MARK SPITZ E IL TONFO OLIMPICO PRIMA DELLA GLORIA

spitz in gara
Mark Spitz nella gara dei 100 farfalla – da walesonline.co.uk

articolo di Giovanni Manenti

Penso non vi sia nessuno che, quando si parla di Mark Spitz, non associ il nome del famoso nuotatore americano all’impresa dal medesimo compiuta alle Olimpiadi di Monaco 1972, di cui fu l’indubbio protagonista con le 7 medaglie d’oro conquistate in altrettante gare disputate, con l’aggiunta del nuovo record mondiale ogni volta che scendeva in vasca.

Non molti, però, sono a conoscenza del fatto che detto exploit era stato preceduto da un clamoroso “flop” del grande nuotatore ai Giochi del Messico di quattro anni prima, dove si presentava con il proposito di conquistare sei medaglie d’oro (100 stile libero, 100 e 200 farfalla, e le tre staffetta), impresa peraltro non impossibile dato che ai “Pan American Games” di Winnipeg, nel 1967, Spitz di ori ne aveva raccolti cinque, vincendo – staffette a parte – i 100 e 200 farfalla con i nuovi record mondiali, rispettivamente di 56″20 e 2’06″42, successivamente “ritoccati” in 55″70 e 2’05″70.

Il programma olimpico prevedeva – per le gare cui era iscritto Spitz – la disputa il 17 ottobre della staffetta 4×100 stile libero, seguita il 19 dalla finale dei 100 stile libero, il 21 dalle finali dei 100 farfalla e della staffetta 4×200 stile libero, il 24 dalla finale dei 200 farfalla per concludersi poi il 26 ottobre con la staffetta 4×100 mista.

L’approccio al “tour de force” cui si era sottoposto Spitz è comunque incoraggiante, in quanto nella gara di apertura gli Usa fanno loro con facilità la staffetta “corta” con il tempo di 3’31″70 che rappresenta il nuovo record mondiale e, dei quattro staffettisti, Spitz è quello che ottiene il tempo migliore, chiudendo i suoi 100 in 52″7 rispetto al 52″8 di Rerych e Walsh (tutti e tre “lanciati“) ed al 53″4 di Zorn in prima frazione.

Due giorni dopo lo attende la finale dei 100 stile libero, l’unica in cui non si presenta da primatista mondiale, record detenuto a pari merito in 52″6 dai suoi connazionali Walsh e Zorn, ritenuti a giusta ragione i veri favoriti della vigilia, ma i tre americani dovranno “fare i conti” con un diciannovenne australiano di nome Mike Wenden che, come ultimo frazionista della staffetta “Aussie”, aveva portato due giorni addietro l’Australia al bronzo stampando un sensazionale 51″7.

E, difatti, Wenden, che già nei turni eliminatori si era distinto come il migliore del lotto (con un tempo, in semifinale, di 52″9 migliore di mezzo secondo rispetto al più veloce degli altri qualificati) mette in fila gli “Americans” con un fantastico 52″2 che straccia il vecchio record mondiale, relegando Walsh e Spitz ai gradini più bassi del podio a debita distanza, con 52″8 e 53″ rispettivamente, mentre Zorn, non al meglio della condizione, chiude mestamente all’ottavo ed ultimo posto.

L’impossibilità di coronare il sogno delle 6 medaglie d’oro non sembra scuotere più di tanto Spitz, un po’ perché la gara dei 100 stile libero era obiettivamente quella in cui aveva meno “chances” di successo e poi perché il programma gli dava la possibilità di rifarsi subito con i “suoi” 100 farfalla, in cui l’unico avversario da cui doversi guardare era il connazionale Doug Russell, peraltro sempre battuto da Spitz nelle nove precedenti occasioni in cui i due si erano incontrati, “Olympic Trials” compresi.

Ma che, stavolta, potesse scaturire la sorpresa lo si era intuito dalle qualificazioni del giorno prima, con Russell al miglior tempo sia in batteria che in semifinale, in cui realizza un 55″9 (a soli 2 decimi dal mondiale del connazionale) largamente migliore al 57″4 con cui Spitz conclude la sua prova, anche se sono in molti a credere che in finale Spitz possa avere il sopravvento.

Nei precedenti confronti, era sempre stato Russell a concludere in testa la prima vasca, per poi essere rimontato da Spitz negli ultimi metri, ma stavolta, forse preso dall’ansia di dover vincere a tutti i costi, le parti si invertono e dopo che alla virata Spitz tocca in vantaggio, nella vasca di ritorno è Russell a rimontare bracciata dopo bracciata per andare a concludere ripetendo il 55″9, mentre a Spitz, pur migliorandosi in 56″4, non resta che accontentarsi della medaglia d’argento.

L’esito negativo di questa gara influisce in modo determinante sul morale di Spitz, in quanto sta a significare la sua esclusione dalla staffetta mista che conclude il programma natatorio (in questo le regole Usa sono inflessibili, si qualificano i migliori nelle rispettive gare individuali) e la dimostrazione è subito data dalla finale della staffetta 4×200 stile libero in cui Spitz, inserito in terza frazione, registra largamente il peggior tempo del quartetto e solo un gran finale di Don Schollander consente alla formazione “a stelle e strisce” di rintuzzare l’attacco degli australiani capitanati da Wenden che, nel frattempo, ha fatto sua anche la gara dei 200 stile proprio davanti a Schollander.

E’ uno Spitz oramai svuotato di ogni energia quello che si presenta sui blocchi della finale dei 200 farfalla il 24 ottobre: pur avendo registrato il miglior tempo in batteria con un 2’10″6 – peraltro quasi cinque secondi superiore al suo primato – e senza più motivazioni chiude mestamente addirittura all’ultimo posto in un aberrante 2’13″5, solo per vedere il connazionale Carl Robie andare a prendersi l’oro con il tempo di 2’08″7 superiore di ben tre secondi al suo record mondiale!!

All’epoca – Spitz ai Giochi di Mexico City aveva 18 anni – era molto difficile vedere un nuotatore gareggiare oltre i venti anni di età, ma a Spitz le delusioni di quelle Olimpiadi dettero la carica per riprovarci a quattro anni di distanza, inserendo nel programma anche i 200 stile libero, e riuscendo nell’impresa sino ad allora mai provata da nessun nuotatore. Solo a 36 anni di distanza lo “Squalo di Baltimora” Michael Phelps farà meglio ai Giochi di Pechino 2008, riescendo a salire per otto volte sul gradino più alto del podio. Ma questa è un’altra storia.

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