LE IMMANI FATICHE DELLA “LOCOMOTIVA UMANA” EMIL ZATOPEK

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Emil Zatopek alle Olimpiadi del 1952 – da thegreatdistancerunners.de

articolo di Giovanni Manenti

Ancora inesplorato il panorama africano e con gli atleti americani poco inclini a cimentarsi sulle medie distanze, il panorama del mezzofondo in atletica leggera è stato per decenni territorio di caccia indiscusso degli atleti europei, ed in particolari dei finnici nel periodo tra le due Guerre, con i leggendari Paavo Nurmi, Ville Ritola, Lehtinen e Salminen.

Poco o nulla però, anche per il più competitivo lotto dei partecipanti, con quello che riuscì a compiere il ceco Emil Zatopek nell’immediato secondo Dopoguerra, nei suoi sei anni di dominio indiscusso della specialità tra il 1948 ed il 1954, con l’apice raggiunto ai Giochi di Helsinki 1952, degno palcoscenico data la competenza e l’ammirazione dei finlandesi per gli atleti che si cimentano in tali discipline.

Scottato dalla “beffa” subita ai Giochi di Londra 1948 dal semisconosciuto belga Gaston Reiff, che lo anticipa nella gara dei m.5.000 – dopo che, peraltro, solo due giorni prima si era aggiudicato con relativa facilità l’oro sui m.10.000 a spese del “solito” franco-algerino Alain Mimoun – rintuzzandone il disperato tentativo di rimonta per poco non concretizzatosi sul filo di lana, Zatopek inizia a meditare e programmare una clamorosa rivincita per l’edizione di quattro anni dopo ad Helsinki.

E in questo percorso di avvicinamento, costituito da allenamenti giornalieri massacranti, oltre a demolire il Record Mondiale sui m.10.000 portandolo a più riprese dai 29’35″4 del finlandese Heino a 29’02″6 prima dei Giochi, Zatopek effettua la”Prova Generale” delle sue ambizioni agli Europei di Bruxelles del 1950, dove coglie l’accoppiata m.5.000/10.000 lasciando poche chances di vittoria, sia sulla distanza più corta, con il “sacrilego” Reiff a doversi accontentare del bronzo, che sui 10 chilometri, al già citato Mimoun che “more solito” deve accontentarsi della medaglia d’argento.

Tutto è pronto, pertanto, per tentare ai Giochi di Helsinki la grande impresa di conquistare tre medaglie d’oro nelle due distanze in pista e nella maratona, mai riuscita sinora a nessun altro atleta in una sola edizione, anche per il ristretto periodo temporale del programma olimpico, ma per il ceco nulla è intentabile.

La prima prova, quella sulla carta più agevole, è costituita dai m.10.000 che si disputano il 20 luglio 1952 e Zatopek ben sa che l’unico avversario in grado di poterlo impensierire è proprio Mimoun, il quale, a propria volta, si è preparato a puntino per la rassegna olimpica, e la gara dimostra la correttezza del pronostico.

Zatopek sa di avere nello spunto finale il suo tallone di Achille e, pertanto, impone alla gara un ritmo tendente a sfiancare, giro dopo giro, il lotto dei concorrenti, e tale tattica si rivela vincente, prendendo saldamente la testa dopo il terzo chilometro, con il solo Mimoun a mantenerne la cadenza.

Ben consapevole che in caso di arrivo allo sprint il francese avrebbe maggiori probabilità di vittoria, Zatopekpiazza” un ultimo giro da 64 secondi (!!), che ne stronca la pur valida resistenza, andando a conquistare l’oro in 29’17″0 – oltre 40″ in meno del crono con cui aveva vinto a Londra – con Mimoun secondo in 29’32″8 ed il sovietico Anufrijev non meglio che terzo in 29’48″2.

La finale dei m.5.000 è prevista per il 24 luglio, preceduta però due giorni prima dalla disputa delle eliminatorie, nel corso delle quali Zatopek corre al risparmio, invitando con ampi cenni delle braccia gli avversari a fare altrettanto dato che si qualificano per l’atto conclusivo i primi cinque di ogni batteria.

