IL SOGNO OLIMPICO DI GABRIELLA DORIO SI AVVERA A LOS ANGELES 1984

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Gabriella Dorio trionfa a Los Angeles 1984 – da ladomenicadivicenza.gruppovideomedia.it

Maricica Puica e Doina Melinte. Sono i nomi di due fantasmi con il profilo di due ragazze rumene, che la notte del 10 agosto 1984 tengono compagnia a Gabriella Dorio nel suo sogno… d’oro per la gara dei 1.500 metri alle Olimpiadi di Los Angeles.

Conviene partir da lontano, per giungere al traguardo californiano atteso una vita sportiva intera. La ragazza veneta, classe 1957, nata a Veggiano in provincia di Padova, ha conosciuto già momenti di prestigio internazionale, anche perché si affacciò giovanissima alla ribalta e le occasioni per illustrare le sue capacità di mezzofondista di talento e grande carica agonistica non le sono proprio mancate.

Ad esempio proprio in sede olimpica, Montreal 1976, quando appena diciannovenne termina in sesta posizione la gara dei 1.500 metri, neppure troppo lontana dal podio; meglio ancora quattro anni dopo a Mosca, a soli sette decimi dalla medaglia di bronzo a cinque cerchi, catturata dalla sovietica Olizarenko che la infila proprio sul rettilineo d’arrivo; l’oro agli Europei indoor e il bronzo a quelli all’aperto di Atene, nel 1982; una presenza costante tra le migliori in qualsivoglia kermesse a cui partecipi, 1.500 metri di preferenza o 800 metri. Ergo, Dorio ha nelle gambe il risultato che vale una carriera, non solo il record tricolore sugli ottocenti metri, realizzato in 1minuto 57secondi 66centesimi nel 1980 e che ancora oggi resiste, e quello sulla distanza doppia, prima italiana ad abbattere il muro dei 4minuti. E Los Angeles è il palcoscenico perfetto per riuscire nell’impresa.

Maricica Puica e Doina Melinte. Eccole, di nuovo, le due rivali che Gabriella teme più di tutte le altre. Sì, perché il boicottaggio ha tenute lontane le sovietiche, la primatista del mondo e campionessa in carica Tatjana Kazankina su tutte, così come la trionfatrice della prima edizione dei Mondiali, ad Helsinki l’anno prima, l’americana Mary Decker, si è giocata il jolly sui 3.000 metri e ha miseramente fallito. E così le due concorrenti dell’est europeo sono le più autorevoli candidate alla medaglia d’oro dei 1.500 metri, anche perché hanno già assaggiato la gloria.

Già, qualche giorno prima si sono corsi gli 800 metri – 6 agosto, per la precisione – ed è toccato a Melinte mettersi la medaglia d’oro al collo, con l’italiana ancora una volta quarta, ancora una volta a pochi decimi dal podio, ancora una volta beffata a pochi metri dalla linea d’arrivo, stavolta dalla terza rumena del lotto, un po’ meno agguerrita delle altre due, Fita Lovin. Il 10 agosto ha corso Puica, sola contro tutti, ed ha colto pure lei la vittoria sui 3.000 metri, nella gara che tradisce Decker, inciampata alle spalle della sudafricana Zola Budd, che corre a piedi scalzi.

11 agosto 1984, dunque, e le tre protagoniste del nostro racconto sportivo, Puica, Melinte e Dorio, sono infine avversarie nella gara dei 1.500 metri. In verità, è la specialità che Gabriella predilige, l’esperienza non le manca di certo e proprio d’esperienza pennella l’impresa della vita. L’atleta veneta fa gara tattica, per piazzare poi l’accelerazione che ha come scopo quello di ridurre il gruppo di testa e magari provocare la reazione delle rumene. La britannica Christina Boxer, che chiuderà in sesta posizione, mena le danze per due giri ma poi scivola dietro, Dorio rimane con Melinte che la scavalca, Puica insegue in terza posizione e sul rettilineo finale, quando Melinte sembra poter avere la meglio, Gabriella trova il varco giusto, la infila a pochi metri dal traguardo e a braccia alzate va a prendersi la medaglia d’oro.

Il sogno di una vita infine si avvera, ora Gabriella Dorio può dormire serena: i fantasmi di due ragazze rumene sono volati via. Per sempre.

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