JEAN-PIERRE RIVES, “CASCO D’ORO” DEL RUGBY DI FRANCIA

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Jean-Pierre Rives – da dailymail.co.uk

Ci sono inconfutabili segni di infantile passione sportiva, nel tracciare il profilo di Jean-Pierre Rives. Già, perché il vostro scriba scopriva il gioco della palla ovale a metà anni Settanta, in piena crescita adolescenziale, e questo proprio grazie alle prodezze in maglia di Francia del suo biondo capitano, che un celebre cronista d’Oltralpe, Roger Couderc, appellò “casco d’oro“.

E’ stato un fuoriclasse, Rives. Ma con le credenziali che poteva vantare un campione dello sport dell’epoca, non ancora inquinato dall’eccesso mediatico e dall’invasione internauta. Silenzioso ma carismatico, indomabile seppur non fisicamente dominante, trascinatore senza dover apparire plateale. E con lui la Francia del rugby, che da sempre urla al mondo che non di solo calcio si vive, ha conquistato le vette più alte.

Occitano doc, nato a Tolosa poco prima della notte di San Silvestro del 1952, fin dall’età dell’adolescenza sviluppa doti non comuni di leadership in una struttura tutt’altro che da granatiere. In famiglia si pratica il tennis da parte di padre, nondimeno il biondino è attratto dal rugby e la scelta, quand’anche è definitiva, si rivelerà azzeccata. E non solo sul piano personale.

Giocatore di terza linea dall’alto dei suoi neppure 180 centimetri, mischie e touches sono il suo pane, apprende il mestiere nel Toulouse olympique employés club e dopo un paio di stagioni con lo Stade beaumontois, nel 1974 è pronto a vestire i panni di giocatore-simbolo della squadra della sua città, che oggi appartiene all’elite del rugby francese ed europeo ma che all’epoca doveva ritrovare l’ispirazione persa degli anni Quaranta. Per tre anni merita l’elezione a miglior giocatore transalpino, 77/79/81, nel 1980 raggiunge la finale del campionato persa con Beziers ma è con i colori bleu-blanc-rouge della nazionale che assurge al rango di fuoriclasse internazionale.

La storia con le “quinze de France” è leggendaria. Il debutto, tanto per cominciare, il 1 febbraio 1975 nel tempio sacro di Twickenham contro l’Inghilterra, ed è subito vittoria; le dieci partecipazioni consecutive al Torneo delle Cinque Nazioni, poi, con tre successi di cui due con l’aggiunta non certo da poco di aver realizzato il Grande Slam, ovvero quattro vittorie su quattro partite nel 1977 e nel 1981; la prima, storica vittoria sul suolo neozelandese il 14 luglio 1979, giorno della festa nazionale, con i gradi di capitano; le 59 selezioni totali con la Francia, di cui ben 34 appunto portando la fascia di capitano. E questo è un record che ancora oggi resiste all’incedere del tempo, così come Rives dal 1997, anno della sua istituzione, appartiene alla riservatissima Hall of Fame del rugby, così come solo l’altra icona transalpina, Serge Blanco.

Insomma, quella chioma bionda che attraversa il campo col piglio del condottiero, che non teme rivali dall’esuberanza fisica sovrastante, che mai indietreggiò al momento della battaglia, che nel 1981 tradì Tolosa per accasarsi al Racing di Parigi, incurante della squalifica di 12 mesi da scontarsi in campionato in quanto fatto divieto di trasferimento… ecco, Jean-Pierre Rives appartiene all’epica del rugby. E il vostro scriba, romantico seppur con qualche capello bianco di troppo, oramai, ne ha nostalgia.

Perchè di campioni così, statene certi, ne nasce uno ogni morte di papa.

 

 

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