MAURICE GARIN, UNO SPAZZACAMINO PRIMO RE DEL TOUR DE FRANCE 1903

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Maurice Garin, vincitore del Tour de France 1903 – da nzz.ch

Il nome di Maurice Garin ha un che di bucolico. Appartiene alla chanson de geste del ciclismo, fatta di sterrati e biciclette da 16 chili, di corse notturne e soste ristoratrici nelle locande disseminate lungo i percorsi, di eroi su due ruote che sembrano usciti dalle fiabe di Andersen e coraggiosi avventurieri pronti all’assalto. Anno 1903, nasce il Tour de France e bon voyage, miei cari lettori.

L’Auto-Velo, “giornale d’idee e d’azione” nato in concorrenza a Velo, ha un direttore lungimirante e d’intuito, Henri Desgranges, ex-ciclista nonché primatista dell’ora, a cui si deve la geniale trovata di organizzare una prova ciclistica attraverso la Francia, per rilanciare vendite e quotazioni della rivista, in difetto di lettori appassionati di biciletta dopo che una sentenza ha obbligato il giornale a cambiare il nome in Auto. E così, dal 1 al 19 luglio del 1903 la Grande Boucle emette il primo vagito, e sarà subito un successo.

Ottanta corridori sono iscritti, anche se poi solo cinquantanove di essi sono regolarmente al via e altri ventisette atleti, come previsto dal regolamento, prendono parte isolatamente ad alcune delle sei tappe in programma, senza poi apparire in classifica generale. I francesi sono in maggioranza, come è logico che sia, accompagnati anche da quattro svizzeri, quattro belgi, due tedeschi ed il primo italiano della storia del Tour de France, il livornese trapiantato in Francia Rodolfo Muller.

Maurice Garin, che ha sangue valdostano nelle vene e che di mestiere in età adolescenziale ha fatto lo spazzacamino, ha ottenuto per decreto nazionalità francese nel 1901 ed è il favorito della corsa, in virtù di due vittorie alla Parigi-Roubaix e in altre corse di prestigio, come la Parigi-Brest-Parigi e la Bordeaux-Parigi. E’ accreditato del pettorale numero 1 dalla rivista Auto, ed è atteso alla battaglia da un altro autorevole pretendente, Hippolyte Ancouturier, detto “il terribile“, che proprio nel 1903 si è imposto a Roubaix, come nel 1896 fu capace di fare il tedesco Josef Fischer, altro favorito al pari dell’italiano Muller e del transalpino Jean Fischer, che nel 1901 ha vinto la Parigi-Tours.

Sei tappe, dunque, per un totale di 2.428 chilometri, più o meno 405 chilometri di media a frazione… figurarsi, Garin ha respirato fuliggine sui tetti di mezza Francia, non può certo aver timori davanti a cotanta strada da percorrere su due ruote. Il 1 luglio, alle ore 15.16, davanti al caffé “Le Revail-matin di Montgeron, alla periferia sud di Parigi, i forzati della bicicletta si radunano per avviarsi lungo i 467 chilometri della prima tappa, con Lione sede d’arrivo. La storia si mette in marcia, così come il Tour de France conosce l’alba… e quel che ne sarà lo sappiamo oggi.

Torniamo a Garin e compagnia bella. Gustave Pasquier, che terminerà ottavo in classifica generale, è il primo attaccante di giornata, così come Edouard Wattelier, che ha qualche velleità di primato, è il primo abbandono importante: buca, sale sul treno e se ne torna a Parigi. Mentre la maggior parte dei concorrenti, al calar della sera, si ferma in qualche luogo di ristoro, Garin, Pagie e Georget se ne vanno in beata solitudine. Quest’ultimo buca e rimane attardato, i due compagni di fuga allungano e nella notte, dopo aver scavalcato il primo colle della storia della Grande Boucle, il col du Pin-Bouchain a 759 metri d’altitudine, si presentano a Lione dove Garin vince con 55secondi di vantaggio su Pagie, caduto a 200 metri dal traguardo, e 35 minuti su Georget, dopo 17 ore 45 minuti e 13 secondi di fatica. Tutti gli altri accusano oltre un’ora di ritardo, con Ancouturier costretto al ritiro per problemi di stomaco. Si parlerà di avvelenamento, fatto è che il principale avversario di Garin è fuori dai giochi per la vittoria finale.

