BOSTON-MILWAUKEE, L’INFINITA GARA 6 DELLA FINALE NBA 1974

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Una fase di gara 6 con Jabbar al tiro – da gazzetta.it

articolo di Giovanni Manenti

Negli Usa, come il mese di gennaio è dedicato al “Super Bowl” di football, tra fine aprile ed inizio maggio gli occhi degli sportivi sono concentrati sulle Finali NBA di basket che, giocandosi al meglio delle sette partite, molto spesso regalano emozioni da far restare incollati al proprio posto se si ha la fortuna di assistervi dal vivo, o sul divano, qualora vissute davanti alla Tv.

Non fa eccezione la serie finale dell’edizione 1974, che pone di fronte i Milwaukee Bucks, dominatori della Western Conference, ed i celebri Boston Celtics, a propria volta vincitori della Eastern Conference.

In una NBA all’epoca circoscritta a sole 17 squadre rispetto alle 30 attuali, le due finaliste non hanno trovato soverchi ostacoli nel giungere all’appuntamento decisivo, avendo i Bucks totalizzato un record di 59-23 nella “Regular Season” e poi spazzato via con irrisoria facilità sia i Los Angeles Lakers (4-1) che i Chicago Bulls (4-0) per cercare di riprendersi quel titolo già conquistato tre anni prima, nel 1971, sconfiggendo con un 4-0 che non ammetteva repliche i Baltimora Bullets.

Sulla costa orientale, però, emerge una rivale di tutto rispetto, vale a dire quei Boston Celtics che intendono rinverdire i fasti degli anni ’60 quando sotto la guida del “mitico” Red Auerbach vincono 11 titoli in 13 stagioni; hanno perdipiù il desiderio di riscattare l’annata precedente in cui, a dispetto del record di franchigia di 68-14 in stagione regolare, vengono estromessi al primo turno dei playoff dai New York Knicks (poi vincitori in finale), complice anche un infortunio del loro uomo di punta, John Havlicek.

E che i Celtics abbiano voglia di rifarsi lo si intuisce da come si sbarazzano nei playoff dei Buffalo Braves (4-2) per poi prendersi la rivincita sui campioni in carica dei Knicks con un netto 4-1, prima di prepararsi alle “Final Series” con i Milwaukee Bucks, cui devono cedere il vantaggio del fattore campo, in virtù di un peggior risultato (56-26) ottenuto nella “Regular Season”.

Ma questo svantaggio, per i Boston Celtics, è subito “compensato” dalla tegola che si abbatte sui Bucks, sotto forma di un infortunio al ginocchio patito dal playmaker Lucius Allen – capace di chiudere la stagione con uno “score” personale di 17,6 punti e 5,2 assist di media a partita – cui si aggiunge la sconfitta interna per 83-98 nella gara di apertura svoltasi alla Milwaukee Arena che inverte l’inerzia del fattore campo.

Ed anche se i Bucks riescono, con fatica, a far loro la seconda gara interna per 105-96 all’Overtime e poi, in gara-4, nell’impresa di espugnare il Boston Garden per 97-89 dopo che i Celtics si erano agevolmente aggiudicati gara-3 per 95-83 sul parquet amico, la successiva vittoria di Boston alla Milwaukee Arena per 96-87, portando la serie sul 3-2, faceva prevedere la logica assegnazione del titolo il venerdì seguente 10 maggio 1974 in un Boston Garden gremito in ogni ordine di posto per festeggiare la conquista di un titolo mancante da cinque stagioni.

Ma non deve mai sottovalutarsi l’orgoglio dei Bucks che, pur privi del citato Allen, possono sempre contare sull’apporto dei vari Kareem Abdul-Jabbar, Jon McGlockin, Bob Dundridge ed il rientrante Oscar Robertson, già protagonisti dell’anello vinto nel 1971, cui i Celtics, dal canto loro, possono comunque opporre la classe ed il talento di campioni del calibro di John Havlicek, Dave Cowens, Paul Silas e Jo Jo White, tanto per citarne alcuni.

