YVON PETRA, UN FRANCESE NEL TEMPIO DI WIMBLEDON

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Petra e Brown in finale – da histoiredutennis.com

I Doherty Gates riaprono i battenti dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale e nel 1946, prima edizione di una nuova era, Wimbledon accoglie un francese nel tempio del tennis, Yvon Petra.

Si respira aria di fratellanza per l’occasione, una sorta di primo giorno di scuola, in un festoso mese di giugno in cui i soci del club dopo sei anni di assenza hanno il piacere di rivedere i vecchi marpioni del gioco su erba, assaporare qualche buona tazza di thé e… ovviamente assorbire con la solita flemma l’immancabile dose quasi giornaliera di pioggia, in perfetto stile britannico.

L’elenco delle teste di serie è casuale, vista la mancanza di referenze attendibili, nondimeno alcune assenze importanti privano il torneo di campioni affermati come Riggs, Budge e il beniamino di casa Fred Perry, vincitori di ben sei edizioni prima dell’interruzione per gli eventi bellici, che si son dati al professionismo, così come australiani di punta come Quist e Bromwich sono rimasti in patria, mentre il tedesco Von Cramm, che nazista non lo era proprio, tre volte finalista e senza dubbio miglior giocatore europeo dell’epoca, si vede negare l’ammissione al torneo. Gli americani Kramer e Tom Brown e gli australiani Pails e Geoffrey Brown sono quindi i favoriti, e capeggiano il seeding a Wimbledon, con un trentenne francese, Yvon Petra, che qualche settimana prima ha perso inopinatamente in Coppa Davis con lo jugoslavo Puncec, quarto favorito ma senza troppe illusioni. Ad onor del vero.

Il torneo, però, conosce sorprese fin dall’inizio, rivelando la personalità e il talento cristallino di un giovanotto cecoslovacco, Jaroslav Drobny, che non è proprio uno sconosciuto su questi prati avendo esordito nel 1938, diciassettenne, seppur eliminato al primo turno nell’anno che celebrò il trionfo di Don Budge. Agli ottavi di finale Drobny, mancino che porta occhiali neri, dà vita ad un secondo set da antologia con Kramer, testa di serie numero 2, una maratona di servizi e giocate di volo risolta infine 17-15, per poi conquistare la vittoria al quinto parziale al termine di una sfida tra le più avvincenti del torneo. Il cecoslovacco esce esausto dal match per poi trascinarsi, quasi privo di energie, fino ad altezza semifinali dove viene estromesso da Geoffrey Brown.

La parte alta del tabellone è occupata dal francese Petra, un gigante di quasi due metri che approfitta della stazza per esser il miglior battitore in circolazione. E su erba questo fa la differenza. La forza è tale che nel match di quarti di finale con Pails, testa di serie numero 1, rompe la rete del Centre Court… che probabilmente non era stata cambiata dal lontano 1939! Il francese provoca a sua volta sensazione battendo l’australiano in quattro tirati set, 7-5 7-5 6-8 6-4, ma non sono certo in molti a ipotizzarne la vittoria finale.

Invece Petra smentisce le cassandre, e i due Brown, prima Tom in semifinale, poi Geoffrey all’atto decisivo, dovranno fare i conti con la qualità del suo servizio e il suo efficace gioco di voleé. Nonché della sua resistenza e della sua eccellente condizione fisica, a dispetto dell’età avanzata. Il transalpino rimonta infatti due set a Tom Brown, che gli ha fatto il favore di liberarlo della presenza di Puncec ai quarti, e con Geoffrey Brown è pronto a giocare per il titolo.

Il 5 luglio è il giorno che per Petra vale una carriera. E il match risponde in pieno alle attese del pubblico presente, che assiste ad una sfida appassionante e dall’alto livello qualitativo. Petra domina i primi due set, 6-2 6-4, ma è costretto ad accusare il ritorno di Brown, che salva un match-point sul 5-3 del quarto set per pareggiare i conti con due parziali combattuti, 9-7 7-5. La rimonta costa però energie nervose all’australiano che perde il servizio nel primo gioco del set decisivo, e lascia via libera a Petra. Che si proccupa di non concedere opportunità sui propri turni di battuta ed infine, dopo oltre tre ore di gioco, conquista il titolo, 6-4.

Il giorno dopo le pagine de L’Equipe, principale quotidiano sportivo di Francia, celebrano il trionfo di Petra “che merita di essere considerato come un campione di classe mondiale“, ma il successo nel tempio di Wimbledon non avrà un seguito.

Petra, così come il suo rivale, Geoffrey Brown, non si eleveranno mai più a queste vette… ma la finale di Wimbledon 1946, che storica lo è già di suo, porta scritti i loro nomi e questo è un bel traguardo.

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