NIKOS GALIS, E’ GRECO IL DIO DEGLI EUROPEI DI BASKET 1987

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Grecia in trionfo – da creteplus.gr

Dèi e ciclopi, eroi e giganti. E’ quel che da millenni la mitologia ci tramanda dalle terre elleniche, ma nel giugno 1987 è tempo di accantonare i tratti dell’epica e trasferirci nella realtà. Una meravigliosa realtà per la Grecia del basket e la sua stella più luminosa, Nikos Galis.

La XX edizione degli Europei trova appunto ospitalità nell’Ellade e la squadra di casa ha l’occasione di mostrare al mondo che quaggiù non si vive solo di Agamennone e Partenone. Certo, i favori del pronostico sembrano riservati ad altre formazioni, in primis l’URSS che detiene il titolo conquistato due anni prima in Germania, in secundis la Jugoslavia che si avvale di una nidiata di giovanissimi talenti, in terzis Spagna e Italia che solitamente raccolgono quando le due grandi fanno cilecca. La Grecia conta sul fattore campo ma non pare attrezzata per la lotta di vertice. Appunto, pare.

Perché il fatto di giocare davanti al pubblico amico, la passione che questo riesce a sprigionare e l’energia che produce negli atleti centuplica l’ardore agonistico e il Pace e Friendship Stadium, ovvero il Palazzetto dello Sport del Pireo teatro delle gesta dei beniamini locali, diventa il luogo dove non è proprio fatto divieto di sognare. Coach Kostas Politis ha tra le mani una squadra che assembla un fuoriclasse, Nikos Galis, tra i più grandi di sempre della pallacanestro europea, nato in America ma naturalizzato greco per via delle origini di Rodi dei genitori, un capitano, Panagiotis Yannakis, che è anima, cuore, cervello, gambe, insomma tutto quel che deve essere un leader, e poi una schiera di onesti mestieranti che nell’arco della manifestazione dismetteranno i panni degli oscuri comprimari per vestire quelli degli osannati protagonisti.

La Grecia è inserita nel girone di ferro, gruppo A, che per ironia della sorte mette a confronto proprio Urss, Jugoslavia e Spagna, ovvero tre delle principali pretendenti al trono d’Europa. In più c’è l’emergente Francia di Ostrowski e Dacoury, oltre alla cenerentola Romania che tiene a battesimo la Grecia nella sfida di apertura il 3 giugno: Galis è già in vena di devastazione e con 44 punti firma il facile 109-77 che serve ad infiammmare, caso mai se ne sentisse il bisogno, la folla vociante assiepata sulle gradinate. La carica emotiva è tale che il giorno dopo l’incitamento Hellas! Hellas! Hellas! tramortisce i giovanotti jugoslavi, bravini ma a corto di esperienza, ad eccezione di Drazen Petrovic, che nel secondo incontro soccombono 84-78 dopo aver condotto il primo tempo, seppelliti ancora dai 44 punti di Galis che ha già chiarito le sue intenzioni: sarà dura fermarlo. Ci riescono la Spagna, netto 106-89 nonostante i 35 punti di Nikos, e la fortissima Urss, misero 69-66 con Galis tenuto a soli 31 punti, prima della sfida decisiva con la Francia. Al Pireo il caldo è asfissiante e la bolgia assordante, la Francia regge un tempo per poi sciogliersi alla distanza, 82-69 e 34 punti di Galis che tira con un pazzesco 72% di percentuale. La qualificazione è assicurata col quarto posto nel girone, e l’Italia sarà l’avversaria al turno successivo. Gli azzurri completano un percorso senza pecche, cinque vittorie in cinque partite, ed Antonello Riva si conferma bomber tra i più efficaci del panorama europeo, chiudendo la prima fase con 25.4 punti a partita. Sia chiaro, niente in confronto al 37.6 di Galis.

I due cecchini sono quindi chiamati a duello nella prima sfida ad eliminazione diretta, l’Italia ha i precedenti a favore ma nulla può al cospetto dei 16.00o sostenitori ellenici che rigurgitano sostegno ed incitamento al servizio dell’amor patrio. La Grecia domina il primo tempo, Galis ne mette 38, Yannakis 22, lo sgraziato Kambouris 14 e gli azzurri, nonostante i 23 punti di Riva e le buone prove di Magnifico e Tonut, si inchina senza riserve, 90-78. Equilibrio, in realtà, ce n’è poco anche negli altri incontri, l’Urss con 25 punti di Volkov travolge la Cecoslovacchia nella rivincita della finale del 1985, 33 punti di San Epifanio sono sufficienti alla Spagna per eliminare la Germania, la Jugoslavia non ha problemi con la Polonia, con Grbovic top-scorer con 24 punti.

E così in semifinale si presenta un poker d’assi, curiosamente le quattro squadre inserite nel gruppo definito “della morte“, a certificare uno sbilanciamento di valori evidente. C’è l’Urss che vanta lo status di numero 1 ed è imbattuta, c’è la Spagna che in quanto a versatilità non è seconda a nessuno, c’è la Jugoslavia con un concentrato di talento come non si è mai visto in territorio europeo, e c’è ovviamente la Grecia, spinta dall’orgoglio nazionale. 26 punti di Marciulionis e 20 di Khomicius bastano ai sovietici per venire a capo della resistenza iberica, 113-96, che ha 20 punti dall’eccellente Jimenez; la Jugoslavia di Drazen Petrovic vorrebbe vendicare la sconfitta della fase a giorni e guadagnarsi l’atto decisivo ma la difesa impostata da Kostas Politis nega al “Mozart dei canestri“, tenuto a 22 punti, la gioia della vittoria. Su tutti un monumentale Christodoulou che con 18 punti spalleggia Galis, 30 punti, e la Grecia, 81-77, nel tripudio di bandiere bianco-azzurre vola a giocare la partita della vita.

14 giugno 1987, appuntamento con la storia. Un paese intero, dalla Tracia alla Tessaglia, dall’Arcadia al Peloponneso, per sconfinare nelle isole dell’Egeo, si mette al televisore e confida che gli dèi dell’Olimpo siano propizi. E’ il giorno dei marcantoni dell’area pitturata, Fassoulas e Kambouris, che se la vedono con il ciclopico, è proprio il caso di dirlo, Tkatchenko e i suoi 221 centimetri; è il giorno in cui Yannakis spiega al mondo cosa significhi essere capitano e leader; è il giorno in cui Galis, 40 punti, si siede al fianco degli dèi; è il giorno in cui la classe operaia, su tutti Andritsos, beata lei, va in paradiso, e non è solo una frase fatta. La sfida è elettrica, lottata punto a punto, Valters e Marciulionis sono campioni veri ma l’Urss non prende mai il largo, così come la Grecia ribatte da par suo e rimane incollata. Agonismo e intensità penalizzano la tecnica, nondimeno le emozioni sono violente ed è volata in rettilineo. All’ultimo minuto l’Urss è avanti di due punti, 89-87, Andritsos pareggia con due titi liberi, Valters e Ioannou hanno il match-ball ma fa difetto la freddezza. E’ supplementare, ulteriore sovraccarico adrenalitico per un match che pare non spengersi mai. Galis e Valters si sfidano a colpi di classe, ma l’uomo del destino è Anargiros Kambouris, maglia numero 7, che a quattro secondi dal termine va in lunetta, segna il 103-101 e regala il titolo alla Grecia.

Non è mitologia antica, questa, bensì un meraviglioso presente, ma finirà comunque tra le pagine di un libro di storia. Hellas!Hellas!Hellas!

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