CESENA-MAGDEBURGO 3-1, IL SOGNO EUROPEO DEL 1976

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Il gol del 3-1 di Macchi nella gara di ritorno – da blog.guerinsportivo.it

La provincia d’Italia ha qualche bella favola da raccontare, tra tanti colossi metropolitani che hanno fatto la storia dello sport. Dalle parti di Cesena, ad esempio, ed è una romantica avventura che merita qualche riga di doveroso omaggio.

Corre l’anno 1976. Da tre stagioni il Cesena appartiene all’elite del calcio italiano, grazie all’operato di un presidente lungimirante e pratico, Dino Manuzzi, che ha fatto dell’oculata gestione economica e della valorizzazione dei giovani atleti fatti in casa un marchio di fabbrica. Vincente, se è vero che dopo due campionati di apprendistato sotto la guida di Bersellini, il Cesena di Giuseppe “Pippo” Marchioro ha colto un prestigioso sesto posto nella stagione 1975/1976, apice pr la società bianconera, col corollario di vittorie con Juventus, Milan e Roma e anticipando il Bologna grazie ad una miglior differenza reti. Il Napoli, giunto quinto, nel frattempo vince la Coppa Italia e libera un posto in Coppa Uefa, aprendo così la strada europea alla formazione romagnola.

L’urna zurighese, ad onor del vero, non è proprio benevola con il Cesena, estraendo dal cilindro un’avversaria di blasone internazionale, i tedeschi orientali del Magdeburgo. Già, perché i teutonici di là dal muro hanno un palmares che incute rispetto e timore: tre titoli di campione, quattro coppe nazionali, soprattutto una Coppa delle Coppe messa in saccoccia nel 1974 a spese del Milan di Trapattoni, 2-0 nella finale di Rotterdam. Insomma, c’è poco da coltivar illusioni: “peggior inizio non ci poteva toccare, sulla carta soltanto un miracolo potrebbe salvarci” sono le parole del presidente Manuzzi. Si prova ad attaccare il lupo e poi vediamo quel che succede.

Succede che nel match d’andata, il 15 settembre 1976 allo stadio Ernst Grube, non c’è proprio partita. I tedeschi mettono sul piatto della bilancia una dose massiccia di esperienza internazionale, se è vero che la squadra si compone di buona parte dei protagonisti che hanno colto l’affermazione olimpica a Montreal qualche mese prima, e nel 1974 hanno ferito l’orgoglio dei cugini occidentali nella storica sfida dei Mondiali vinta 1-0, bissando il successo già ottenuto alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Uno su tutti, Jurgen Sparwasser, simbolo della Germania Est intera, ma provocatore d’eccezione se ce n’è uno. In più, d’acciaio e panzerdivision come loro abitudine, i tedeschi la mettono sul piano fisico e nella trappola casca Oddi, espulso per un fallo a gioco formo, e pure il direttore di gara, tale Suarez-Ibanez della federazione spagnola, che accorda un rigore a dir poco dubbio per un atterramento proprio di Sparwasser. Finisce 3-0 con vantaggio di Steinbach al minuto 26 e una doppietta di Straich, minuto 40 su rigore appunto e minuto 87. E così il nutrito manipolo di fedeli bianconeri, primo cittadino in testa, che in volo charter si sono concessi la storica spedizione oltre la cortina di ferro, esportando piadine, salsicce, tagliatelle e Sangiovese a iosa, se ne tornano mestamente a casa, occhio rivolto alla sfida di ritorno che pare ora più che mai proibitiva.

Ma il Cesena, unico centro non capoluogo nella storia del nostro calcio ad assurgere a questi livelli, ha l’orgoglio della provinciale che non accetta la resa incondizionata. Figurarsi se combattenti nati come Boranga il portiere, Batistoni che prende il posto di Oddi, Cera il capitano di lungo corso che fu “messicano“, Ceccarelli l’altra colonna portante della difesa, Rognoni vecchio cuore Milan e Frustalupi gran pensatore del centrocampo, hanno voglia di veder transitare un treno chiamato “sogno d’Europa” senza provare a salirci. Seppur di rincorsa.

Mercoledì 29 settembre 1976. Sì, perché a quei tempi le coppe vanno in scena, tutte appassionatamente, solo di mercoledì e il vecchio stadio “la Fiorita” è pronto per la recita bianconera. Che al minuto 29, al gol di Mariani, si accorge che il diavolo non è poi così brutto come sembra; che quando segna Pepe, e siamo al minuto 51, comincia a credere che il miracolo magari si avvera; infine smette di sognare e riscopre la cruda realtà quando Sparwasser, già proprio lui, l’uomo dei gol che contano qualcosa, dopo diciotto minuti di illusione bianconera sigla il 2-1 ed archivia la pratica qualificazione.

Per le statistiche, che magari non valgono granchè ma significano qualcosa se si possono raccontare ai nipotini, Macchi al minuto 73 mette a referto il 3-1 di chiusura. Della serie, “sogno di una sera di primo autunno“… è durato poco, ma è stato bello comunque.

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