1974/1975, IL NAPOLI DI VINICIO CHE MISE PAURA ALLA JUVENTUS

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Il Napoli 1974/1975 – da it.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Il Napoli più bello che si ricordi? No amici miei, lasciate per un momento da parte il “Pibe de oro” e il primo scudetto, la macchina del tempo vi porta ancora a ritroso di qualche anno ed allora si parla di Luis Vinicio e la partenopea che nel campionato 1974/1975 per poco non batte la Juventus.

La squadra è reduce dal probante terzo posto della stagione precedente, nell’anno della Lazio campione d’Italia e della Juventus che finisce alle sue spalle. Il presidentissimo Corrado Ferlaino, che in quanto a inventiva e comunicabilità non è secondo proprio a nessuno, punta a migliorare ancora e la campagna acquisti, di concerto con l’allenatore, porta sotto al Vesuvio un paio di fuoriusciti dell’Inter – Tarcisio Burgnich quale rinforzo per la difesa e Giuseppe Massa che affianca Clerici e Braglia in attacco -, un centrocampista geometrico come Rosario Rampanti in provenienza dal Torino, e un terzino che fa della sostanza e dell’abnegazione una dote, il brindisino Antonio La Palma. Insomma, la rosa è competitiva, l’allenatore è antesignano di quel gioco universale imposto all’attenzione del mondo dall’Olanda di Crujiff e Neeskens e di cui qualche anno dopo Sacchi si approprierà del brevetto, e quel che ne vien fuori è un prodotto di qualità. Lazio e Juventus partono con i favori del pronostico, le milanesi inseguono e il Napoli sembra potersi inserire nel discorso di vertice: queste le candidate al titolo di campione d’Italia.

Si comincia il 30 settembre e per l’esordio gli azzurri ospitano al San Paolo l’Ascoli, matricola assoluta in serie A. Finisce 3-1, grazie a una tripletta di uno scatenato Giorgio Braglia, ed è il preludio ad una fase iniziale di stagione in cui il Napoli assomma qualche pareggio di troppo, una squillante vittoria per 5-0 con il Cagliari e una solidità di base che si sposa con il gioco brillante espresso. “Gedeone” Carmignani tra i pali si conferma portiere di sicuro affidamento; Bruscolotti è marcatore tra i più puntuali in difesa e forma con Burgnich, La Palma e Pogliana un reparto che a fine campionato sarà tra i meno perforati del lotto delle partecipanti; capitan Juliano è il faro del centrocampo, spalleggiato da Rampanti, Orlandini e “Ciccio” Esposito; in attacco Clerici, Braglia e Massa hanno il compito di tradurre la mole di gioco garantita dal credo “totale” di Luis Vinicio.

La squadra rimane imbattuta per le prime nove giornate di campionato, e per il decimo turno la Juventus, che guida la classifica dopo l’iniziale allungo della Lazio e la sporadica coabitazione con il Bologna, si presenta al San Paolo, forte del vantaggio di due punti in graduatoria sui partenopei. Potrebbe essere l’occasione per l’aggancio in vetta, invece è sinfonia bianconera che dilaga 6-2 mandando a bersaglio Damiani due volte, Bettega, Altafini, Viola e Causio. Non può bastare la doppietta del solito Clerici, il dubbio che la strada che si sta percorrendo non sia quella giusta si insinua in parte della stampa locale, anche perché le due settimane successive il Napoli non va oltre lo 0-0 con la Ternana e l’Inter.

Ma il lavoro, si sa, paga alla distanza. Vinicio, che è capa tosta, non rinnega le sue idee e piano piano si ha l’evoluzione in positivo dei suoi insegnamenti, nonostante la sconfitta di misura sul campo del Bologna, 1-0 per un rigore trasformato da Savoldi. Il Napoli vince le due partite giocate a Roma in campo neutro, 1-0 con il Torino e 3-0 con il Varese, e chiude il girone d’andata a quota 18 punti, quarta posizione a meno cinque dalla Juventus che sembra dominare la concorrenza.

E qui comincia la risalita. Certo, c’è netta disparità di rendimento tra le partite giocate a Fuorigrotta (a fine campionato 13 vittorie su 15) e in trasferta (12 pareggi sul computo globale lontano da Napoli) ma la Juventus ha qualche incertezza, perde a Roma e si fa infilare da Zaccarelli nel derby di Torino e la sera del 31 marzo, giornata numero ventiquattro con il Napoli che batte 2-0 il Milan, il margine è ridotto a soli due punti. Alle porte, la sfida che può valere il tricolore, e con tanta voglia di riscattare la scoppola del match d’andata.

6 aprile 1975. Il Napoli è in piena forma, difesa registrata, centrocampo che copre e costruisce, tridente d’attacco Clerici/Braglia/Massa che segna con impressionante regolarità. Dall’altra parte la Juventus è in debito d’ossigeno, gli spalti dello Stadio Comunale sono gremiti ed accolgono un nutrito gruppo di partenopei che vedono Zoff opporsi da campione ai reiterati tentativi degli azzurri. Fintantoché, dopo che Juliano ha risposto al vantaggio di Causio, proprio Altafini, un tempo idolo di Napoli e da ora in poi “core ‘ngrato“, che ricopre il ruolo di panchinaro di lusso, subentrato da pochi minuti segna al minuto 88 la rete del successo bianconero, 2-1. Che sa tanto di sentenza finale.

Quattro punti con sole cinque giornate da giocare sono troppi da recuperare, anche se il Napoli trionfa con un clamoroso 7-1 con la Ternana e la Juventus trova modo di perdere male, 4-1, in casa della Fiorentina. Il 18 maggio, a Torino, ultimo giorno di scuola, e il 5-0 al Lanerossi Vicenza, che retrocede in Serie B, cuce il tricolore sulle maglie della squadra di Carlo Parola. Una doppietta di Massa sigilla il 2-0 al Varese del Napoli, che chiude secondo in classifica a due punti di distanza e sole tre sconfitte in stagione.

Avrebbe forse meritato lo scudetto, il Napoli, quel che è certo è che giocò un calcio da lustrarsi gli occhi… il più bello prima dell’avvento del Pibe.

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