LA TRACER MILANO E IL TRIONFO EUROPEO DI GAND

Tracer Gand
Tracer Milano in trionfo – da museodelbasket-milano.it

Gand è una piacevole cittadina fiamminga, e passeggiare tra le sue vie equivale ad un salto nel medioevo, ma il 7 aprile 1988 per una sera diventò il centro dell’Europa del basket. Soprattutto, rimanda a dolcissimi ricordi gli appassionati il cui cuore all’epoca pulsava per le “scarpette rosse” dell’Olimpia.

Il Flanders Expo Pavillon ospita la prima final-four della Coppa dei Campioni di pallacanestro ed assieme al Maccabi Tel Aviv di Doron Jamchy e Ken Barlow, all’Aris Salonicco di Nikos Galis e Panagiotis Yannakis e il Partizan Belgrado di Sasha Djordjevic e Vlade Divac ci sono i campioni d’Italia della Tracer Milano. Li guida un neofita della panchina, Franco Casalini, che dopo anni di apprendistato come secondo di Dan Peterson ha la possibilità di lavorare in proprio. Ed azzecca subito il colpaccio.

Milano a settembre ha colto il successo di prestigio nella Coppa Intercontinentale contro il Barcellona e ha cominciato la rincorsa al secondo titolo consecutivo di campione d’Europa, il terzo della sua storia, con il doppio successo agli ottavi di finale contro i bulgari del Balkan Botevgrad, per poi chiudere al terzo posto il girone ad otto squadre che designa le quattro pretendenti alla vittoria finale. Mike D’Antoni è il playmaker che associa fosforo in regia all’eccellente percentuale nel tiro dalla distanza; Dino Meneghin è il pivot che coniuga esperienza a blasone internazionale; Roberto Premier è carica agonistica in dosi massicce e capacità realizzative; Rickey Brown apporta un valido contributo in quanto a concretezza sotto i tabelloni e poi… e poi c’è il fuoriclasse assoluto, Bob McAdoo, che già in Nba era una stella, figurarsi in Italia e in Europa dove sposta gli equilibri come nessun altro. Leader nato, marcatore eccelso, rimbalzista provetto, passatore raffinato: insomma, tutto ma proprio tutto nel suo smisurato bagaglio tecnico di campionissimo. Pronti ad entrare a gara in corso la fisicità di Massimiliano Aldi, l’eclettismo di Piero Montecchi e Fabrizio Ambrassa, la verve giovanile di Riccardo Pittis, la sostanza di Fausto Bargna e Mario Governa.

Curiosamente le due semifinali hanno esito in fotocopia, 87-82 con sfide combattute all’ultimo pallone: il Maccabi fa fuori il Partizan grazie ai 34 punti di Magee e la Tracer si impone all’Aris con un McAdoo mostruoso, 39 punti, ben spalleggiato da Brown, 28 punti, e vanno ad affrontarsi nella gara che vale il titolo, rivincita della finale dell’anno prima chiusa sul 71-69 per la Tracer allora guidata da Peterson. Le due avversarie si conoscono perfettamente e Milano può mettere sul piatto della bilancia anche le due vittorie nel girone eliminatorio, frutto di due eccellenti prestazioni.

Milano ha un quintetto alto, il Maccabi impostato da coach Ralph Klein si affida ai piccoli Sims, Jamchy e Aroesti, con Magee e l’ex di turno, Ken Barlow, a completare lo schieramento di partenza. Proprio le conclusioni da tre punti di Jamchy avviano il primo tentativo di allungo degli israeliani che si portano sull’8-2, che poi diventa massimo vantaggio sul 13-6, 15-11 con dieci punti di Jamchy. Casalini passa alla zona 2-3, Aldi entra sul parquet per occuparsi del bomber avversario e la difesa milanese comincia a dare i suoi frutti. Il riaggancio è cosa fatta sul 17-17, così come il primo vantaggio Tracer sul 21-20, D’Antoni segna dall’arco dei 6metri 25centimetri e la differenza è netta già all’intervallo, 52-41, anche perché Meneghin annulla Magee gravato già di quattro falli.

Nel secondo tempo Milano arriva a +14 sul 55-41, Magee esce per raggiunto limite di falli al minuto ventisette e la Tracer sembra padrona della partita. Il Maccabi ha però sette vite, si affida a un buon Barlow che mette a referto 21 punti e 14 rimbalzi, a Sims che chiuderà a 15 punti e ai panchinari Cohen e Berkowitz, e torna in corsa. La zona 1-2-2 di Klein partorisce il 69-67, D’Antoni forza qualche conclusione di troppo da lontano e Meneghin a sua volta è costretto a lasciare il campo per il quinto fallo al minuto trentaquattro, quando il veterano Berkovitz firma la parità sul 78-78 con canestro più tiro libero aggiuntivo. La sfida diventa una battaglia punto a punto, Pittis si ritaglia momenti di gloria con 8 punti decisivi, Montecchi dà un contributo fondamentale e dopo un nuovo allungo sull’84-80 ecco la giocata risolutiva nell’ultimo minuto con la stoppata di Brown su Jamchy e la successiva schiacciata di McAdoo, miglior marcatore della serata con 25 punti – a cui aggiunge 12 rimbalzi – insieme ai 24 punti di Jamchy. Gioco, partita, incontro, la Tracer Milano trionfa 90-84 e conserva il titolo di campione d’Europa.

Sono venuto da voi in Italia che ero totalmente americano. Lo sono ancora oggi, ma un po’ d’Italia adesso mi appartiene… aggiungo che sta diventando casa mia“. Così il grande Bob McAdoo parlò sulle pagine della Gazzetta dello Sport subito dopo la vittoria…

Sì, è meravigliosamente dolce la sera del 7 aprile 1988 nella cittadina fiamminga di Gand.

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