JEAN VUARNET, LA DISCESA “A UOVO” DI SQUAW VALLEY 1960

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Vuarnet in azione nella discesa olimpica – da memosport.fr

C’è un che di romantico, nel raccontare gli accadimenti della discesa libera olimpica del 1960. Ammantata di romanticismo onirico, ad esempio, è la località che la ospita, Squaw Valley, che rimanda a remote tradizioni indiane; altrettanto lo è la parabola primordiale del vincitore, Jean Vuarnet, che ebbe i natali ad un passo dal deserto ed arrivò a gloria perpetua conoscendo la neve.

Il 22 febbraio 1960, posticipata di tre giorni per il perdurare delle avverse condizioni meteo, va in scena la prova veloce al maschile. Non c’è un favorito d’obbligo, Toni Sailer l’asburgico quattro anni prima ha fatto il pieno di medaglie d’oro a Cortina così come alla kermesse mondiale del 1958 a Bad Gastein ma ha optato per il benessere e la sicurezza della pensione anticipata. In casa Austria si confida pertanto in un giovanotto di bellissime speranze, Karl Schranz, e sul medagliato di bronzo della pista Olimpia-Tofane, Anderl Molterer, ma è sul confronto Svizzera-Francia che sembra potersi decidere la lotta per le medaglie.

Gli elvetici hanno Staub e Willi Forrer, i francesi un terzetto fenomenale composto da Guy Perillat, Adrien Duvillard e proprio Jean Vuarnet, con l’aggiunta di Charles Bozon, ed hanno l’obbligo di riscattare due edizioni a cinque cerchi, 1952 e 1956, senza medaglie. Due anni primi, ai campionati mondiali, sono questi gli uomini che hanno occupato le posizioni di rincalzo, alle spalle dell’irraggiungibile Sailer; in più, il tedesco Hans Peter Lanig può provocare la sorpresa e l’Italia ha poche speranze, riposte nel solo Paride Milianti, seppur siano presenti anche Italo Pedroncelli e Felice De Nicolo.

Proprio il tedesco Lanig, pettorale numero sette, fissa il tempo da battere, 2minuti 6secondi 5decimi, necessario per completare il tracciato. Jean Vuarnet ha studiato con l’allenatore Georges Joubert una posizione “a uovo“, aerodinamica e innovativa, proiettata nel futuro e che fa storcere il naso ai puristi. Ma è la mossa vincente, così come l’aver attentamente studiato la pista in ricognizione e usare, anche in questo caso primo scivolatore della storia, attrezzi metallici, marca Rossignol. Pettorale numero 10, Vuarnet abbatte il limite di Lanig di 5decimi e sale sul gradino più alto del podio. Il trionfo francese è completato dal terzo posto di Guy Perillat, che rimane di poco sotto il secondo di ritardo e precede nettamente gli svizzeri Forrer e Staub, grandi delusi della prova. Schranz, il migliore tra gli austriaci, chiude settimo alla sua prima grande apparizione internazionale, Molterer non ripete l’exploit di Cortina e finisce nel dimenticatoio, mentre Milianti avvicina i primi dieci della classifica chiudendo in dodicesima posizione, con un disavanzo di quasi 5secondi.

Vuarnet è campione olimpico di discesa libera ed entra nella storia; qualche anno dopo farà altrettanto in qualità di allenatore, mentore di quella nidiata di campioni chiamata “valanga azzurra“. Chapeau monsieur Jean, paladino della modernità.

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