FANNY BLANKERS-KOEN, LA MAMMA VOLANTE DELL’ATLETICA OLANDESE

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Fanny Blankers-Koen alle Olimpiadi del 1948 – da abc.net.au

Fanny Koen, sposata Blankers, sta all’atletica femminile come Owens e Lewis stanno a quella maschile: ovvero, è l’unica donna della storia ad aver collezionato quattro medaglie d’oro in una sola edizione olimpica. Di più, completa la prodezza pur essendo madre, di due bambini, e ciò avrebbe dovuto inibirla all’attività agonistica. Appunto, avrebbe… almeno secondo le consuetudini dell’epoca.

Fanny, altresì, ha idea diversa, lei e il marito-allenatore, Jan Blankers che fu triplista ai Giochi di Amsterdam del 1928. Si può gareggiare a dispetto della maternità, e lo si può fare addirittura ad altissimi livelli. La Koen è campionessa di fama mondiale, se è vero che ha già partecipato alle Olimpiadi berlinesi del 1936, ha colto due bronzi agli Europei di Vienna del 1938 e in tempi di guerra ha firmato due primati del mondo nel salto in alto e nel salto in lungo. In effetti la ragazza olandese, 1metro 75centimetri per 63chili distribuiti in un fisico da primadonna, ha versatilità clamorosa, velocista tra le più accreditate su 100 e 200 metri, ostacolista provetta sugli 80 metri, nonché eccellente saltatrice. Ma il regolamento a cinque cerchi impone non più di tre prove individuali, di che la Koen opta, per le Olimpiadi di Londra del 1948, sulle discipline veloci, 80 ostacoli, 100 metri e 200 metri, che si corre per la prima volta, infine la staffetta 4×100.

Blankers-Koen, diamole il nome che la celebrerà icona a cinque cerchi, ha 30 anni, è campionessa continentale sugli 80 metri e nella staffetta, titoli conquistati due anni prima a Oslo, e le corsie dello Stadio di Wembley stanno per applaudirne le imprese. Dal 31 luglio al 7 agosto la “mammina volante” dell’atletica olandese si allinea alla partenza di undici gare, e saranno undici vittorie. Si comincia con i 100 metri, disciplina di cui detiene il record del mondo ma che l’ha vista inciampare agli Europei di Oslo, estromessa in semifinale da una caduta.Il divario con le avversarie è tale che non c’è storia, Fanny gestisce le forze in batteria, vince a mani basse la semifinale e il 2 agosto, sotto la pioggia battente che ha ridotto la sua terza corsia ad un binario fangoso, domina in 11secondi 9decimi, lasciando la britannica Dorothy Manley a distanza abissale.

Tocca agli 80 metri ostacoli, e qui, pur in possesso del miglior cronometro del pianeta, Blankers-Koen ha vita difficile con l’inglese Maureen Gardner, che ne ha eguagliato il primato a 11secondi. Le due donne, il 3 agosto, dominano la concorrenza in batteria, in semifinale Fanny vince e Gardner è solo terza, ma la sfida che conta è quella in finale il 4 agosto. La britannica scatta veloce, Blankers-Koen arranca in rimonta ma infine riesce a sopravanzare di poco la rivale, accreditate entrambe del tempo di 11secondi 2decimi. In verità l’olandese crede di aver avuto partita persa, perché nell’aria si diffondono le note di God save the Queen, in realtà la musica accoglie l’entrata allo stadio della famiglia reale e il fotofinish, inequivocabile, garantisce alla “mammina volante” il secondo oro olimpico.

E’ la volta dei 200 metri, distanza doppia che per la prima volta si corre al femminile ai giochi olimpici. Blankers-Koen, tra il 5 e il 6 agosto, in realtà ha qualche reticenza, vorrebbe tornare a casa dai figli ma il marito la convince a partecipare e l’insistenza ha buon gioco. L’olandese corre in scioltezza batteria e semifinale, e in finale, sotto l’immancabile pioggia londinese, disegna la gara perfetta. Ha corsia interna, la numero 2, ma la curva è sontuosa e sul rettilineo d’arrivo esplode la potenza della falcata che le consente di segnare il tempo di 24secondi 4decimi, lasciando Audrey Williamson, atleta di casa, a 7decimi di distacco. E’ il margine più ampio della storia olimpica dei 200 metri, sul podio si segnala la presenza della prima atleta afro-americana, Audrey Patterson, anche se molti anni dopo la rivisitazione del fotofinish certificherà l’inutile e beffardo terzo posto dell’australiana Shirley Strickland.

L’impresa che elegge di diritto Fanny Blankers-Koen tra le grandi campionesse dello sport ormai è compiuta, rimane da piazzare la ciliegina sulla torta. E così sia. Il 7 agosto il quartetto olandese composto da Xenia Stad-De Jong, Nettie Witziers-Timmer, Gerda van der Kade-Koudijs e appunto Blankers-Koen è pronto per la staffetta 4×100. Le quattro ragazze vincono la batteria in 47secondi 6decimi ma le cose sembrano mettersi male in finale. Fanny è l’ultima frazionista e riceve il testimone da Gerda in terza posizione, in netto ritardo da Australia e Canada che viaggiano veloci al comando. Blankers-Koen aziona le lunghe leve, entra in scia alle due avversarie e proprio sul filo di lana le anticipa di un niente col tempo di 47secondi 5decimi. E’ il quarto oro, come nessuna donna mai prima e mai dopo.

Questa è la storia sportiva di Fanny Blankers-Koen, “mammina volante” olandese, che sconfisse i pregiudizi e che da quell’ormai lontano 1948 siede tra gli dei di Olimpia.

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