JOE CALZAGHE, “THE ITALIAN DRAGON”: IL MENO NOTO TRA I PUGILI PIU’GRANDI

calzaghe
Joe Calzaghe – da dailypost.co.uk

articolo di Massimo Bencivenga

La rubrica dedicata alla boxe ci parla oggi di un record che sembra ammantato da un’aura maligna, protetto da folletti ed elfi pronti a farsi beffe di chi non ha rispetto per i tabù. Qual è il tabù? Il record di Rocky Marciano, che un gallese di origine sarda non volle avvicinare.

Chi segue la boxe sa che c’è un numero che è meglio non pronunciare, si tratta di pensare di arrivare alle 50 vittorie senza sconfitte. Rocky Marciano, di chiare origini italiane, fu un re dei massimi che si ritirò imbattuto dopo 49 incontri vinti, 43 dei quali  prima del limite. Al limite di Marciano si avvicinò il nostro Patrizio Oliva, ma Coggi lo buttò quasi giù dal ring, impedendo al napoletano l’ingresso nel Pantheon.

Niente, il record di Marciano viene visto alla stregua di quanto si diceva del record del salto in lungo di Bob Beamon. Nessuno, a parte un bambino che andò in giardino a misurare la distanza, riteneva possibile saltare oltre l’8,90 stabilito dallo statunitense a Città del Messico. Il bambino era Carl Lewis, che giurò a se stesso che avrebbe saltato oltre Beamon. In realtà lo fece anche, ma nella gara sbagliata, quella che il formidabile atleta perse dopo dieci anni per mano di Powell, che volò nella leggenda, oltre Beamon e Lewis. Ma questa è un’altra storia.

Il tabù dei 50 incontri non volle sfidare Joe Calzaghe, “The Italian Dragon”, “The Pride of Wales”. Si sa, gallesi e sardi sono superstiziosi, e non amano sfidare le divinità. Incrociate i geni dei sardi con quelli gallesi, mescolate il tutto, sublimate la sostanza e avrete Joe Calzaghe, il più grande pugile tra i meno conosciuti.

Già, perché al pari dei sardi e dei gallesi, Calzaghe ha tenuto un basso profilo, non riuscendo, forse non lo voleva neanche, a fare della sua leggenda qualcosa di mediatico. E dire che, al contrario di qualcun altro, Joe Calzaghe il record personale di 46 incontri vinti su 46, dei quali 32 prima del limite, se l’è costruito pugno dopo pugno, incontrando i migliori, restando campione dei supermedi per 10 anni. Per molti era un campione noioso, che offriva poco allo spettacolo. A queste persone chiedo: “Andate a parlare con chi ha incrociato i guantoni con lui. Chiedete a Jeff Lacy o a Bernard Hopkins cosa significa avere davanti The Italian Dragon? Andate da Roy Jones o da Mikkel Kessler e domandate loro se pesano o no i pugni di Calzaghe?”

Jeff Lacy era considerato alla stregua di un fuoriclasse prima di venire sdraiato alla dodicesima ripresa dal gallese. Bernard Hopkins, “The Executioner”, vale a dire “Il Boia“, riuscì anche a metterlo giù, ma fu sconfitto ai punti in un match duro e spigoloso, niente affatto spettacolare, soprattutto dopo aver etichettato il match come “Battle of the Planet”. Tosto da fare paura, ottimo incassatore, Calzaghe aveva una tecnica a due mani velocissima.

L’ultimo match fu contro Roy Jones. Roy Jones è il pugile vittima della più grande truffa sportiva perpetrata a una Olimpiade. Lo statunitense fu sconfitto, immeritatissimamente, a Seul da un sudcoreano ridicolo, con un verdetto scandaloso, per dirla alla Rino Tommasi. Roy Jones è stato uno dei grandi protagonisti dell’età dell’oro della boxe anni ’90. Roy Jones Jr ha avuto una carriera condita da titoli in qualcosa come 4 diverse categorie di peso (medi, supermedi, massimi leggeri, massimi), è stato diverse volte miglior pugile “pound for pound” (come Calzaghe, del resto) e ha incrociato i guantoni con mostri sacri quali Bernard Hopkins e Felix Trinidad, James Toney e Mike MacCallum.

E Joe Calzaghe. Roy Jones aveva tutto ciò che un pugile poteva desiderare. Tecnica, velocità, coraggio. La sfida con Joe Calzaghe fu targata “Battle of the Superpowers”Calzaghe andò giù, come nel precedente incontro con Hopkins. Ma seppe riprendersi anche meglio, vincendo con verdetto unanime, portando qualcosa come 344 colpi all’avversario (mai Jones aveva preso tanti pugni), contro i 159 subiti.

Ecco, le ultime due sfide, Calzaghe, che è molto legato alle sue origini sarde, la famiglia d’origine è di Bancali in provincia di Sassari, sono state con gente del calibro di Hopkins e Roy Jones, mica bau bau micio micio. E va detto che le sfide a Hopkins e Jones, le uniche disputate in America dal dragone italiano, si disputarono però al limite dei medio-massimi e senza cinture ufficiali in palio, se non quella ufficiosa di miglior medio-massimo al mondo.

E adesso sapete anche chi era quel migliore: Joe Calzaghe, “The Italian Dragon”.

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