MONDIALI DI RUGBY 1987, LA PRIMA VOLTA DEGLI ALL BLACKS

RUGBY-WC87-FINAL-FRA-NZL
Una fase della finale Nuova Zelanda-Francia – da sudradio.fr

I britannici, e gli inglesi in particolare, è arcinoto, hanno rispetto ossessivo per le tradizioni. Chiedete agli organizzatori del torneo di Wimbledon, che hanno atteso ben oltre 100 anni per piegarsi all’innovazione tecnologica del replay e della sovraimpressione televisiva; quasi altrettanto ostinata si è mostrata la IRBInternational Rugby Board – nell’opporsi al disegno di Nuova Zelanda e Australia di dar vita alla Coppa del Mondo di rugby. La perseveranza, nondimeno, quasi sempre abbatte barriere apparentemente invalicabili ed infine le due oceaniche, col fondamentale supporto della Francia, hanno partita vinta ed è tempo di organizzare la prima kermesse mondiale della palla ovale.

Uff… lunga ma necessaria la premessa. Perché nel 1987 proprio Nuova Zelanda e Australia ospitano l’edizione inaugurale – per pudore chiamata Web Ellis Cup – a cui prendono parte 16 squadre selezionate ed invitate in base a criteri di diversa natura. Ci sono le sette nazioni affiliate alla IRB, ovvero le quattro britanniche Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda, la Francia e le due dominatrici del panorama oceanico. Il Sudafrica apparterrebbe pure lei al lotto, ma la questione legata all’apartheid la tiene ai margini della competizione, come pure l’Unione Sovietica, forza emergente che tuttavia in virtù dell’affiliazione sudafricana rinuncia all’evento. Figi e Tonga completano il quadro delle rappresentanti australi, lo Zimbabwe è l’unica africana, il Giappone è in corsa per l’Asia, Italia e Romania sono le altre europee presenti, infine il continente americano punta su Argentina, Canada e Stati Uniti.

L’Eden Park di Auckland battezza la prima sfida mondiale della storia, il 22 maggio 1987, e l’occasione è propizia per gli All Blacks, favoriti d’obbligo del torneo, che davanti al pubblico amico seppelliscono la malcapitata Italia, 70-6 il punteggio a referto, con un volto noto dalle nostre parti, John Kirwan, che affonda in slalom tra le nostre maglie e realizza meta tra i pali. Ad onor del vero la fase a gironi non conosce sorprese, l’Australia con trequartisti d’eccezione come Michael Lynagh, Matt Burke e David Campese è l’altra pretendente autorevole e con l’Inghilterra di Jonathan Webb – 19-6 lo scontro diretto d’apertura – domina il gruppo A. Nel secondo concentramento Galles e Irlanda hanno la meglio di Canada e Tonga – 13-6 per la squadra di Davies e Thorburn contro il talento di Kiernan – mentre la Francia del puledro Blanco, di Berbizier, di Camberabero e di capitan Dubroca impatta con la Scozia di Gavin Hastings, 20-20, chiudendo in testa il gruppo D e proseguendo insieme al turno successivo.

Capitolo Italia. Il coach Marco Bollesan seleziona una squadra che mixa italiani di comprovata esperienza, come Serafino Ghizzoni, capitan Innocenti, Collodo, Mascioletti e Bettarello, a oriundi di buona qualità come Cuttitta e Lupini. Dell’esordio con i “tutti neri” padroni di casa abbiamo detto, in realtà il girone è il più equilibrato e la seconda posizione che vale l’accesso ai quarti di finale è decisa dal quoziente punti che infine premia Figi. Gli azzurri perdono 25-16 il secondo match con l’Argentina, che per bocca di capitan Hugo Porta aveva promesso una vittoria con cinquanta punti di scarto e nonostante una fantastica meta di Cuttitta, battono poi gli oceanici 18-15 ma non è sufficiente per la qualificazione al turno successivo. E così, per l’Italia, la prima edizione si chiude con l’amaro in bocca.

E’ l’ora del dentro o fuori, sfide ad eliminazione diretta, che a partire dai quarti di finale scremano il plotone delle otto candidate alla vittoria. Nuova Zelanda e Australia proseguono spedite con due successi squillanti con Scozia e Irlanda, la Francia spenge il sogno di Figi ed allora il match più interessante è quello di matrice britannica, Galles e Inghilterra avversarie al Ballymore Stadium di Brisbane. Infine prevalgono i rossi, con tre mete di Roberts, Jones e Devereux, a cui si aggiungono due trasformazioni di Thorburn per il 16-3 che rimanda a casa con le pive nel sacco i sudditi della Regina.

Le due semifinali hanno storia diversa. La Francia, che ha completato il Grande Slam nel Torneo delle Cinque Nazioni, affronta i Wallabies a Sidney e dà vita al match più appassionante della rassegna. I galletti inseguono per gran parte degli ottanta minuti di gioco, Lynagh e Camberabero hanno piede vellutato realizzando 16 e 14 punti, a decidere le sorti dell’incontro è una fantastica meta di Serge Blanco proprio nel finale, trasformata da Camberabero per il 30-24 che inginocchia un paese intero. Nell’altra semifinale la Nuova Zelanda è intrattabile, con Kirwan che mette giù due delle otto mete globali e Fox che totalizza  17 punti per l’inequivocabile 49-6 che spedisce gli All Blacks dritti in finale con i favori del pronostico.

Il 20 giugno più di 48.000 appassionati trovano posto nelle tribune dell’Eden Park di Auckland per l’atto finale della Coppa del Mondo. La Nuova Zelanda ha un paese alle spalle che incita alla vittoria e non può proprio fallire. E così sia. La Francia è forse stanca e appagata per il trionfale successo con l’Australia, manca della necessaria intensità emotiva e non ha forze per opporsi allo strapotere degli All Blacks che comandano le operazioni fin dall’avvio. Jones, Kirwan e capitan David Kirk vanno a meta, Fox, che verrà consacrato miglior marcatore del torneo con 126 punti, trasforma con precisione e colpisce con un drop affossando la Francia che regge in mischia, rimane in corsa per un tempo, il primo, per poi cedere alla distanza. E’ proprio Kirk a mettere la parola fine all’illusione transalpina, non basta la meta di Berbizier che pareggia quella iniziale di Kirwan, a sua volta recordman di mete nel torneo, ben sei.

Finisce 29-9 e la Nuova Zelanda, come è logico che sia, apre l’albo d’oro della Coppa del Mondo di rugby.

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