JORDAN, MAGIC, BIRD: CHI E’ STATO IL PIU’ GRANDE?

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Bird, Magic Johnson e Jordan – da interbasket.net

Il giochino è facile: scegliamo i cinque giocatori che a modestissimo parere del vostro scriba hanno segnato più di ogni altri la storia della sport con la palla a spicchi, viaggiando attraverso epoche e stili diversi. A voi poi la possibilità di dissentire ed individuare i vostri campioni preferiti, premesso che dalla graduatoria sono chiamati fuori i fuoriclasse del recente passato, Karl Malone e Shaquille O’Neal tra questi, o ancora attivi, James, Bryant e Duncan ad esempio… perchè lo sbarramento del XX secolo è inderogabile.

1. MICHAEL JORDAN. La mia generazione si è innamorata del mondo dorato del basket stelle-e-strisce lustrandosi gli occhi con le prodezze ad altezze vertiginose di Air Jordan, semplicemente l’atleta più straordinario che abbia calcato un parquet. A metà anni Ottanta il ragazzo uscito dalla North Carolina University – con cui vinse anche il titolo NCAA nel 1982 – infiltrò il mondo dei professionisti e la pallacanestro non fu più la stessa. Nessun avversario poteva fermarlo nelle incursioni a canestro, il suo tiro dalla media distanza era mortifero così come le conclusioni da lontano spesso andavano a bersaglio e portò una squadra modesta come i Chicago Bulls ben sei volte sul tetto del mondo. Per dieci volte fu miglior cannoniere del campionato e cinque volte MVP, vestì la maglia della Nazionale statunitense alle Olimpiadi di Barcellona 1992 e con il Dream Team fu spettacolo a piene mani. Si ritirò una prima volta nel 1993, tornò dopo due anni e dominò come nessuno mai prima e dopo di lui, conobbe un secondo ritiro ed un secondo ritorno con la maglia di Washington ed anche alla veneranda età di quaranta anni stazionò tra i migliori bomber dell’NBA. La casacca col numero 23 fa bella mostra di sè allo United Center di Chicago e statene certi, uno così non lo rivedremo proprio mai più. Come disse Larry Bird, altro immenso campione, la sera in cui Michael segnò 63 punti in un’epica sfida contro i suoi Boston Celtics: “Penso sia semplicemente Dio travestito da Michael Jordan”.

2. WILT CHAMBERLAIN. I numeri sono a favore del fenicottero di Filadelfia, 216 centimetri impossibili da contenere sotto i tabelloni a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Detiene il record di punti, 100, e rimbalzi, 55, per una singola partita, nonchè la media punti più alta per una singola stagione, 50.4 nel 1962 con Filadelfia. Non vinse moltissimo, è vero, solo due anelli proprio con i Sixers nel 1967 e con i Los Angeles Lakers nel 1972, quando una carriera iniziata con la maglia degli Harlem Globetrotters volgeva oramai a termine. Dispiace che se ne sia andato prematuramente, all’alba dei 63 anni, per un infarto, lui che di fisico dominava il mondo.

3.KAREEM ABDUL-JABBAR. Lew Alcindor fino al 1971 quando si convertì all’Islam, è l’altro trampoliere che ereditò da Chamberlain il dominio a rimbalzo. Longevo fin oltre i quaranta anni nonchè miglior marcatore di sempre nella storia dell’NBA con 38.387 punti, esordì nel 1969 a Milwaukee con cui vinse il titolo nel 1971 e per tre volte fu miglior giocatore della stagione. Ma la pagina più straordinaria della sua carriera iniziò con la cessione ai Los Angeles Lakers nel 1975, quattordici anni di basket stellare conditi da cinque titoli ed altri tre premi di MVP. Il suo gancio-cielo con spalle rivolte alla retina è il gesto tecnico più incontenibile della storia del basket, e gli valse addirittura 19 convocazioni per l’All Star Game.

4. MAGIC JOHNSON. Il 7 novembre 1991 la sua confessione in diretta di aver contratto il virus HIV emozionò il mondo: il volto più sorridente della pallacanestro mondiale, l’esemplare da imitare per milioni di appassionati di basket, si trovava a combattere la battaglia più dura. Ma il fenomenale playmaker, che già ai tempi universitari di Michigan State fronteggiava Larry Bird in sfide passate alla leggenda, vinse il male e tornò a gareggiare e lo Staples Center di Los Angeles, teatro dello “showtime” gialloviola, ritrovò il suo campione più amato. Giocatore universale, fisicamente dominante per velocità e tecnica, era capace di segnare 42 punti così come catturare 15 rimbalzi e servire 7 assist, esattamente quel che accadde in gara-6 della finale con Filadelfia nell’anno da debuttante, 1980. In cabina di regia è stato il più grande, facendo la fortuna di chiunque giocasse al suo fianco, vinse 5 titoli e per 3 volte si guadagnò la palma di miglior giocatore dell’anno. Malato ma sempre sorridente vinse l’oro olimpico di Barcellona ed ancora oggi, a diciotto anni dal ritiro, quando in America si parla di NBA è suo il nome che prima di ogni altro la gente ama ricordare.

5. LARRY BIRD. Aprite l’enciclopedia del basket e analizzate le seguenti voci: dinamica di tiro, intelligenza cestistica, senso della posizione, carisma. Il primo nome che viene in mente è quello del biondo dei Boston Celtics anni Ottanta, forse il giocatore più completo della storia, capace all’occorrenza di essere miglior realizzatore, rimbalzista e passatore della squadra. Ha vinto tutto quel che c’era da vincere e ha dominato a dispetto di un’esplosività atletica non dirompente come gli illustri compagni di cui sopra. Tre titoli NBA e tre nomine a MVP dell’anno bastano e avanzano per legittimare l’etichetta di “the legend“.

Chiudo menzionando alcuni fenomeni che potrebbero tranquillamente meritare un posto tra i migliori cinque: Bill Russell, forse il miglior centro difensivo di sempre, che tra il 1957 e il 1969 vinse undici titoli con gli imbattibili Boston Celtics dell’epoca; Oscar Robertson, una sorta di Magic Johnson, che tra anni Sessanta e anni Settanta smazzava assist a getto continuo e fu regista eccelso; Jerry West, che è l’emblema dei Lakers ancor prima dell’avvento della tv, realizzatore tra i più grandi e uomo-squadra di levatura assoluta; Julius Erving, antesignano di Jordan nel librarsi in aria, che entusiasmò Filadelfia e fece dire proprio a Jordan “senza Doctor J non sarebbe mai esistito MJ”; Hakeem Olajuwon, detto “the dream“, di cui non si parla mai abbastanza ma fu un gigante, non solo di stazza, sotto i tabelloni.

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