GIGI RIVA, IL ROMBO DI TUONO DEL CALCIO ITALIANO

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Gigi Riva – da blogamari.com

articolo di Marco Alberto Gatti

Eccoci ad un nuovo appuntamento con un campionissimo: Gigi Riva, conosciuto come “rombo di tuono“, nacque nel lontano 1944 a Leggiuno.

Fu considerato da molti come uno dei più grandi calciatori della storia italiana, sebbene la sua carriera si svolse tutta tra i colori rossoblu del Cagliari, il club sardo di serie B in cui iniziò a giocare nel 1963 – 1964, anche contro voglia i primi tempi: infatti, lo stesso Riva, raccontandosi, rivelandosi tifoso interista, avrebbe preferito passare nella squadra di Milano, e quando il presidente del Legnano, sua prima squadra professionistica militante in serie C, gli confermò di averlo ceduto al Cagliari, l’umore di Gigi non fu dei migliori.

Con il tempo, però, quel ragazzino preoccupato quasi come dovesse sbarcare in un nuovo mondo, incarnò lo spirito sardo divenendone rappresentante nei rettangoli di gioco. I vent’anni di Riva si presentarono come un mix perfetto di forza e perfezione, dal dribbling secco, abilità tecnica, carattere e sopratutto quel famoso piede sinistro che in quella prima stagione portò alla promozione del Cagliari in serie A per la prima volta nella sua storia. E’ grazie a lui che il Cagliari divenne grande, completando un’agognata risalita nella massima serie a suon di bolidi, imparabili per un buon numero di portieri avversari. Dapprima parte ala sinistra, alternando nel corso del campionato le sue giocate con i compagni Congiù e Ghersetich. Poi con il passare del tempo, mister Silvestri decide di spostarlo nella zona centrale del campo, sfruttando la sua imperiale fisicità ed il suo fiuto innato del gol.

Con la risalita nella massima serie, ed il passaggio di testimone in panchina, da Silvestri a Manlio Scopigno, il Cagliari completa la squadra con Domenghini e Gori, pedine fondamentali per la squadra sarda e per Riva stesso, che ne beneficiò nel gioco e quindi nella storica vittoria dello scudetto, arrivato con i favori dell’aritmetica il 12 aprile 1970 contro il Bari, con una spettacolare rete di Riva all’incrocio dei pali, accompagnata da un gol in chiusura di Gori. E’ tripudio in terra sarda, e quel ragazzino prima titubante al trasferimento, diventa praticamente un Dio. Tutti lo amano, lo fermano per strada, ed anche famiglie di pastori pur non conoscendone la fisionomia poiché ancora non dotati di tv, ne parlano estasiati. Riva stesso infatti ha raccontato che dopo la conquista dello scudetto, un suo amico lo portò in una casa di pastori, e questi stettero per tutto il tempo a parlare di Riva come un’entità superiore, senza sapere di averlo in casa!

Oltre che del Cagliari, comunque, Riva è stato anche un pilastro della nazionale. Raggiunta già nel 1965, e superata la delusione in terra inglese al mondiale del 1966, “rombo di tuono” conquista a suon di gol la maglia azzurra e grazie a questi anche l’Europeo del 1968, in cui segnò nella finale vinta per 2-0 contro la Jugoslavia. Inoltre, fu anche protagonista nella storica partita nel mondiale messicano del 1970 contro la Germania, in cui l’Italia, prima di perdere in finale contro il Brasile per 4-1, si impose per 4-3. Riva segnò un gol da attaccante puro e da vero leader trascinò i suoi verso una finale storica al termine di una lotta infinita contro i tedeschi.

Nonostante la sua scelta, per sempre il Cagliari, il palmares di Gigi Riva è motivo di vanto: tra il 1966 ed il 1970 Riva mostrò tutta la sua grandezza, vincendo per ben due volte la classifica di cannoniere, arrivando secondo nella classifica del pallone d’oro alle spalle di Gianni Rivera, vincendo il campionato europeo con la Nazionale e, soprattutto, portando il Cagliari alla vittoria del suo primo ed unico scudetto (1969-1970). Nella stagione successiva a pochi giorni dal devastante 3-1 dei rossoblù al San Siro contro un Inter a dir poco fenomenale, tanto che in quell’anno vinse lo scudetto,  arrivò però il grave infortunio nel match della Nazionale contro l’Austria che lo costrinse a ritirarsi per tutte le restanti partite e a condannare il Cagliari ad una discesa libera in classifica. Tornò in campo in piena efficienza fisica solo nelle stagioni 1972-1973/1973-1974 dove mise a segno rispettivamente 12 e 15 gol, la sua potenza e la sua classe ormai erano tali che tutti i dirigenti delle grandi squadre avevano il suo nome appuntato nel taccuino e di li a poco si trovò sommerso dalle richieste dei club più prestigiosi tra cui la Juventus che gli offrì addirittura un contratto da 1 miliardo di lire.

Riva però rifiutò tutto e tutti scegliendo di rimanere sempre fedele al suo rossoblù e fu proprio questo “particolare” che lo fece divenire la bandiera della sua squadra e l’idolo di tutta la tifoseria acclamato e amato da tutti, la Sardegna ormai, era la sua seconda famiglia. Giocò con il Cagliari fino alla stagione 1975-1976 quando uno strappo muscolare all’adduttore della coscia destra rimediato dal contrasto con il difensore milanista Aldo Bet nel match Cagliari-Milan del 1/02/1976 terminato 1-3, segnò la fine della sua carriera. Nei 13 campionati disputati con la sua amata maglia numero 11, “rombo di tuono” totalizzò 164 reti in 315 partite, e in realtà il suo Cagliari non lo lasciò mai, ne divenne presidente per qualche mese nel 1986-1987, poi fondò una scuola calcio che tutt’ora porta il suo nome ed opera, e infine entrò a far parte della FIGC come team manager, ruolo che ha ricoperto fino a maggio del 2013.

Gigi Riva è riuscito a rappresentare una terra da lui prima sconosciuta, e l’ha portata nel calcio che conta, a suon di “sinistro“. Ama Cagliari e Cagliari ama lui, dimostrando che, oltre il grande talento, il grande calciatore, in quella maglia numero 11 vi era un uomo, una bandiera capace di trasformare i sogni dei tifosi dell’isola in realtà.

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