Nondimeno Ancouturier è della partita nella seconda tappa, 374 chilometri tra Lione e Marsiglia da percorrere il 5 luglio, e tiene fede all’appellativo “il terribile” scatenando la bagarre giù dal col de la Republique e i suoi 1.161 metri di altitudine, andando infine a giocarsi la vittoria parziale con Georget, che seppur battuto in volata recupera ventisei minuti a Garin, quarto al traguardo, tornando sotto in classifica generale a soli 8 minuti 52 secondi di disavanzo.

L’8 luglio Ancouturier concede il bis, partendo secondo una nuova disposizione imposta da Desgrange un’ora dopo il plotone dei corridori che lottano per la classifica generale, Garin ovviamente tra loro. “Il terribile” rimonta gli attardati del gruppo di testa, coprendo i 423 chilometri tra Marsiglia e Tolosa in 32 minuti meno di Garin, che nel frattempo approfitta dei problemi accusati da Georget e in compagnia di Brange, il belga Lootens e Lucien Pothier, risalito in terza posizione in classifica, dilata il margine sul rivale più agguerrito a quasi 2 ore di vantaggio.

Quattro giorni dopo, il 12 luglio, la frazione più corta del Tour (si fa per dire!) prevede 268 chilometri tra Tolosa a Bordeaux e registra la prima vittoria di un rappresentante straniero, lo svizzero Charles Laeser, intruppato nel secondo gruppo insieme ad Ancouturier che è messo fuori gioca da una caduta. L’elvetico guadagna quattro minuti di vantaggio sul gruppo comprendente i migliori ed è proclamato vincitore, con Garin che conserva agevolmente il primato e con due tappe ancora da disputare pare ben avviato verso la vittoria finale.

In effetti “il piccolo spazzacamino“, 162 centimetri per 62 chili di peso, che non pare accusare la fatica, dalla forza leonina e dalla tempra di gladiatore, vuol chiudere in bellezza e imprimere il suo marchio alla corsa. E ci riesce compiutamente, vincendo la tappa tra Bordeaux e Nantes, il 13 luglio, 425 chilometri coperti in quasi 16 ore e mezza di battaglia senza quartiere con Gustave Pasquier e Lucien Pothier, che a sera è secondo in classifica, seppur con quasi tre ore di ritardo, in concomitanza del ritiro di Georget. Terzo è Fernand Augereau, che si dice vittima di un’aggressione da parte di Garin di cui Desgrange, volutamente o no,  si guarderà bene di dar conto sulle pagine del giornale Auto. Non pago, Garin il 18 luglio, per l’ultima frazione tra Nantes e Parigi di 471 chilometri, vince ancora in un finale di tappa emozionante, con Jean Fischer e Augereau che guidano la corsa ma si vedono costretti ad alzare bandiera bianca, l’uno per colpa di una caduta, l’altro vittima di una foratura.

E così, in una Parco dei Principi vestito a festa, tra gli applausi di 15.000 appassionati, Maurice Garin, “il piccolo spazzacamino“, viene celebrato re del primo Tour de France, davanti a Lucien Pothier staccato di 2 ore 59 minuti 21 secondi e Ferdinand Augereau, che accusa un passivo di 4 ore 29 minuti 24 secondi. Rodoldo Muller, l’italiano di Francia, è quarto e primo straniero, a dieci minuti dal podio, e nel globale ventun corridori portano a termine la prova. Ultimo, “lanterna rossa“, è Arsene Millocheau, che impiega 61 ore più delle 94 e passa minuti che sono servite a Garin per issarsi sul trono. Che la gloria sia con lui.

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