EMERSON FITTIPALDI, IL BRASILE SUL TETTO DEL MONDO IN FORMULA 1

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Emerson Fittipaldi – da taddlr.com

Non di solo calcio, si vive. Vai a dirlo ai brasiliani, popolo di raffinatissimi giocolieri con la palla tra i piedi, pure abilissimi quando si tratta di mettersi alla guida di un’automobile. Se poi è da corsa, meglio ancora.

Senza scomodare il povero Ayrton, che da lassù reclama con eccellenti credenziali la palma di più grande di sempre, c’è un altro paulista che ha fatto fortuna in Formula 1, al punto da esser lui il primo brasiliano a vantare il titolo di campione del mondo. Emerson Fittipaldi, simpaticamente detto “Emmo“, classe 1946 con sangue lucano nelle vene, assapora dal fratello maggiore Wilson la passione per la velocità e dopo gli inizi nel karting, siede su una macchina con buon profitto e nel 1969 sbarca in Europa. Qui lo nota uno che se ne intende proprio, tale Colin Chapman, che lo assolda in Formula 2 per poi promuoverlo l’anno successivo in Lotus a fianco di Jochen Rindt, che abbisogna di qualche fido scudiero nella corsa al titolo iridato. Ce la farà l’austriaco, anno 1970, grazie proprio a Fittipaldi che a Watkins Glen anticipa tutti, vince il suo primo gran premio ed impedisce a Jacky Ickx di completare la rimonta a danno di Rindt che qualche settimana prima a Monza, ahimé, ha trovato morte tragica a prematura. Lo spettacolo deve andare avanti nonostante tutto e tutti, e per Emerson è l’inizio di una parabola da vincente.

Il paulista è veloce ma non troppo spregiudicato, gestisce con intelligenza ed astuzia il mezzo e come pochi altri ha la perizia di saper sviluppare la vettura. Così, dopo una stagione 1971 avara di soddisfazioni, l’anno dopo Fittipaldi è già pronto a battagliare con il campione che domina la scena, Jackie Stewart al volante della Tyrrell. Ed è spettacolo puro, tra due fuoriclasse che si alternano al vertice della Formula 1. In due anni alla guida della Lotus 72D Fittipaldi assomma otto vittorie, nel 1972 è campione del mondo con due gare d’anticipo – il più giovane di sempre, neppure ventiseienne – e nel 1973 è secondo in classifica generale, per altro penalizzato da qualche ritiro di troppo e dalla concorrenza in scuderia dello svedese Ronnie Peterson, che non lo avvantaggia di certo nella bagarre a distanza con Stewart. Il rapporto con Chapman si incrina e a fine anno si consuma il divorzio.

Emerson ha blasone e fama planetaria, trova infine l’accordo con l’emergente McLaren di Teddy Meyer ed è sodalizio subito vittorioso. Nel 1974 la Ferrari è la rivale più autorevole nella corsa al mondiale, Clay Regazzoni capeggia a lungo la classifica ma all’ultimo atto, proprio a Watkins Glen dove vinse la sua prima gara, Fittipaldi al volante della M23 completa una lunga rincorsa sancita da tre vittorie a Interlagos, davanti al pubblico di casa, in Belgio e in Canada e una costanza di rendimento che gli valgono il secondo titolo mondiale. Come già in Lotus, l’anno da iridato è ricco di aspettative ma infine non pari alle ambizioni. Dopo l’inizio convincente con il successo in Argentina, la McLaren accusa carenze di stabilità che ne limitano il rendimento; Fittipaldi pur tuttavia vince ancora, a Silverstone, e sarà il suo quattordicesimo, ultimo trionfo in Formula 1, per terminare la stagione in seconda posizione, seppur a distanza di sicurezza da Niki Lauda, che coglie il titolo con la Ferrari.

Il quadriennio d’oro finisce qui. L’arrivo di James Hunt convince Emerson a farsi da parte, la classe nel suo caso non è proprio acqua ma le motivazioni cominciano a venir meno ed allora è il momento di cambiar aria e tornare a far coppia col fratello Wilson, che nel frattempo ha organizzato una vettura ed un progetto brasiliano. In cinque anni di Fittipaldi&Fittipaldi il fuoriclasse paulista si trova prima a remare a fondo gruppo, poi ad emergere con un clamoroso e superbo secondo posto nel gran premio di casa a Interlagos nel 1978, infine a chiudere mestamente la carriera nonostante un’altra, insperata presenza sul podio, a Long Beach nel 1980.

E’ l’arrivederci del campione. Emerson Fittipaldi, che convinse i brasiliani che non di solo calcio si vive, saluta e va a lucrare in formula Cart, altrimenti nota anche come formula Indy. Vincerà il titolo nel 1989 e per due volte il suo nome apparirà nell’albo d’oro prestigiosissimo ed ambito della 500 miglia di Indianapolis: dopo di lui, solo Ayrton.

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