VAVA’, L’ATTACCANTE DEL BRASILE DEI SOGNI

vavà
Una rete di Vavà ai Mondiali del 1962 – da brazilofallworldcups.com

Una premessa ed uno promessa, prima di avviare il racconto sportivo del giorno. Sto per presentarvi un attaccante che appartiene all’enciclopedia del calcio, e nel farlo cercherò di citare il meno possibile il Dio del pallone con il quale fece coppia, ovviamente sua maestà Edson Arantes do Nascimiento, in arte Pelè.

Vavà, perché è di lui che canterò le gesta, nasce a Recife il 12 dicembre 1934 e per l’anagrafe altri non è che Edvaldo Izidio Neto. Proprio nella squadra della sua città muove i primi passi, mostrando buone doti realizzative che si sposano ad una tecnica non certo raffinatissima. Chiamato “Peito de Aço“, ovvero petto d’acciaio, è per tutti “Vavá da Praia do Sport“, semplicemente Vavà, e dopo un successo nel campionato Pernambucano, nel 1952 si accasa al Vasco da Gama, dove ritrova Ademir bomber del Mondiale 1950, con cui otterrà onori e vittorie, tra cui due campionati Carioca.

L’allenatore Gentil Cardoso lo trasforma definitivamente in centravanti, ed è una mossa azzeccata: con la “camisa preta” segna e sfonda, perché ha fiuto del gol e irruenza fisica. Esordisce con la nazionale olimpica ai Giochi di Helsinki del 1952 segnando l’ultima rete nel 5-1 all’Olanda, ed è proprio con la casacca verde-oro che conoscerà fama mondiale. Ad onor del vero, ad eccezione di due sporadiche presenze contro il Paraguay nel 1955 ed un mese prima dei campionati del mondo del 1958, rimane sempre ai margini della Seleção. Ma è tempo di raccogliere e il torneo in Svezia lo scopre protagonista d’eccezione.

Il commissario tecnico Vicente Feola approccia la competizione affidandosi, nella partita d’esordio con l’Austria, ad un poker d’attaccanti che esclude Vavà, Pelè e Garrincha. Altafini, che in Brasile chiamano “Mazzola“, segna due reti e i sudamericani si impongono facilmente, 3-o, ma Feola non è soddisfatto del rendimento del reparto avanzato e per la partita successiva, con l’Inghilterra, cambia schieramento: fuori Dida e dentro Vavà, maglia numero 20 che non abbandonerà mai. Finisce 0-0 nonostante una traversa dello stesso Vavà, primo risultato a reti bianche della massima competizione iridata, e Feola, incontentabile per indole, cambia ancora per l’ultima sfida di girone, Pelè e Garrincha prendono il posto di Altafini e Joel.

L’abracadabra del calcio, ovvero Didì-Vavà-Pelè, con in aggiunta le irresistibili serpentine di Garrincha, nasce il 15 giugno 1958 allo stadio Ullevi di Goteborg… e il pianeta-calcio sta per assistere a qualcosa di mai visto prima. Il Brasile acquista fantasia, imprevedibiltà, forza e geometria e per le avversarie si fa notte. Vavà segna le prime reti con la nazionale maggiore, doppietta folgorante con l’Unione Sovietica sconfitta 2-0, salta la sfida ai quarti di finale con il Galles per un infortunio rimediato proprio al momento della seconda rete, torna in gioco in semifinale per segnare un gol nel 5-2 alla Francia, e un’altra doppietta in fotocopia nella finale con la Svezia, due palloni serviti da Garrincha che chiedono solo di esser spinti nel sacco. Ancora 5-2, titolo mondiale infine ai sudamericani e Vavà giunge a consacrazione internazionale.

A Mondiali archiviati Vavà si trasferisce in Spagna, all’Atletico Madrid, debuttando in campionato con un gol nel match con l’Oviedo. Segna 31 reti in tre stagioni, vince due Copa del Rey per poi rientrare in patria, al Palmeiras, con i colori del quale vince un campionato Paulista nel 1963. Nel frattempo, però, c’è da difendere il titolo iridato in Cile, estate 1962, e Vavà ancora una volta assurge al rango di stella di prima grandezza.

Il Brasile si presenta all’appuntamento con i favori del pronostico, non c’è più Feola in panchina bensì Aymorè Moreira che si avvale di un gruppo collaudato. Pelé non lascia traccia, complice un risentimento all’inguine che lo tiene fuori dopa la sfida d’esordio col Messico. Amarildo, che troverà fortuna in Italia prima col Milan, poi con la Fiorentina, infine con la Roma, lo sostituisce egregiamente, Garrincha dribbla tutti esattamente come quattro anni prima rivelandosi pure in fase realizzativa, ed allora Vavà, ammortizzata l’assenza del re, è protagonista nelle gare che contano. Segna il gol del 2-1 ai quarti di finale con l’Inghilterra, affonda con una doppietta il Cile in semifinale, in finale mette i sigilli al bis iridato con la zampata del 3-1 che chiude i conti con la Cecoslovacchia.

Questo fu Vavà, cannoniere implacabile, capace di trovare la rete in due finali mondiali, come solo i campionissimi hanno saputo fare: Pelè – mannaggia, mi tocca citarlo ancora -, Zidane e Breitner. Il brasiliano siede accanto a loro, nel salotto riservato ai grandi del calcio.

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