ALBERTO ASCARI, L’ALBA DELLA FORMULA 1

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Alberto Ascari su Ferrari – da 60years.autosport.com

Alberto Ascari è un nome che si ammanta con i contorni dell’epica. Forse perchè le gesta sportive appartengono ad un passato remoto, forse perchè la suggestione del bianco-e-nero non conosce l’usura del tempo che scorre, probabilmente perché pagò dazio pesante alla fama di uomo veloce, primo vero fuoriclasse su quattro ruote.

Milanese, venne alla luce il 13 luglio 1918 e non ci sbagliamo di certo se lo annoveriamo tra i figli d’arte. Il padre, Antonio, fu infatti a sua volta pilota di successo degli Anni Venti trovando la morte nel 1925 durante una gara in Francia, la passione per le corse è quindi innata in Alberto che inizialmente monta in sella ad una motocicletta per poi passare alla Mille Miglia con un Auto Avio Costruzioni 815 fornita da Enzo Ferrari per infine approdare, al termine del secondo conflitto mondiale, alle competizioni automobilistiche più importanti alla guida di una Maserati.

Nel 1947 Ascari comicia a farsi notare per l’efficacia in corsa che produce buoni risultati, il suo stile è composto, l’attitudine alla velocità è cromosomica, la gestione del mezzo meccanico ottimale e l’emergente Scuderia Ferrari lo mette sotto contratto per la stagione 1949, anno che lo vede trionfare al Gran Premio d’Italia a Monza su quello stesso circuito che aveva salutato vincitore il padre, anno del Signore 1924. L’amico Luigi Villoresi, Nino Farina e il sudamericano che scriverà la storia dell’automobilismo, Juan Manuel Fangio l’argentino, sono i rivali in pista e quando infine la Federazione internazionale decide di istituire il campionato del mondo di Formula 1 mettendo ordine al selvaggio mondo dei bolidi su quattro ruote, il trio si ritrova a battagliare per il titolo.

Il 1950 è l’alba della massima competizione motoristica e due scuderie, Alfa Romeo con Fangio e Farina, Ferrari con Ascari e Villoresi, si contendono la vittoria nei primi sette gran premi della storia iridata, anche se la casa di Maranello diserta l’esordio a Silverstone – alla presenza delle loro Maestà re Giorgio ed Elisabetta – per partecipare al Gran Premio del Belgio di Formula 2. L’Alfa è più performante e Ascari si piazza secondo a Montecarlo e Monza, chiudendo l’anno in quinta posizione. La Ferrari 375, che proprio nella prova italiana ha debuttato in pista, è decisamente competitiva per la stagione successiva, 1951, che celebra il primo titolo di Fangio che in classifica precede proprio Ascari che si impone al Nurburbring il 29 luglio e a Monza in settembre.

E’ solo l’antipasto di quel che verrà in seguito, nel 1952 la Fia decide che si corra il campionato con monoposto di Formula 2 e Ascari, liberato della presenza dell’Alfa Romeo che si è ritirata e di Fangio che si è infortunato, può dominare dall’alto di una classe purissima. Il pilota milanese surclassa gli avversari, domina vincendo sei gran premi di fila dopo il ritiro a Indianapolis nella prima prova del campionato, ed infine è campione del mondo davanti a Nino Farina, nel frattempo diventato suo compagno di squadra in Ferrari.

La storia si ripete nel 1953, sempre con vetture di Formula 2, anche se sarà l’ultimo anno. Fangio è di ritorno con la Maserati ed è lo sfidante più pericoloso per Ascari che ha comunque una vettura superiore, la nuova Ferrari 500. Vince cinque prove delle otto in programma e conquista sei pole-position, anche se è costretto al ritiro a Monza, la pista che ama più di ogni altra, e a fine stagione è di nuovo iridato. Sarà anche l’ultima volta, perché non trova l’accordo economico col Drake e si accasa altrove.

Per il 1954 Ascari è dunque il pilota di punta della Lancia, ma il Mondiale, che celebrerà la vittoria di Fangio alla guida della Mercedes, lo vede allinearsi al via solo a Reims e Silverstone con la Maserati, a Monza con la Ferrari dove battaglia a lungo con Fangio e Moss e a Barcellona con la Lancia dove segna il miglior tempo in prova. Ma la fortuna non lo assiste e non vede mai la bandiera a scacchi.

Siamo così giunti all’anno 1955, dai risvolti drammatici che porteranno al tragico epilogo. La Lancia di Ascari è pronta a dar l’assalto alla Mercedes di Fangio, nel rinnovare un duello che già appartiene alla storia del Mondiale di Formula 1. Ma se in Argentina, a casa del rivale, il pilota italiano è costretto all’abbandono, a Montecarlo, il 22 maggio, parte in prima fila ma la gara è segnata dall’incidente forse più rocambolesco della storia della prova del Principato: le due Mercedes di Fangio e Moss si ritirano, alla chicane del porto la Lancia di Ascari slitta sull’olio lasciato sull’asfalto dal tedesco, vola oltre le barriere e si inabissa nelle acque. Ascari si salva miracolosamente ma l’appuntamento con la morte è solo rimandato di qualche ora.

26 maggio 1955. Villoresi, l’amico di una vita, sta testando sul circuito di Monza la Ferrari 3000 Sport che andrà in pista di lì a poco al Gran Premio di Supercortemaggiore. Ascari lo raggiunge all’autodromo in abiti civili, giacca e cravatta – lui che d’abitudine, superstizioso com’era, indossava il solito casco, i soliti guanti e la solita maglietta azzurra -:  si siede sulla vettura di Eugenio Castellotti per qualche giro di prova ma esattamente dove l’anno prima era uscito con la Lancia, alla curva dopo il sottopasso, sbanda, si capovolge e muore sul colpo. Stessa maledetta sorte del padre.

Qui si chiude la pagina dell’Alberto Ascari campione. E si apre quella, destinata a vita perpetua, di leggenda della Formula 1.

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