EDWIN MOSES, A MONTREAL NASCE L’UOMO CHE VOLA OLTRE LE BARRIERE

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Edwin Moses all’arrivo – da arhenetwork.com

Il nome è di quelli destinati all’immortalità sportiva. E non solo. Perchè l’atleta è stato immenso ed ha vinto tutto quel che si poteva vincere, l’uomo allo stesso modo è di levatura e si è distinto ben al di là della pista di atletica leggera. Ma oggi, tra queste pagine che rimandano a momenti di gloria, non voglio dilungarmi nell’elenco interminabile dei successi del campione, bensì tornare al giorno in cui Edwin Moses entrò in scena. Quindi parliamo di Olimpiadi, Montreal 1976.

Studente in ingegneria al Morehouse College nonché allievo del reverendo Lloyd Jackson che ne dirotta l’enorme potenziale atletico sulla distanza dei 400 metri ostacoli, Moses progredisce rapidamente tra la fine del 1975 e i primi mesi dell’anno successivo. Lima secondo su secondo al proprio personale per completare la rincorsa col successo a giugno nelle selezioni olimpiche di Eugene a tempo di record americano, 48secondi 30centesimi, precedendo Quentin Wheeler e Mike Shine che lo accompagneranno nella spedizione canadese. Curiosità: Moses, che ha da compiere 21 anni, si presenta all’appuntamento a cinque cerchi senza aver mai vinto un meeting. E’ quindi un illustre sconosciuto a livello internazionale.

A Montreal Moses non trova il detentore del titolo, l’ugandese Akii-Bua, tenuto fuori dal boicottaggio dei paesi africani, che a Monaco conquistò l’oro con l’aggiunta del record del mondo, 47secondi 82centesimi, ancora ineguagliato. Il sovietico Gavrilenko e il greco Tziortzis c’erano allora e sono anche stavolta della partita, così come il britannico Pascoe, campione europeo, il francese Nallet, argento continentale, ed un giovanissimo tedesco dell’Ovest che negli anni a seguire sarà il rivale più ostinato di Moses, ovvero Harald Schmid. Ovviamente gli altri due statunitensi in lizza, Wheeler e Shine, sono pretendenti autorevoli ad una medaglia.

Si comincia con le quattro batterie, il 23 luglio, Moses è nell’ultima a fianco di Pascoe e il mondo, per la prima volta, può ammirarne la straordinaria andatura ritmata, capace come nessun altro ostacolista sul giro di pista di coprire lo spazio tra una barriera e l’altra in soli 13 passi. E’ un’impresa che rivoluziona la specialità, Edwin chiude la prima prova in 49secondi 95centesimi, unico sotto i 50secondi, e pone la sua candidatura alla medaglia d’oro. Il giorno dopo la seconda semifinale mette Moses a confronto ancora con Pascoe e Gavrilenko, l’esibizione lascia a bocca aperta e il risultato cronometrico, 48secondi 29centesimi, è inavvicinabile agli altri nonché nuovo record americano. Gavrilenko è distanziato nettamente, così come Pascoe mentre Nallet e Tziortzis naufragano rimanendo esclusi dalla finale alla quale si qualificano, nella prima semifinale, i connazionali Shine e Wheeler. Ma il bello deve ancora venire.

Il 25 luglio 1976 è il giorno della finale, Moses è in quarta corsia e trova valida resistenza in Pascoe che gli tiene testa fino al quinto ostacolo. Ma se da qui il tedesco perde lucidità, i muscoli si fanno duri e “si entra nelle zona del crespuscolo” – parole proprio di Moses -, l’americano innesta la marcia superiore e all’ultima curva semina gli avversari. Vince con un tempo mostruoso, 47secondi 63centesimi, infrangendo il precedente limite mondiale di Akii-Bua e lasciando Shine a Gavrilenko a sei metri di distanza.

L’oro è suo e l’atletica scopre un fenomeno, l’uomo che vola oltre le barriere. Destinato a segnare un’epoca.

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