Il giorno della finale gli spettatori che assiepano le tribune dell’Olympiastadion di Helsinki sanno che stanno per assistere ad un grande evento, ma lo sviluppo della gara supera ogni più fervida immaginazione, in quanto lo stesso Zatopek ben sa che, stavolta, il lotto dei pretendenti all’oro non comprende il solo Mimoun, ma che anche il tedesco Herbert Schade ed i britannici Pirie e Chataway vantano pretese di medaglia, e che quindi lo attende una gara dalle mille insidie, in cui per emergere occorrerà non solo forza fisica, ma anche mentale.

Saggiamente, Zatopek non si sfianca in una gara di testa, sapendo che sulla mezza distanza sarebbero molti a tenerne l’andatura, che viceversa viene fatta dal tedesco Schade per i primi 4 chilometri, con Zatopek che prende il comando poco prima del suono della campana dell’ultimo giro.

Il suo allungo, però, ha solo il vantaggio di “sgranare” il gruppo dei concorrenti, senza creare l’auspicato “gap” con Mimoun, Schade e Chataway che, viceversa, rispondono all’attacco, tallonano il ceco e lo superano all’ingresso dell’ultima curva facendo ritenere che le sue speranze di un secondo oro stiano per svanire.

Mai fare, però, i conti senza lo smisurato orgoglio di Zatopek che, raccolte le ultime energie ed approfittando anche di una caduta di Chataway, inciampato sul cordolo, si produce in un’impressionante progressione all’esterno che lascia senza scampo i rivali, chiudendo in 14’06″6 con Mimoun argento ad otto decimi e consentendo al tedesco Schade, protagonista della gara, la consolazione di un meritatissimo bronzo a due secondi esatti di distanza.

Lo stesso giorno, a poche ore di distanza, Zatopek ha anche la soddisfazione di gioire per l’oro della moglie Dana Ingrova Zatopkova (curiosamente nata il suo stesso giorno…) nel lancio del giavellotto, a dimostrazione che in famiglia le cose non vanno poi così male.

Ma le fatiche fisiche e mentali spese in questi quattro giorni, consentiranno – si chiedono tecnici, tifosi e giornalisti – a Zatopek di affrontare in modo degno anche la maratona, in programma solo tre giorni dopo, il 27 luglio, dato che si tratta anche della sua prima uscita ufficiale sulla distanza?

Sicuramente molto più accreditati di lui, alla vigilia, sono il campione uscente, l’argentino Delfo Cabrera, il finlandese Karvonen – su cui si fondano le speranze del pubblico di casa – e, sopratuttto, l’inglese Jim Peters che proprio nel corso della stagione aveva stabilito in 2.20’42″2 la miglior prestazione mondiale sulla distanza.

E, difatti, è proprio l’inglese a portarsi in testa nei primi chilometri e a fare l’andatura, ma Zatopek regge benissimo il ritmo, e a suon di progressive accelerazioni, con quel suo correre in modo sgraziato, la testa incavata di traverso su di una spalla e l’aria sempre sofferente, ne schianta la resistenza costringendolo al ritiro ed incamminandosi così, con la celebre immagine della maglietta arrotolata sino al petto, verso il trionfo che lo sportivissimo pubblico finlandese meritatamente gli tributa al suo ingresso nello Stadio Olimpico, concludendo la sua prima maratona in carriera in un 2.23’03″2 (nuovo record olimpico superato solo da Abebe Bikila a Roma 1960) che lascia ad oltre due minuti e mezzo il secondo arrivato, l’argentino Reinaldo Gorno, con lo svedese Jansson al bronzo in 2.26’07″0, e per la quale si conquista l’appellativo – che ben ne raffigura le caratteristiche – di “Locomotiva Umana”.

Zatopek, colonnello dell’esercito ceco, parteciperà anche alla maratona di Melbourne 1956 arrivando sesto nella gara vinta dal suo principale avversario Alain Mimoun ed, assurto ai massimi livelli del Partito Comunista in patria, ne verrà “scaricato” per la sua presa di posizione in occasione della “Primavera di Praga” del 1968, ma questa è una storia, pur amara, che con lo sport ha ben poco a vedere e che, anzi, eleva ancor di più lo spessore umano, oltre che tecnico, di uno dei più grandi campioni della storia dei Giochi Olimpici.

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