ALBERTO TOMBA E UN GIORNO SPECIALE

tomba 1988
Tomba in slalom a Calgary 1988 – da omero.it

L’incedere del tempo, tiranno implacabile, annebbia i ricordi ma il nome dell’immenso Alberto Tomba, indelebile, fa bella mostra di sé nella bacheca di chi ha dato lustro allo sport italiano. Sul conto del bolognese ho memoria di una data, 27 febbraio, e di un paio di imprese olimpiche che suscitarono emozioni rare.

1988. Siamo a Calgary, nello stato canadese dell’Alberta, il programma a cinque cerchi propone lo slalom speciale ed il campione bolognese, da qualche mese divenuto fenomeno dello sci, si presenta al cancelletto di partenza con i favori del pronostico. Appena ventunenne, estroverso, burlone, anche un po’ spaccone, ha già ben salda al collo la medaglia d’oro conquistata due giorni prima nel gigante; nella prima manche disegna traiettorie precise, non rischia e il tabellone lo illumina al terzo posto alle spalle del lanzichenecco di turno, Frank-Christian Wörndl, avvantaggiato di 63 centesimi, e dello svedese Jonas Nilsson. Senza la pressione di dover vincere ad ogni costo la seconda discesa della “Bomba” promette spettacolo e merita una vetrina speciale: il Festival della Canzone italiana impone l’alt per trasmettere in diretta la rincorsa all’oro dell’Albertone nazionale che aggredisce il paletto, rischia di deragliare per una buca galeotta, mette in moto le quattro ruote motrici che rendono il suo stile inarrivabile agli altri ed infine taglia il traguardo in prima posizione scatenando il delirio tricolore. Le emozioni sono intense, nel parterre d’arrivo si sussulta per lo svedese che resta dietro; tocca a Wörndl ma il paradiso per lui può attendere. 6 centesimi, un alito, un soffio, è l’impercettibile margine che piazza Tomba lassù, nell’Olimpo di coloro che si son guadagnati l’immortalità sportiva.

La macchina del tempo avanza di sei anni e il teatro cambia. 1994, dalle montagne rocciose ci trasferiamo lungo i dolci pendii della Norvegia, siamo a Lillehammer e troviamo un Tomba evoluto. Se lo sportivo ha affinato un bagaglio tecnico già importante, l’uomo rappresenta ora il perfetto business-man che non può fallire, chiamato com’è alla vittoria che si traduce in soldoni. La pressione, stavolta sì, è forte, i media spingono e la prima chance di successo, il gigante, di cui Alberto è bicampione avendo raddoppiato ad Albertville 1992, sfuma per un’uscita di pista quasi rassegnata. 27 febbraio, che coincidenza, l’appuntamento con la storia è fissato e ancora una volta i pali stretti proporranno una vicenda memorabile. Il freddo pungente sembra atrofizzare i muscoli dell’atleta azzurro, pettorale numero 1, che chiude lontano la prima discesa, dodicesimo con l’abissale distacco di 1 secondo 84 centesimi. Son poche le speranze di ribaltare la situazione ma l’orgoglio del campione ferito può far miracoli e per la seconda manche il prodigio è cosa fatta. Pulsa forte il cuore nell’assistere alla recita agonistica con cui Tomba scende a valle: una belva, una furia scatenata, è vero sì che ha un’incertezza al primo cambio di pendenza ma poi la serpentina si fa sempre più efficace e all’arrivo i cronometri premiano Alberto con l’ovvio primo posto. Basterà? Rammento lo scetticismo, condiviso, del bravo Bruno Gattai, voce di TMC; prima uno, poi un secondo, un altro ancora, gli avversari come birilli si inceppano alle prime porte e il primato regge. Il temibile Thomas Sykora rallenta e finisce lontano, inforca Peter Roth, l’eroe di casa Kjetil André Aamodt mette il sedere a terra e la medaglia a questo punto, insperata, è assicurata. Non sarà d’oro perché al soldatino austriaco Thomas Stangassinger restano 15 miseri centesimi del credito acquisito nella prima manche, tanto basta però all’eroe nazionale per afferrare un argento che di diritto va ad inserirsi tra le imprese olimpiche che racconteremo ai nipotini.

Ormai di anni ne son passati diversi, da quel dì… che ne dici Alberto, una buona bottiglia di rosso per festeggiare la ricorrenza mi pare comunque una buona idea, no?

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