FOREMAN-FRAZIER, IL MASSACRO DI KINGSTON

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Foreman atterra Frazier – da dartortoromeo.com

Il pugilato è disciplina sportiva che si ammanta di un alone di leggenda. Perché ha conosciuto campioni universali, ha raccontato storie degne di appartenere ad un volume enciclopedico, soprattutto ha tramandato ai posteri sfide memorabili.

Kingston, capitale della Giamaica, 22 gennaio 1973. Joe Frazier è campione del mondo dei pesi massimi, successore di quel Muhammad Alì reso inabile al ring per il rifiuto di presentarsi alla guerra in Vietnam, messo poi al tappetto e battuto ai punti nel match del secolo di New York del 1971. All’orizzonte si profila uno sfidante che non conosce l’onta della sconfitta, George Foreman, campione olimpico a Città del Messico, e invitto da professionista. Texano, ventiquattrenne, ha pugno pesantissimo e lingua biforcuta, e si vanta di atterrare chi prova a sbarrargli la strada. Insomma, Frazier è il re, pure lui imbattuto, ma non può certo sentirsi al sicuro, urge confermarsi il più forte del lotto.

Il sinistro di Frazier contro il destro di Foreman, questo sarebbe il leit-motiv dell’incontro pugilistico più atteso dell’anno… ma la teoria è un cosa, la pratica ben altra. Fatto è che l’esuberanza fisica e la freschezza giovanile dello sfidante si abbattono come un diluvio sull’interdetto campione del mondo. Pronti, via ed un primo montante destro alla mascella di Foreman manda al tappeto Frazier, inconsapevolmente già in odore di umiliazione. La testa gira, le gambe sbandano ma l’orgoglio seppur ferito è smisurato e Smoking Joe è di nuovo in piedi, pronto a “far uscire fumo dai guanti“. Non c’è storia, ahimè, per lui. Foreman colpisce con violenza inaudita, spinge con le braccia il rivale per impedirne il gancio sinistro e in virtù di un allungo superiore affonda con efficacia chirurgica. Altre due volte Frazier è giù per terra nel corso della prima ripresa, il gong lo salva e lo manda all’angolo nella disperata illusione che i sali e il breve riposo possano restituirgli l’ardore perduto. Un pizzico di buon senso forse l’indurrebbe a gettare la spugna, ma non è il caso del detentore del titolo. Ed allora sarà un massacro.

Big George, dall’alto dei suoi 193 centimetri, ha l’incedere crudele della bestia assetata di sangue che sceglie la preda e non la molla. Un montante, e sono quattro, un colpo da dietro, e sono cinque, un altro montante sinistro al mento, e sono sei: stavolta il colpo è tale che Frazier decolla dal tappetto per atterrare definitivamente. Ha la forza per rimettersi ancora in piedi e provare l’ennesimo contrattacco, giustamente Arthur Mercante, arbitro del match, decreta il k.o. tecnico. Frazier perde incontro e corona mondiale, Foreman è il nuovo campione del pesi massimi e pare avviato ad aprire un ciclo.

Ci penserà proprio Muhammad Alì a riportarlo alla cruda realtà della sconfitta, ma quella del 22 gennaio 1973 rimarrà negli annali come la sera del “massacro di Kingston“.

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