LA TRAGEDIA DI PASOLINI E SAARINEN

incidente
Un momento dell’incidente – da dbrtforum.it

E’ una storia tragica, quella che sto per raccontarvi. Perché se è vero che Renzo Pasolini e Jarno Saarinen evocano l’era epica del motociclismo, ahimé con la loro morte maledetta ne hanno involontariamente scritta anche la pagina più nera.

Pasolini, riminese, ha da compiere trentacinque anni e dal 1966 è protagonista in sella ad Aermacchi e Benelli in classe 350, salendo ben diciannove volte sul podio e chiudendo il campionato del mondo in seconda posizione nel 1968 e in terza posizione nel 1966, 1970 e 1972, e in classe 250, dove ha collezionato ben sei vittorie, altri nove piazzamenti sul podio e il secondo posto generale nel 1972 dietro proprio a Saarinen. Vanta pure il secondo posto a Monza nel 1968 in classe 500, dove si cimenta raramente ma che ambisce ad infiltrare, prima di chiudere la carriera.

Saarinen, finlandese di Turku, è ben più giovane, va per i ventotto anni, e ha palmares ben più altisonante. Pilota Yamaha, e’ appunto campione del mondo in carica della classe 250, è stato secondo in classe 350 ed ha già vinto ad inizio 1973 in classe 500 in Francia e Austria, per un totale di quindici vittorie e trentadue podi iridati.

Insomma, stiamo parlando di due campioni che appartengono al gotha delle due ruote e che alle 15.15 del 20 maggio 1973 stanno per cimentarsi nell’ennesimo duello in classe 250 sul circuito di Monza, Gran Premio delle Nazioni valido come quarta prova del campionato del mondo. Pasolini ha cambiato scuderia divorziando dalla Benelli, corre con la Harley Davidson che si è unita all’Aermacchi e pochi minuti prima ha battagliato con Agostini, rimontando da dietro, andando al comando e ritirandosi per un guasto meccanico in classe 350; Saarinen è al solito in sella alla sua Yamaha e si presenta da imbattuto capoclassifica all’appuntamento brianzolo con tre vittorie nelle tre gare precedenti. L’uno, prototipo del pilota tutto casa e officina, è idolo delle folle per il suo stile istintivo e battagliero, l’altro, gentile ed educato, sempre accompagnato dall’inseparabile moglie Soili, ha rispetto massimo della moto e l’addomestica con fare sicuro seppur spettacolare. La sfida si annuncia avvincente come sempre e l’attesa degli appassionati è grande.

Ma il destino, crudele, è in agguato e la tragedia si consuma in pochi secondi. Al via le motociclette affrontano dopo qualche centinaio di metri il “curvone” a destra e qui, lontano da occhi che possono testimoniare della dinamica dell’incidente, succede il finimondo. Si sa per certo che i piloti approcciano la svolta a oltre 200 chilometri orari, che mancano le vie di fuga e che a bordo pista c’è il guard-rail protetto da balle di paglia. Pasolini cade, forse scivolando sull’olio lasciato sull’asfalto dalla 350 di Walter Villa nella gara precedente, forse proprio per la stanchezza dello sforzo prodotto nel duello con Agostini, forse per un grippaggio del motore che è quel che rivelò la perizia effettuata dopo il disastro, forse per il leggero avvallamento di una pista assolutamente non in sicurezza… fatto è che Pasolini si schianta contro la recinzione metallica. La sua moto rimbalza sui concorrenti che seguono falciando di colpo Saarinen e atterrando un nutrito numero di centauri, tra cui lo stesso Villa e il giapponese Hideo Kanaya sono i più malridotti – Walter addirittura perde conoscenza entrando per qualche ora in coma – mentre Roberto Gallina e Mario Lega riescono ad evitare miracolosamente la carambola impazzita. La paglia prende fuoco sprigionando una nuvola densa di fumo nero, segnale che avverte i box che qualcosa di terribile è accaduto. Lo scenario che si profila a chi sopraggiunge sul luogo dell’incidente è agghiacciante: i corpi inermi di Pasolini e Saarinen, che trovano la morte, ed un senso di distruzione che non è possibile dimenticare.

Qui finisce la parabola di campioni di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen e comincia la loro leggenda. Maledetto 20 maggio 1973.

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2 pensieri su “LA TRAGEDIA DI PASOLINI E SAARINEN

  1. io allora 16 ENNE GIà COL MOTORE sotto il sedere mi assaporavo le più curve della vallata dove io abitavo e in quel momento del motociclismo la più grande amarezza fù proprio questa terribile tragedia , della morte di 2 campioni a me simpatici ,combattivi e talmente arditi che altri non ce n’erano come loro !! cercai di capire la dinamica sulla rivista Motociclismo , ma non c’era tanto di notizia e l’amarezza l’abbiamo tenuta tanto dentro di noi !! poi ora ci sono per fortuna su internet tutte le notizie e foto dell’accaduto e pensare che se ci fosse stato a quei momenti internet sarebbe stata la cosa più bella del mondo !!

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