gennaio.

E a Garmisch Walcher non delude le attese. Il 29 gennaio il programma mondiale si apre con la discesa libera, la notte precedente la gara ha nevicato e il tracciato della pista Kandahar, non certo tra i più difficili a confronto di altri, sembra poter agevolare gli scivolatori. L’austriaco, che confida dichiaratamente nella medaglia d’oro, pettorale numero 5, nonostante un paio di errori in partenza e alla Troglhang viaggia più veloce di tutti, e chiude col tempo di 2minuti 4secondi 12centesimi, che anticipa di soli sette centesimi quello del sorprendente tedesco Michael Veith, ultimo a scendere del primo gruppo di merito, pettorale numero 15, che sale sul secondo gradino del podio.

La gara si risolve in una battaglia teutonica, Austria contro Germania, se è vero che Grissmann completa il trionfo degli aquilotti con il terzo posto, dopo aver fatto sognare la doppietta bianco-rossa, precedendo di tre centesimi un deluso Ferstl. Klammer fallisce clamorosamente chiudendo quinto, con lo stesso tempo dello svizzero Peter Muller, ancora più lontano termina Herbert Plank, solo decimo dopo una prestazione infarcita di errori. Dodicesimo Gustavo Thoeni, che si disimpegna egregiamente anche in velocità, e ventesimo Renato Antonioli.

Josef Walcher è il nuovo campione del mondo e la sua parabola di vincente è al culmine. Morirà tragicamente, appena ventinovenne, durante una gara benefica sulle nevi di casa di Schladming di quello sci che tanto gli ha dato… ahimé, togliendogli il bene più prezioso. Il suo nome, a consolazione, rimane tra gli immortali.

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