LORENZO BANDINI E IL DRAMMA DI MONTECARLO

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Lorenzo Bandini – da en.espnf1.com

articolo di Marco Alberto Gatti

Lorenzo Bandini era un uomo semplice, leale, simpatico e coraggioso, ma l’incidente mortale lo attendeva alla “chicane” del Gran Premio di Montecarlo il pomeriggio del 7 maggio 1967. In un momento di disperazione, successivo alla morte di Lorenzo, la moglie Margherita pronunciò una frase terribile: “Il numero 7 non può averlo ucciso, ma ricorre troppo spesso…. L’incidente fatale è accaduto il 7 maggio 1967, correva da 7 anni in Formula 1, alle 17 e 7 minuti era nella scia di Denny Hulme, a 17 secondi, e mancavano 17 giri alla fine. Furono necessari 17 minuti per portarlo all’ospedale, trascorse 72 ore di agonia nella stanza numero 7. Fu riportato a Milano con un Boeing 727, il numero del volo era il 607. La tomba di famiglia non era pronta, per 17 giorni rimase nel deposito del Monumentale ed infine fu sepolto al campo nr. 7, loculo nr. 7. Il certificato di decesso dell’Ospedale Principessa Grace di Montecarlo recava il numero 7747“.

Due grandi giornalisti, entrambi studiosi ed appassionati di motori, mi raccontarono questo episodio del quale nulla sapevo, Nestore Morosini, che conobbi verso la metà degli anni ’70, e del quale divenni buon amico nonostante la differenza di età, e Carmelo Bongiovanni, un caro amico di gioventù.

Lorenzo nasce a Barce, in Libia, il 21 dicembre 1935, e nel 1941 fa ritorno in Italia in quanto la famiglia dove lasciare la Libia per via della seconda guerra mondiale, trasferendosi nel paese di origine del padre, San Cassiano di Brisighella dove acquistano un albergo. Dopo la tragica morte del padre fucilato per  rappresaglia durante la guerra civile, la madre si trasferisce a Reggiolo, il suo paese di origine. Qui Lorenzo inizia a lavorare come meccanico. Nel 1950 si trasferisce a Milano, ed è una svolta definitiva. Trova lavoro nell’officina di Goliardo Freddi, ed è proprio questi, tra l’altro padre della bella Margherita che Lorenzo qualche anno dopo sposa, a farlo entrare nel mondo delle gare automobilistiche. L’esordio avviene nel 1956. Poi tanta gavetta nelle serie minori, nobilitata da numerosi successi, e il debutto in Formula Uno, il 18 giugno 1961, in Belgio per la Scuderia Centro-Sud di Monza. Nella stagione 1962, Lorenzo è ormai la grande promessa dell’automobilismo italiano e corona finalmente il sogno di ogni pilota italiano: Enzo Ferrari gli offre un contratto per la Rossa. Con la Ferrari, Lorenzo gareggia poi anche nelle stagioni successive, cogliendo un solo successo, il 23 agosto 1964, nel Gran Premio d’Austria a Zeltweg, ma confermando le sue doti e un talento in piena ascesa con molti ottimi piazzamenti. In questo periodo, tra il 1965 ed il 1966, conobbi personalmente Lorenzo Bandini, l’officina con autorimessa di proprietà della famiglia della moglie Margherita era situata dalle parti di via Padova ed abitando a città studi, non avevo difficoltà per raggiungerla in biciletta, una decina di minuti. Quando non si allenava Lorenzo era sempre in officina a lavorare e, se non eravamo in troppi ragazzini, la moglie ci lasciava rimanere ad ascoltare i racconti di Lorenzo sulle “corse” e tutta la sua esperienza! Bandini conosceva ogni pezzo che componeva un’automobile, e ci raccontava la sua funzione. Il 7 maggio 1967 è la quarta volta che Bandini corre a Montecarlo. Dopo tre podi, tutti gli chiedono e si aspettano una vittoria. Tutti, compreso il Grande Capo, il mitico Drake, ansioso di portare un altro titolo mondiale a Maranello. Qui si fermano i miei ricordi diretti,  non ebbi la possibilità di vedere il Gran Premio e devo allacciarmi ai racconti di Nestore Morosini, a quelli di  Carmelo  Bongiovanni e a quanto è reperibile in rete: vediamo di ricostruire quel che avvenne, in quel drammatico 7 maggio 1967.

La Ferrari di Lorenzo Bandini parte in prima fila, col secondo tempo a fianco di Jack Brabham. Il pilota italiano comanda la gara nei primi giri, mentre l’australiano ha un cedimento del motore e perde olio lungo la pista prima di rientrare ai box. Bandini, che non si è accorto del liquido scivoloso sull’asfalto, slitta girandosi su se stesso, riesce a ripartire ma nel frattempo Hulme e Stewart, che lo seguivano da vicino, lo hanno sorpassato. Bandini inizia una rincorsa che se da un lato sembra poter portare a termine con buon successo, dall’altro invece ne logora i riflessi e ne mina la resistenza fisica, proprio al momento di dover scavalcare due doppiati, Pedro Rodriguez con la sua Cooper-Maserati che Lorenzo supera agevolmente, e Graham Hill su Lotus-BRM che non vuol proprio saperne di farsi da parte. Bandini si trova così di nuovo a dover recuperare uno svantaggio consistente dalla testa della corsa, e al giro 82 si consuma la tragedia. Alla chicane del porto, subito dopo il tunnel, la sua Ferrari sopraggiunge a velocità non controllata, sbatte contro una bitta di ormeggio delle imbarcazioni, decolla in aria, ripiomba su se stessa, prende fuoco anche a causa delle balle di fieno a bordo pista e imprigiona Bandini in un abbraccio mortale. Verrà infine estratto dall’abitacolo, il povero Lorenzo, ancora vivente ma in condizioni disperate, tanto che la corsa in ospedale e le ore successive non lo salveranno dalla fine incombente. Lorenzo Bandini spira il 10 maggio, lasciando un vuoto incolmabile, non solo in Ferrari, ma in tutto l’ambiente della Formula 1. Perché era un ragazzo che piaceva a tutti.

Qui riprendono i miei ricordi: guardai e riguardai quell’incidente terribile, la televisione in bianco e nero non rendeva giustizia alle immagini, le rendeva ancor più terribili, ma ricordo chiaramente che ogni trasmissione radiofonica che parlava di sport ed ogni trasmissione televisiva riportavano aggiornamenti sull’evolversi della situazione. Lorenzo superò le 24 ore, tutti abbiamo sperato potesse superarne altre 24 e altre ore ancora, fino al momento terribile dell’annuncio della sua morte.

Noi ragazzini non entrammo mai più in quel garage con officina di via Padova… passavamo spesso per dara un’occhiata, ma il coraggio di entrare non c’era più!

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