LA SORPRESA STICH A WIMBLEDON 1991

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Stich in trionfo – da de.tennisnet.com

Dalle mie parti si usa il termine pari trattamento – par condicio è inflazionato e non è gradito al vostro scriba – ed allora dopo aver ricordato il Becker che nell’infuocato gennaio del 1991 trionfò in Australia, è il turno dell’altro lanzichenecco doc di quei tempi, Michael Stich, che produsse sorpresa clamorosa nel tempio sacro di Wimbledon, qualche mese più tardi, piena estate europea 1991.

Si trattò, ad esser sinceri, di una sorta di sacrilegio perché il giovanotto di Pinneberg, non ancora ventitreenne, osò violare il giardino di predilezione del gioco d’attacco di due che a quell’epoca dominavano la scena e sui prati londinesi non conoscevano intromissioni da un quadriennio, ovvero dall’altro inatteso exploit erbivoro di Pat Cash nel 1987. Edberg e Becker, giustappunto, erano le due teste di serie accreditate dei favori del pronostico, in cerca della quarta finale di seguito sul Centre Court più famoso del mondo. Ed avevano in mano le carte, pardon le racchette, migliori per riuscire in un’impresa che piuttosto che proibitiva sembrava molto probabile.

Chi può provare a far saltare i piani del dolce scandinavo, fresco re nella probante anteprima del Queen’s, e dell’aggressivo tedesco, numero uno del mondo ad inizio stagione? Non certo Ivan Lendl, numero tre del seeding, che se non ha colto la vittoria quando era all’apice, difficilmente può riuscirci nel momento in cui è iniziata la china discendente della carriera; tantomeno Agassi, talento in emersione, ma non del tuttto avvezzo al gioco di volo e neofita in terra d’Albione; non parliamo poi di Courier, l’altro statunitense in crescita, decollato in primavera ed eletto campione al Roland-Garros qualche settimana prima; che dire di Sampras, eroe newyorkese nel 1990, ma in difetto di successi e stima per un’annata più ombre che luci? Ci sarebbe il vecchio McEnroe, che spende gli ultimi spiccioli di una parabola agonistica con le stimmate del genio, oppure il gran battitore Ivanisevic… ma insomma, non pare che si possa prevedere un’alternativa alla preventivata finale Edberg-Becker.

Invece fin dall’avvio si ha la sensazione che non sarà un’edizione come ti aspetti. Tanto per cominciare, piove – e questa non sarebbe una novità – ma lo fa così insistentemente che per recuperare un programma in tragico ritardo si aprono per la prima volta i Doherty Gates la domenica centrale, in barba alla tradizione ultracentenaria del torneo. Dopodiché i pretendenti al trono d’Inghilterra cominciano a cadere a grappoli. Se ne va Chang al primo turno con Tim Mayotte, che qui ha spesso giocato bene ma ormai è quasi un ex-giocatore; al secondo ostacolo inciampano Sampras con Rostagno, che ha fama consolidata di buttafuori, e Ivanisevic con la wild-card locale Nick Brown; ai sedicesimi di finale è la volta di Lendl a lasciarci le penne con David Wheaton, finalista proprio al Queen’s e maldestramente escluso dalle teste di serie da organizzatori per una volta a corto di fiuto tennistico.

Edberg è campione in carica, occupa la parte alta del tabellone e procede spedito, senza la macchia di set ceduti agli avversari che di volta in volta provano a fermarlo, siano essi il gigante Rosset, il buon voleatore Pate, l’esperto Van Rensburg o il vecchio re detronizzato, McEnroe. Il faticatore transalpino Champion sorprende Rostagno ma si arrende allo svedese ai quarti, 6-3 6-2 7-6, Becker dal canto suo non entusiasma di certo, pur eliminando facilmente il connazionale Steeb, con qualche esitazione di troppo uno svedese di seconda fascia come Lundgren, lasciando un set al russo Olhovsky, così come dovendo far ricorso ad un quarto set risolto al tie-break con Bergstrom e Forget, tipi tosti che ben si adattano al gioco sui prati. In semifinale, sintetizzando quindi, Stefan e Boris sono al loro posto.

E chi troviamo nel poker d’assi che andrà a giocarsi il titolo? Già, proprio Michael Stich, che non ha gran pedigreè – un solo titolo in bacheca, a Memphis nel 1990 – ma è in forte ascesa con tre finali stagionali, la semifinale a Parigi e la nuova settima posizione in classifica. In più, e non è certo parametro da sottovalutare, è perfettamente a suo agio nei giardini di Wimbledon, chiedere ai nostri Nargiso e Camporese e a Jim Courier, che ci hanno sbattuto contro. L’altro inatteso a questo stadio della competizione è Wheaton, che dopo Ivan il terribile fa fuori anche il punk di Las Vegas, Agassi, che incoccia nella presenza a rete e nell’eccellente percentuale al servizio del lungagnone che pare aver feeling con l’aria londinese.

Quel che succede nella semifinale alta del tabellone ha sapore del jamais vu. Edberg non lascia possibilità di break sul proprio servizio, mette giù più punti di Stich ma rimane col cerino in man0 in tre tie-break consecutivi che impreziosiscono la partita del tedesco. Che gioca perfettamente i punti importanti e coglie l’opportunità di qualificarsi per l’atto decisivo. Dove l’attende Becker, che batte in tre rapidi set un Wheaton ormai senza più benzina dopo un percorso da raccontare ai nipotini.

7 luglio 1991, il giorno della finale. Da un lato Becker, più forte, più famoso, più vincente, più personaggio… insomma, proprio più in tutto e per tutto; dall’altro Stich, che non ha nulla da perdere, che non ha dimestichezza con una sfida che vale un Grande Slam, che non ha l’aggravio di un surplus di pressione. Ed è proprio il crucco di riserva, o almeno numero due in scala gerarchica, che brekka d’entrata il collega di bandiera, restituisce il vantaggio del servizio ma allunga di nuovo per il 6-4 del primo set. Boris attacca ma non punge, batte forte ma non capitalizza, risponde ma non trova la misura del passante; Michael fa tutto quel che deve fare, all’opposto, compreso giocare un tennis perfetto. Vince la gara degli aces (15 a 10 infine), firma il break quando è il momento, infila l’avversario quando vede il varco giusto, sceglie il tempo per l’approccio a rete. Nel secondo set Becker sale 3-1 ma si fa riagganciare il gioco successivo, salva due palle-break sul 5-5 e si aggrappa al tie-break, che ahimè per lui premia 7-4 Stich. La sfida, che nelle attese si pensava a senso unico, lo è in effetti ma dal versante inaspettato; nel terzo parziale Stich concede solo sei punti in cinque turni di servizio, Becker salva una palla-break dietro l’altra ma quella che vale l’immortalità, sul 5-4 30-40, è una risposta col dritto anticipato che affossa “bum bum“.

Già qualcun altro si era inginocchiato sul manto verde, seppur sbucciato, a celebrare il trionfo. Stavolta è il turno di Michael Stich, che nell’estate del 1991 sorprende il tennis e prende posto accanto agli dei nel tempio di Wimbledon.

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