LA MARATONA D’ORO DI SPYRIDON LOUIS

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Spyridon Louis – da 2.bp.blogspot.com

In questi primi mesi di attività con SportHistoria, ho avuto modo di sottolineare più volte i contorni dell’epica di cui si ammantano imprese sportive di un passato remoto. Forse perché spesso affidano la loro fama alla perpetuazione orale stante l’assenza di filmati, oppure perché proprio l’elemento temporale ne rafforza inevitabilmente il valore.

E allora, può esserci qualcosa e qualcuno di più epico della prima maratona olimpica, anno 1896, e del suo primo leggendario vincitore, Spyridon Louis? Certamente no, conviene perciò fare un bel salto all’indietro, scavalcare a piè pari il ventesimo secolo e trasferirsi dalle parti di Atene in un giurassico 10 aprile 1896.

E’ qui, infatti, che ha luogo la prova di lunga durata dell’atletica leggera ai primi Giochi Olimpici dell’era moderna, in assoluto la prima maratona ufficiale della storia sportiva. In verità, proprio i greci hanno organizzato nel precedente mese di marzo due prove di selezione, la prima il 10 marzo valida come campionato nazionale vinta da Kharilaos Vassilakos, la seconda il 25 risolta col trionfo di Dimitri Deliyannis, già terzo nella corsa nazionale. Viene stabilito che i primi sedici classificati di questa seconda prova andranno alle Olimpiadi, Louis, che vi ha preso parte grazie alle 25 dracme prestate degli amici, è diciassettesimo ma Deliyannis è già qualificato come terzo, per cui Spyridon rientra nel lotto degli atleti che difenderanno i colori elennici ad Atene. Ben lungi dal credere che sta per guadagnarsi gloria eterna.

Già, perché il 10 aprile, nella seconda ed ultima maratona della vita, Louis disegna un capolavoro agonistico che lo elegge tra gli immortali dello sport a cinque cerchi. Dei 25 iscritti alla prova, solo 17 concorrenti predono il via alle ore 14 in un torrido giorno d’aprile ateniese. Tra loro c’è un francese, Albin Lermusiaux, già terzo nei 1500 metri, che ha tale rispetto per i reali da gareggiare calzando un paio di guanti bianchi; c’è l’australiano Edwin Flack, oro negli 800 e nei 1500 metri, che di mestiere fa il contabile ed ha preso un mese di erie per poter essere presente in Grecia; c’è l’americano Arthur Blake, che completa il podio dei 1500 metri con il secondo posto; c’è l’ungherese Gyula Kellner che è l’unico ad aver dimestichezza con le distanze lunghe; e poi ci sono tredici ellenici, tra cui il favorito Vassilakos, Belokas, Deliyannis e appunto Louis. Della partita dovrebbe far parte anche l’italiano Carlo Airoldi, giunto nella capitale dopo un avventuroso viaggio a piedi, che ha preparato specificatamente l’evento olimpico e sarebbe un pretendente autorevole alla vittoria, ma ha incassato qualche spicciolo per correre la Milano-Barcellona ed è escluso all’ultimo momento per professionismo.

Si parte dalla collina di Maratona, dove gli atleti hanno pernottato, ospitati dal colonnello Papadiamantopoulos, responsabile della gara; sono da coprire poco più di 40 chilometri di una corsa che è un mélange di azzardi agonistici, momenti di iperbolica surrealtà, spruzzate di eroismo atletico. Azzardoso per esempio è il ritmo imposto dal francese Lermusiaux, che rimane a lungo al comando per poi rimanere vittima del caldo e della polvere, nonostante i tentativi di rianimarlo con l’alcool; surreale è il tentativo dell’australiano Flack che dopo il chilometro 25 supera il transalpino, prova ad allungare ma esausto si spenge, in preda al delirio colpisce con un pugno un passante che prova a rialzarlo da terra e in stato di semincoscienza è trasportato allo stadio, dove verrà rimesso in sesto da una massiccia dose di brandy; infine eroico è l’incedere costante di Spyridon Louis che dopo essersi fermato per un bicchiere di vino in un’osteria lungo il percorso, rinviene dalla retrovie, seguito a distanza dal greco Vassilakos, entra allo stadio Panathinaiko accolto dal grido degli spettatori in adorazione “Hellene! Hellene!“, quando pochi minuti prima alcuni ciclisti al seguito della corsa avevano erroneamente annunciato l’arrivo di Flack.

I principi Nicola e Costantino scendono dal palco reale e affiancano Louis negli ultimi metri prima del traguardo che il maratoneta taglia trionfante, bisogna attendere altri sette minuti per applaudire il secondo posto di Vassilakos, a suo dire defraudato di una vittoria legittima perché attardato dal traffico lungo il percorso. Per la terza piazza c’è un reclamo in corso, l’altro greco Belokas ha sopravanzato l’ungherese Kellner ma col beneficio di un tratto percorso in calesse, testimoniato proprio da Papadiamantopoulos: la squalifica è inevitabile e per il magiaro è l’occasione per acchiappare il bronzo.

Dettagli, in fin dei conti, perché l’enciclopedia ingiallita dei Giochi Olimpici riserva gloria e onori solo per Spyridon Louis, l’uomo del villaggio di Maroussi che scese dal colle di Maratona per emulare Fidippide.

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