POULIDOR, IL PRIMO DEI BATTUTI CHE PIACEVA ALLA GENTE

poulidor
Anquetil e Poulidor sul Puy de Dome al Tour de France 1964 – da jm.condette.free.fr

Lo hanno etichettato “il grande perdente” della storia del ciclismo, ma in verità, Raymond Poulidor, non può proprio esserlo. E se avrete la pazienza di leggere quel che vi racconterò tra poco, ve ne convincerete.

Il limousino nasce il 15 aprile 1936, e l’avvicinamento all’arte del pedale è del tutto casuale. In scuola primaria l’insegnante lo abbona alla rivista Miroir sprint e tra le pagine sportive scopre i due campioni dell’epoca, Louison Bobet e Raphael Geminiani. La passione si accende di colpo, accompagnando dopo di poi i fratelli maggiori che praticano attività ciclistica a livello regionale e montando a sua volta in sella alla bicicletta della madre, Marie Marguerite. Le doti ci sono, le prime corse sono convincenti e la crescita agonistica così come quella nella considerazione tra gli addetti ai lavori è inevitabile. Ventenne partecipa alla Bol d’or des Monédières, competizione che dopo il Tour de France assembla professionisti e regionali, e proprio con Bobet e Geminiani è protagonista della corsa. Ormai la strada è tracciata, il tempo di adempiere agli obblighi di leva e poi nel 1960 il passaggio al professionismo, con la Mercier diretta da quell’Antonin Magne che vinse la Grande Boucle nel 1931 e nel 1934, è cosa fatta.

E qui comincia una storia fantastica. Poulidor corre per diciotto stagioni, fino al 1977 anno del ritiro, battagliando con due fuoriclasse che meritano un posto tra i più grandi di sempre, Jacques Anquetil e Eddy Merckx. E se l’incrocio con i due leggendari campioni ha prodotto sfide indimenticabili accrescendone la fama, altresì ha privato Raymond di un palmares che sarebbe potuto essere ben più congruo al suo talento. Poulidor eccelle in montagna ma sul passo non teme i rivali, ha spirito indomito e la lotta serrata lo esalta, la sua figura si associa al Tour de France e… sentite quel che succede.

Sulle strade di casa si presenta ai nastri di partenza per quattordici volte, chiudendo terzo già all’esordio nel 1962, battuto per la prima volta da Anquetil e Planckaert. Due anni dopo vince una tappa a Luchon e sulle pendenze del Puy de Dome regala un’impresa che appartiene alla storia del Tour de France, annicchilendo Anquetil in un memorabile spalla-a-spalla e terminando secondo in classifica, dietro inevitabilmente all’avversario con cui in quegli anni si spartirà la scena infiammando la Francia. Per gli appassionati diventa “poupou“, l’eroe del popolo, emblema del coraggio e della lotta impari con i giganti della strada, nondimeno Poulidor è protagonista nel 1965, secondo dietro all’emergente Gimondi, e ancora terzo nel 1966, anticipato da Aimar e Janssen. Insomma, quattro piazzamenti sul podio per le prime cinque partecipazioni e la consapevolezza che comincia ad affermarsi nel pensiero popolare, ovvero Raymond è l’eterno battuto.

Nel frattempo, in verità, coglie affermazioni di prestigio. Nel 1961 è campione di Francia e conquista la Milano-Sanremo con l’attacco decisivo sul Poggio, batte tutti alla Freccia Vallone e al Gran Premio delle Nazioni – una sorta di campionato del mondo a cronometro – nel 1963, vince la Vuelta nel 1964, stagione che lo premierà con il Superprestige Pernod, ovvero la palma di numero uno per una speciale classifica a punti.

Ma lo sventurato “poupounon riesce a sedurre il Tour de France. Ci prova di nuovo quando ormai è apparsa sulla scena la stella abbacinante di Eddy Merckx, e saranno altre sfide che appartengono all’enciclopedia del ciclismo. Nel 1969 è terzo dietro al “cannibale” e Pingeon, così come nel 1972 è l’incomodo nella partita a due tra Merckx e Gimondi, dioscuri dell’epoca. Vecchierello e sul viale del tramonto non si arrende comunque, nel 1974 è secondo a otto minuti da Mercxk e nel 1976, ormai quarantenne e all’ultimo tentativo, ancora ha le forze per salire sul gradino più basso del podio, stavolta beffato da Van Impe e Zoetemelk. In totale quindi otto piazzamenti nei primi tre della classifica generale, sette vittorie parziali ma soprattutto una maglia gialla sempre sognata ed inseguita ma mai indossata: ci andò vicino proprio la sera del Puy de Dome, 1964, per soli 14 secondi, addirittura nel cronoprologo con cui si aprì l’edizione del 1973 Zoetemelk fece meglio per soli 80centesimi di secondo.

Certo, Raymond è spesso stato il primo dei battuti, troppe volte secondo, tanto che in punto di una morte prematura per cancro Anquetil lo salutò con “anche stavolta sei arrivato secondo“; ma se ancor oggi valicate il confine e chiedete ai transalpini chi è stato il più amato dalla gente, la risposta sarà sempre e solo una: Poulidor, in arte “poupou“.

Ah, dimenticavo, ha vinto in carriera 189 corse. Vi pare un perdente? A me sinceramente no.

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