JIM CLARK, L’ASSO DEL VOLANTE

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Jim Clark – da motorsportretro.com

Non so se è stato il più grande come molti affermano, so per certo comunque che Jim Clark è stato un asso al volante. Autentico, fenomenale, solo che la sventura si è accanita con lui.

Classe 1936, scozzese del Fife dove l’aria è sferzata dai venti del mare, Clark è figlio di un ricco allevatore di pecore e proprio il trattore e la macchina del padre sono i mezzi meccanici che sviluppano in lui colpo d’occhio e passione motoristica. Fortuna vuole che un amico di famiglia, Ian Scott Watson, lo avvii alla pratica sportiva e il talento del giovane Jim non tarda proprio ad evidenziarsi. Incrocia in gara Colin Chapman e l’inglese, ben presto progettista e costruttore, è l’uomo che lo lancerà nel firmamento dell’automobilismo mondiale.

Nel frattempo, infatti, Clark è pronto ad infiltrare la Formula 1, nell’inverno del 1959 potrebbe firmare con l’Aston Martin ma la casa londinese si ritira ed ecco allora che si formalizza il matrimonio proprio con la Lotus di Chapman, scuderia a cui Jim rimarrà fedele per tutta la carriera. E’ l’inizio di una meravigliosa avventura. Clark è pulito nelle traiettorie seppur velocissimo, abile in curva nonostante lo stile essenziale, ha capacità di guida assolutamente fuori dal comune e in pista eccelle come pochissimi altri hanno saputo fare. Chapman lo ingaggia per Formula Junior e Formula 2, Clark corre anche con la biposto sport e nel campionato turismo, così come presta servizio in qualche rally ed è protagonista nell’ovale di Indianapolis… insomma, binomio vincente a tutto tondo e la Formula 1 lo consacra.

Clark debutta a Zandvoort nel gran premio d’Olanda, 7 giugno 1960: undicesimo in prova con la Lotus 18 giallo-verde motorizzata Coventry-Climax, staziona a lungo in quarta posizione prima che un guasto alla trasmissione lo costringa al ritiro. Avrà modo di rifarsi, non dubitate, nel frattempo è quinto in Belgio e in Francia e in Portogallo, prima della chiusura del campionato, sale per la prima volta sul podio, terzo nonostante una Lotus imperfetta per l’incidente in prova.

Il 1961 è segnato dal terribile e tragico incidente alla curva Parabolica di Monza, che vede coinvolti Clark e la Ferrari di Von Trips, collisione che provoca la morte del pilota tedesco e di quindici spettatori. Jim, uomo serio, riservato, schivo, ben voluto da tutti, è toccato dall’episodio, nondimento l’anno dopo è pronto a competere per le prime posizioni alla guida della rivoluzionaria Lotus 25, un telaio monoscocca disegnato con il pilota semisdraiato e le braccia distese: pare che Chapman avesse realizzato lo schizzo su un tovagliolo di ristorante. Fatto è che Clark, velocissimo in prova, vince in Belgio e a Silverstone; è protagonista sul difficile e pericoloso tracciato di Nurburgring nel campionato sport con la piccola Ford Cortina Lotus 23, battagliando e dando spettacolo sotto l’acqua con Ferrari e Porsche; trionfa ancora a Watkins Glen ma all’ultima gara, ancora in corsa per il titolo iridato con Graham Hill, parte in pole-position ma è costretto all’abbandono per una perdita d’olio quando è saldamente al comando.

E’ solo l’anticipo di quello che Clark sta per illustrare agli occhi del mondo. L’anno 1963 è quello dell’apoteosi. Lo scozzese non ha rivali, è spesso il più rapido in prova per dominare i primi giri in gara ed amministrare poi il vantaggio accumulato, vince sette gare sulle dieci in calendario dopo il deludente ottavo posto all’esordio a Montecarlo, circuito che non porterà mai fortuna a Jim. A fine stagione è campione del mondo per la prima volta precedendo Graham Hill e la Lotus, infine, vince il titolo riservato alle case costruttrici. La stagione successiva Clark parte con i favori del pronostico ma qualche ritiro di troppo, cinque pole-position e tre vittorie in Olanda, Belgio e Inghilterra non bastano a contendere il titolo che premia John Surtees.

Il bis è rimandato al 1965, quando Clark torna a fare il bello e il cattivo tempo con la Lotus 33 che porta al successo in Sudafrica, per la quarta volta consecutiva in Belgio e a Silverstone, di nuovo in Olanda, in Francia e al Nurburgring. Graham Hill ancora una volta è il suo avversario più ostinato ma fanno epoca le sfide con il connazionale Jakie Stewart, neofita con la BRM che ne raccoglierà l’eredità. Vince la 500 Miglia di Indianapolis con la Lotus 38 a motore posteriore ed ancor oggi Clark rimane l’unico ad essersi imposto nell’ovale più famoso al mondo lo stesso anno del titolo mondiale.

All’apice della carriera, appena trentenne, Clark sembra avviato a segnare una dittatura incontrastata ma… ma i nuovi regolamenti impongono di alzare le cilindrate da 1500 a 3000 cc e la Lotus 33, che tante soddisfazioni ha regalato al campione scozzese ma può montare solo il vetusto Coventry-Climax 2000 cc, non è all’altezza delle altre monoposto. Clark è comunque terzo in Olanda e prima del termine della stagione, infine approntato un motore 16 cilindri non proprio performante, il BRM H16, vince l’unica gara a Watkins Glen.

Per il 1967, dopo l’inizio di campionato alla guida di una Lotus vecchio tipo, Clark beneficia del nuovo motore Cosworth V8 Ford ed il sodalizio è subito vincente. Jim porta al trionfo la sua Lotus 49 al debutto a Zandvoort, vince ancora a Silverstone per la quinta volta, è davanti a tutti negli Stati Uniti e in Messico e regala una prestazione memorabile a Monza dove, attardato di un giro, rimonta furiosamente Brabham e Surtees che guidano la corsa, li sorpassa per poi chiudere solo terzo, a secco di benzina.

E così siamo giunti al 1968, che non fu solo l’anno della rivoluzione culturale. No, maledettamente no. Clark ha già vinto il primo gran premio stagionale in Sudafrica – 25 vittorie e 33 pole-position in carriera – a Kyalami, ma il 7 aprile, chissamai, è impegnato nel campionato Europeo di Formula 2 sul tracciato tedesco di Hockenheim. E la sventura si abbatte sul campionissimo. Piove a dirotto, e dopo pochi giri Clark, in settima posizione seguito da Chris Irwin, declina sulla sinistra nella parte di circuito che infila nel bosco. Non lo rivedrà più nessuno. La Lotus dello scozzese viene rirovata distrutta tra gli alberi, Clark muore e con lui se ne va l’asso più acclamato.

Radio Rai aprì le trasmissioni annunciando la morte del campione, una radio californiana invitò gli automobilisti in ascolto ad accendere i fari in segno di lutto. Non corse mai in Ferrari, Jim Clark, ma Monza l’amò come un figlio prediletto. C’è bisogno di aggiungere altro?

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