DIDIER PIRONI E IL TRAGICO DESTINO CONDIVISO

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Didier Pironi con la Tyrrell nel 1978 – da formulazerobrazil.wordpress.com

articolo a cura di Cavalieri del rischio

Francese di origini friulane e fratellastro del pilota Josè Dohlem, Didier Pironi fece parte di quella scuola francese che negli anni Settanta e Ottanta espresse numerosi talenti, protagonisti assoluti in una generazione di fenomeni.

Dopo l’inevitabile gavetta nelle formule minori, Pironi venne proiettato in Formula 1 da Ken Tyrrell, come sempre abile scopritore di talenti, che lo schierò nel campionato del 1978 al fianco del suo amico Patrick Depailler: al debutto fu quattordicesimo ma già alla seconda gara giunse a punti, sesto, risultato confermato nell’appuntamento seguente in Sudafrica e poi ancora quinto a Montecarlo e sesto a Zolder, mentre nel resto della stagione si dovette accontentare di un ulteriore unico piazzamento (quinto ad Hockenheim) chiudendo in classifica generale quindicesimo con sette punti. Nello stesso anno vinse la 24 ore di Le Mans con Jean-Pierre Jaussaud alla guida della Renault Alpine A442B.

I buoni risultati gli valsero la conferma e per il 1979 gli fu affiancato il connazionale Jarier. Pironi dimostrò di essere un pilota veloce e determinato, arrivando al decimo posto finale con due podi e altri piazzamenti a punti, subendo in alcuni casi le critiche dei colleghi per lo stile di guida giudicato troppo aggressivo, in particolare a Montecarlo quando fu protagonista di alcune manovre al limite, fino allo spettacolare incidente nella discesa del Mirabeau.

Per il 1980 fu ingaggiato dall’ambiziosa Ligier, in una squadra tutta francese completata da Jacques Laffite, dove Pironi si impose nella parte iniziale del campionato conquistando la prima fila in Brasile, un podio in Sudafrica, la prima vittoria in Formula 1 a Zolder e poi un secondo posto a Le Castellet, entrando di diritto nella lotta per il titolo, prima di un lungo stop fatto di quattro ritiri consecutivi e di un nuovo recupero nel finale, con due podi nella trasferta americana. Chiuse il mondiale al quinto posto alle spalle del compagno di squadra e le sue prestazioni suscitarono l’interesse di Enzo Ferrari, che lo scelse per sostituire Scheckter: il primo anno fu deludente, soprattutto a causa del difficile rodaggio del motore turbo, appena inserito dalla casa di Maranello, ma già l’anno successivo i due piloti del “cavallino“, Didier Pironi e Gilles Villeneuve, partirono come favoriti per la lotta al titolo.

Dopo alcune gare problematiche, a Imola Pironi partì in seconda fila, favorito dal boicottaggio della gara da parte della maggior parte delle vetture britanniche: alla partenza i primi quattro piloti (due Renault e due Ferrari) mantennero le loro posizioni, con René Arnoux che precedeva Alain Prost e le due Ferrari; le due vetture italiane però, già nel corso del primo giro passarono Prost poi, dopo un avvincente duello, presero il comando in seguito al ritiro dei due francesi. Approfittando di un errore di Gilles Villeneuve, Pironi balzò in testa alla gara, la lotta fra i due proseguì e al 49esimo giro il canadese ritornò a condurre; dai box venne esposto il cartello “slow“, che di fatto imponeva ai piloti di preservare le vetture; Pironi interpretò a proprio modo il richiamo e superò ancora Villeneuve che, a sua volta, cercò di insidiare ancora il francese fino all’arrivo. Gilles Villeneuve riprese a condurre, ma all’ultimo giro, giunto alla “curva del Tamburello“, Pironi si portò all’esterno, per passarlo nella curva seguente andando a vincere per la prima volta con la Ferrari (ottenendo anche il giro più veloce) e per la seconda in carriera nel mondiale di Formula 1.

Villeneuve salì controvoglia sul podio e nel dopo-gara rilasciò pesanti dichiarazioni sul compagno di squadra, con cui chiuse i rapporti. Pironi dal canto suo rivendicò le proprie ragioni ed Enzo Ferrari tentò una mediazione, ma si arrivò a Zolder in un clima pesantissimo, che venne spezzato dalla tragica scomparsa di Villeneuve, uscito di pista in seguito ad un contatto con la March di Jochen Mass.

Pironi, sconvolto e messo sotto pressione dalle velate accuse di chi faceva impropri collegamenti tra Imola e Zolder, si lanciò alla conquista del titolo ottenendo podi a ripetizione e una nuova vittoria a Zandvoort, in una stagione dove purtroppo la sfortuna lo perseguitò, prima come involontario protagonista della morte di Riccardo Paletti, che centrò la sua vettura rimasta ferma in partenza a Montreal, poi con il terribile incidente in cui lui stesso fu coinvolto durante le qualifiche del gran premio di Germania.

Costretto a saltare le ultime cinque gare del mondiale, chiuse comunque al secondo posto a pari merito con John Watson, superato di soli cinque punti da Keke Rosberg; affrontò poi una lunga e dolorosa riabilitazione, tentando alcuni anni più tardi dei test, prima con la Ags e poi con la Ligier, nel tentativo di rientrare, anche se la tenuta fisica non si dimostrò sufficiente nonostante gli ottimi tempi sul giro; optò allora per la motonautica, dove trovò la morte durante una gara al largo dell’isola di Wight.

Pironi venne sepolto vicino a Saint Tropez, accanto a Dohlem, scomparso l’anno precedente; pochi mesi dopo la sua morte la compagna Catherine Goux diede alla luce due gemelli, chiamati Gilles e Didier.

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