GRAN PREMIO DI MONZA 1979, IL GIORNO IRIDATO DI JODY SCHECKTER

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Scheckter e Villeneuve sul podio a Monza – da formulapassion.it

9 settembre 1979. Il Gran Premio d’Italia sul circuito di Monza è la tredicesima prova del campionato del mondo di Formula 1 e sta per celebrare un evento destinato a fare epoca. Jody Scheckter, pilota sudafricano che presta talento e capacità motoristica a casa Ferrari, sta per avviarsi a conquistare il titolo iridato… e per la scuderia di Maranello sarà qualcosa che non si ripeterà più per i successivi 21 anni.

La stagione è vissuta sul duello tra la “rossa” di Scheckter e la Ligier di Jacques Laffite, rivale che ha validamente tenuto testa anche all’altro ferrarista, Gilles Villeneuve, terzo incomodo in una corsa al titolo ancora aperta alla vigilia dell’appuntamento brianzolo. La cervellotica dinamica di punteggio, che assomma le quattro migliori prestazioni delle ultime otto gare ai punti conquistati nei primi sette gran premi, taglia fuori dai giochi Alan Jones e Clay Regazzoni, entrambi alla guida della Williams che monta motore Ford Cosworth, ma si annuncia battaglia serrata.

Antefatto. La prova brianzola, che appartiene da sempre all’epica dell’automobilismo, è stata a lungo in forse, messa in discussione dal nascente circuito di Imola che ha premuto per farsi assegnare la disputa del Gran Premio d’Italia. Infine Bernie Ecclestone, capo dell’Associazione dei costruttori, ha ritenute soddisfacenti le modifiche proposte dagli organizzatori, rese necessarie dopo la tragica morte di Ronnie Peterson l’anno precedente, dando il via libera alla prova sul circuito di Monza.

Le Renault si confermano velocissime realizzando il miglior tempo con Arnoux nella prima sessione di prove al venerdì, occupando poi la prima fila in griglia al sabato con Jabouille che anticipa il compagno di scuderia di poco più di un decimo. Scheckter è terzo e si affianca alla Williams di Jones, così come Villeneuve col quinto tempo è in terza fila accoppiato a Regazzoni. Laffite è settimo, Piquet e Lauda con le due Brabham e Andretti con la Lotus completano la top-ten, si rivede dopo quattro gare di assenza l’Alfa Romeo che piazza Giacomelli in diciottesima posizione e il rientrante Brambilla in ventiduesima. Patrese con la Arrows e De Angelis con la Shadow sono gli altri due italiani qualificati, mentre rimane fuori Arturio Merzario che siede al volante di una monoposto di cui è pure costruttore.

Scheckter, al primo anno in Ferrari, è capoclassifica e punta la vittoria che, nel caso in cui Laffite non arrivasse secondo, gli assegnerebbe il titolo con due gare d’anticipo. Ha già vinto in Belgio, a Zolder, e a Montecarlo, la macchina è performante anche se la velocità di punta delle Renault che sperimenta motore turbo, per altro scarsamente affidabile in gara, è maggiore; Laffite si è imposto nei primi due gran premi della stagione, in Argentina e in Brasile, ma in seguito ha ceduto alla rincorsa del rivale. Una folla oceanica è assiepata lungo il percorso ed attende una sfida che si annuncia elettrizzante. Lo sarà, soprattutto nell’epilogo auspicato dai sostenitori del “Cavallino“.

Al semaforo verde Scheckter scatta con veemenza e si porta subito al comando, seguito da Arnoux, Villeneuve e Laffite, a sua volta autore di un buon avvio. Jabouille esita e scivola in quinta posizione, al secondo giro Arnoux scavalca Scheckter e pare poter prendere il largo. Ma il motore della Renault del francese ha breve durata, al dodicesimo giro ha un cedimento e la tornata successiva è costretto al ritiro. Scheckter riguadagna la prima posizione e non la lascerà più. A questo punto è decisivo quel che succede alle spalle del pilota sudafricano. Villeneuve e Laffite lo inseguono ed hanno ancora velleità di titolo iridato, ma se il canadese fa gioco di squadra proteggendo il compagno e rinunciando alle ambizioni personali, il pilota della Ligier paga dazio alla sfortuna e al quarantaduesimo giro abbandona per un problema al motore.

Il titolo per Scheckter è praticamente in cassaforte, così come la Ferrari sta per aggiudicarsi quello riservato alle case costruttrici, è solo necessario portare l’auto al traguardo. Mancano otto tornate e i due ferraristi volano in parata in un tripudio di bandiere tricolori e vessilli con le insegne del “Cavallino“. Il trionfo è completo, doppietta Ferrari con Jody che anticipa Gilles per meno di un secondo, come era successo l’ultima volta nel 1966 quando Scarfiotti batté Parkes.

Per dovere di cronaca: Regazzoni completa il podio di giornata, terzo, precedendo Lauda ed Andretti. Giacomelli con l’Alfa Romeo è protagonista di una rimonta avvincente ma un testacoda gli nega la bandiera a scacchi. Son dettagli, ad onore del vero, Scheckter vince il decimo gran premio della carriera – sarà anche l’ultimo – e davanti al pubblico di casa conquista il titolo di campione del mondo. Meglio di così… peccato che poi il popolo ferrarista dovrà attendere un certo Michael per tornare sul tetto del mondo.

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