ANVERSA 1920, L’OLIMPIADE D’ORO DI NEDO NADI

aldo e nedo nadi
Nedo Nadi (a destra) contro il fratello Aldo – da edusport.it

articolo di Gabriele Fredianelli

Si narra che, al momento di ritrovarselo davanti per terza volta in pochi giorni col collo a portata di medaglia, re Alberto I del Belgio abbia esclamato: “Ancora voi, Monsieur?“. A quel punto l’atleta di bianco vestito, senza tenere a freno la vivace lingua livornese, rispose: “E, col permesso di Vostra Maestà, tornerò altre volte“. E la scena si ripeté davvero in altre due occasioni, nel giro di qualche giorno.

Il giovane schermidore davanti al sovrano in uniforme, come fu disegnato subito sulla copertina della Domenica del Corriere, si chiamava Nedo Nadi e di quell’Olimpiade di Anversa 1920 fu il grande protagonista, accanto al finlandese Paavo Nurmi nella corsa di fondo.

Nedo Nadi ha allora 26 anni: otto anni prima, a Stoccolma, ha vinto ancora minorenne la sua prima medaglia d’oro, nel fioretto individuale davanti al palermitano Pietro Speciale, di vent’anni più grande di lui. Nel mezzo è stato intanto ufficiale di cavalleria e ha combattuto nella Grande Guerra. Ma la forzata interruzione agonistica non ha indebolito la classe del figlio di Beppe Nadi, pompiere, fondatore del Circolo Fides a Livorno e inflessibile istruttore dei suoi due straordinari ragazzi. Quella belga sarà infatti l’Olimpiade dei Nadi. Nedo vince cinque medaglie d’oro, il fratello minore Aldo tre d’oro e una d’argento, quella di sciabola individuale, secondo proprio alle spalle di Nedo. Loro due insieme, otto ori: quasi come la Francia in tutti gli sport (furono nove i successi complessivi per i transalpini).

Ad Anversa Nedo Nadi vinse cinque delle sei medaglie d’oro in palio nella scherma, tra gare individuali e a squadre, considerando che le schermitrici parteciparono per la prima volta solo nell’edizione del 1924. Fu il leader delle tre gare a squadre vinte dall’Italia (fioretto, spada e sciabola) e vinse nella sciabola e nel fioretto individuali.

Nel fioretto individuale, Nadi arrivò, con 10 vittorie su 11, primo nel girone finale davanti al grande francese Philippe Cattiau, vincitore di otto medaglie in cinque Olimpiadi e di nove medaglie mondiali. Nel fioretto a squadre, l’Italia giunse davanti agli eterni rivali francesi, vincendo lo scontro diretto per 9-7 e schierando un vero e proprio squadrone: oltre ai due Nadi, gli altri livornesi Baldi e Puliti, il milanese Olivier, il fiorentino Terlizzi, il siciliano Speciale e Costantino, nato a Tunisi.

Nella spada a squadre, Nadi fece il tris che gli valse la battuta del re del Belgio: in quel caso gli azzurri si piazzarono proprio davanti ai padroni di casa campioni in carica e guidati dal grande spadista Paul Anspach, già campione olimpico nel 1912.

La spada individuale, vinta dal francese Massard, fu invece l’unico appuntamento cui Nedo Nadi non si presentò: si disse per un problema gastrico. In realtà la spada era un’arma con cui, già quando era ragazzo, il padre-maestro gli impediva di tirare, in quanto non abbastanza disciplinata. Nella sciabola a squadre l’Italia si impose di nuovo sulla Francia, nel continuo ed affascinante derby transalpino. Nella sciabola individuale invece Nedo ebbe la meglio sul fratello Aldo, riportando undici vittorie su undici incontri nel girone finale.

Nedo Nadi dopo essere stato il grande protagonista della settima Olimpiade – conquistando 5 dei totali 13 ori azzurri – non ebbe però ulteriori possibilità di migliorare il proprio record: l’anno dopo si trasferì infatti in Argentina come maestro al Jockey Club di Buenos Aires e perse così lo status di “dilettante” che permetteva la partecipazione ai Giochi. Al suo rientro in Italia proseguì però il suo percorso nel mondo della scherma, come giornalista sportivo, come commissario tecnico della nazionale e infine come presidente della Federazione, prima di morire non ancora cinquantenne nel 1940.

Curiosità. Per chi volesse conoscere qualcosa di più sul controverso rapporto tra i fratelli Nedo e Aldo Nadi, una piacevolissima lettura è quella della per niente convenzionale biografia di Geminello Alvi: “La vanità della spada“, pubblicata qualche anno fa da Mondadori.

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