E, difatti, che i Bucks non intendano arrendersi senza combattere lo dimostrano prendendo un margine di vantaggio di 12 punti nel corso del primo tempo (ricordiamo che all’epoca non era in vigore il “tiro da tre punti”), poi pian piano rosicchiato dai Celtics nella seconda parte, raggiungendo il pareggio sull’86-86 grazie ad una conclusione vincente di John Havlicek cui Robertson non riesce a replicare sprecando l’ultima palla dei tempi regolari e mandando la gara ai supplementari.

Quello che certo non immaginano i tifosi presenti all’evento è che stanno per assistere ad uno dei più emozionanti ed incredibili finali di gara di una serie playoff, con il primo supplementare caratterizzato dalla classica “palla che scotta” e l’emozione fa sbagliare anche i più nobili “cecchini”, tanto che il punteggio cambia solo per il 90-88 in favore dei Bucks prima che il solito Havlicek, pur se ben contrastato da Jabbar, riesca a far suo il rimbalzo su di un proprio tiro per il canestro dell’ulteriore parità sul 90 pari.

Ma, quasi per magia, come nel primo “overtime la precisione al tiro era risultata scadente, così nel secondo “prolungamento” ecco che per incanto i canestri si susseguono uno dopo l’altro e quando Havlicek, dopo che Dundridge aveva portato i Bucks sul 92-90 trasformando due tiri liberi, va a canestro subendo fallo e, con il conseguente tiro libero, “spariglia” il punteggio sul 93-92, le due squadre saranno a superarsi vicendevolmente per 11 volte sino alla sirena.

E, sul 99-98 a favore dei Celtics, ad 1’26” dalla conclusione del secondo “overtime, si registrano due eventi che possono indirizzare il “testa a testa” in favore dell’una o dell’altra squadra; per prima cosa, gli arbitri fischiano a Dave Cowens – incaricato della marcatura di Jabbar – il sesto fallo con conseguente abbandono della gara, ma i Bucks non sfruttano la rimessa andando al tiro (peraltro sbagliato) allo spirare dei 24″, consegnando ai Celtics la possibile palla della vittoria con soli 53″ rimanenti.

Ma proprio il migliore dei suoi – vale a dire John Havlicek, autore di una gara strepitosa – perde banalmente palla palleggiandosi sui piedi e dando così l’opportunità a Micky Davis di riportare avanti i Bucks sul 100-99 realizzando un canestro in entrata con soli 24″ da giocare.

Fedeli al motto “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare (per la verità, nel caso in questione, hanno giocato sin dal primo minuto) ecco che le sorti della gara hanno come protagonisti i rispettivi leader, a cominciare da Havlicek che, nel farsi perdonare la palla persa in precedenza, infila dall’angolo il canestro del nuovo sorpasso per un “personal score” di 36 punti, portando i Celtics in vantaggio per 101-100 con il cronometro che segna solo 7″ ancora da giocare.

E, con una tensione in campo e sugli spalti da tagliarsi a fette per un’attesa vittoria che darebbe ai padroni di casa il titolo, coach Larry Costello chiama “time out” per disegnare lo schema dell’ultimo, decisivo attacco, che vede consegnare la palla a Jabbar dalla rimessa laterale, Davis “taglia” verso canestro con l’intesa di chiedere palla a Jabbar che, viceversa, si sposta lungo la linea di fondo per far partire il suo celebre “Sky hook” (gancio cielo) che, morbido, morbido va a “planare” nella retina per il suo 34.esimo punto della serata, nonché per il decisivo vantaggio dei Milwaukee Bucks sul 102-101 a soli 2″ dalla sirena, rendendo vano il tiro della disperazione di Jo Jo White che non coglie neppure il ferro.

La storia ci ricorda che detta impresa non ebbe il corredo della conquista del titolo, che fu comunque appannaggio dei Boston Celtics, vittoriosi dopo soli due giorni in gara-7 alla Milwaukee Arena con un perentorio 102-87, ma nella memoria degli appassionati di questo fantastico sport resteranno per sempre le incredibili emozioni che solo l’avvincente gara-6 ha saputo regalare.

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