ARGENTINA-PERU’, LA VITTORIA DEI SOSPETTI AI MONDIALI DEL 1978

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Una fase dell’incontro – da blogs.deperu.com

L’albo d’oro dei Mondiali del 1978 riporta il nome dell’Argentina campione. E su questo non ci piove. Ma il dietro le quinte, ad onor del vero, è una storia di brutalità e filo spinato, di soldati armati di mitra e creature strappate alle madri, di voli notturni sopra il Rio de la Plata e corpi spariti tra i flutti del mare… ergo, non è proprio oro tutto quel che luccica, nell’impresa dei pupilli del “flaco” Luis Cesar Menotti.

L’Argentina organizza l’edizione numero XI della principale kermesse calcistica, ed è l’occasione propizia per la combriccola di manigoldi al potere di illustrare il paese agli occhi del mondo. Il regime abbisogna di un successo franco e vittoria dovrà essere, senza riserva alcuna. Buona squadra, quella bianco-celeste, ma probabilmente non la più forte del lotto: due espulsi magiari nel primo match vinto 2-1 con l’Ungheria, un rigore che dire dubbio è dire poco nell’altro 2-1 con la Francia – che a conti fatti costerà l’eliminazione ai “galletti” di un giovane Platini – e lo scivolone con l’Italia bellissima di Bearzot, 1-0, che costringe al trasferimento da Buenos Aires a Rosario. La sede sarà determinante, vedremo poi perché.

La seconda fase a gironi mette l’Argentina a confronto con i rivali storici del Brasile, ed è 0-0 al termine di una sfida più di calci che di calcio, che segue il 2-0 con la Polonia e rimanda la scelta delle finaliste all’ultimo incrocio, 21 giugno, quando da noi nasce l’estate ma laggiù, nel profondo Sudamerica, è inverno pieno. Contrariamente a quanto avviene nell’altro raggruppamento, quello che promuoverà l’Olanda alla finalissima e dirotterà l’Italia al match consolatorio per terzo e quarto posto, la programmazione prevede alle 16.45 Brasile-Polonia e alle 19.15 appunto Argentina-Perù. I carioca si impongono 3-1 e obbligano i padroni di casa a dover vincere con almeno quattro gol di scarto, per il gioco della differenza reti.

Si gioca a Rosario, eccoci, e qui ci scappa l’inghippo. Si dà il caso che il portiere peruviano, Ramon Quiroga, che nella prima fase del torneo ha piacevolmente sorpreso così come i compagni tanto da far traballare l’Olanda ed estromettere la Scozia, abbia proprio origini argentine e sia nato a Rosario. Una coincidenza, certo, ma lo sviluppo della vicenda agonistica darà adito a sospetti e illazioni. Si vocifera di particolari rapporti di buon vicinato tra i due paesi in concomitanza con la partita, la stampa brasiliana ha l’occhio vigile e invita il ct Calderon a lasciar fuori squadra Quiroga per rimpiazzarlo con il vice Sartor, guarda caso il pullman che porta la squadra allo stadio impiega un’eternità ad arrivare a destinazione. Insomma, gioca un po’ tutto a favore dell’Argentina che il commissario tecnico Menotti schiera con formazione spregiudicata, quattro attaccanti a cercare il bottino di reti necessarie per la finale.

Daniel Bertoni, che verrà in Italia a Firenze e segnarà la prima rete straniera dalla riapertura delle frontiere; Leopoldo Luque, che ha perso il fratello ad inizio torneo per incidente stradale; Oscar Ortiz, che si è guadagnato i gradi di titolare; Mario Kempes, che a fine Mondiali avrà garantita gloria perpetua come miglior bomber e stella assoluta della manifestazione: questo il quadrilatero d’offesa, a cui si oppongono il leggendario capitan Chumpitaz a guidare la difesa e l’altro totem in maglia bianco-rossa, Teofilo Cubillas capocannoniere con cinque reti.

Quiroga è regolarmente al suo posto, a guardia dei pali, e in buona sostanza non inciderà oltre il lecito sul risultato finale del match; semmai è discutibile l’approccio agonistico decisamente “morbido” del Perù nel suo complesso, che seppur già eliminato dovrebbe per lo meno garantire un minimo di combattività. E’ vero sì che dopo pochi minuti il palo salva Fillol dalla zampata di Munante che potrebbe risultare di condanna, ma l’ardore iniziale lascia ben presto spazio al remissivismo palese. Chumpitaz è stranamente goffo e spesso fuori posizione, Cubillas non vede palla, il compagno di reparto Oblitas gira mestamente a vuoto. E così per l’Argentina l’impresa, da proibitiva, diventa ben più agevole e se il gol di Kempes al 21′ incendia il popolo degli spalti già rigurgitante passione, il raddoppio di Tarantini al 43′ quasi produce l’isteria collettiva. Quando poi, ad inizio ripresa e nel breve volgere di sessanta secondi, ancora Kempes e poi Luque infilano senza trovar troppa resistenza la porta di Quiroga per il 4-0 che vale la sfida decisiva, è già tempo di titoli di coda e di attesa per la finalissima.

Finisce 6-0 – nel tabellino compaiono Houseman e Luque di nuovo – e si parlerà di “marmellata peruviana“, che equivale al nostro biscotto o al francese combine… a pensar male si farà peccato, chi lo nega, il reato sarà pure prescritto, certo, ma spesso si indovina.

Il tabellino della partitaArgentina: Fillol, Olguin, Galvan, Passarella, Tarantini, Larrosa, Gallego (Oviedo 86′), Luque, Ortiz, Kempes, Bertoni (Houseman 65′). Allenatore: Menotti. Perù: Quiroga, Duarte, Manzo, Chumpitaz, Rojas, Quesada, Cueto, Velasquez (Gorriti 52′), Cubillas, Munante, Oblitas. Allenatore: Calderon.
Arbitro: Wurtz (Francia)
Reti: Kempes 21′, Tarantini 43′, Kempes 49′, Luque 50′, Houseman 67′, Luque 72′
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