AL GIRO D’ITALIA 1979 SBOCCIA IL FENOMENO SARONNI

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Saronni in maglia rosa – da bikeraceinfo.com

Conviene partire dalla fine, per raccontare il Giro d’Italia 1979. Il 6 giugno è in programma l’ultima tappa dell’edizione numero sessantadue della corsa rosa, una cronometro di 44 chilometri tra Cesano Maderno e l’Arena di Milano. Giuseppe Saronni, in maglia rosa, ha un vantaggio consistente su Francesco Moser, avversario diretto in classifica generale e che da quel giorno diventerà il rivale di una carriera; il trentino confida nella prova contro le lancette per provare a ricucire lo strappo ma l’illusione si spenge: il giovane lombardo, classe 1957, vola a quasi cinquanta di media oraria e nel tripudio del pubblico vince il Giro d’Italia, alla tenera età di 21 anni e 9 mesi, così come solo Marchisio nel 1930 e Coppi nel 1940.

Francesco Moser, appunto, è il grande sconfitto. La corsa appare progettata proprio per consentirne infine la vittoria finale, dopo la piazza d’onore del 1977 beffato da Pollentier e il terzo gradino del podio del 1978 alle spalle di De Muynck e Baronchelli. Il disegnatore ha inserito ben cinque tappe contro il tempo, manna piovuta dal cielo per il campione di Palù di Giovo, a cominciare dal prologo tra le vie e nel suggestivo scenario di Ponte Vecchio a Firenze del 17 maggio che Moser – in maglia Sanson – vince con il margine di 3secondi proprio su Saronni, indossando la prima maglia rosa. Beccia e De Vlaeminck fanno loro i traguardi di Perugia e Castel Gandolfo, ed al quarto giorno è già tempo ancora di cronometro: 31 chilometri tra Caserta e Napoli, Moser lascia il norvegese Knudsen e Saronni a mezzo minuto e la sera ha ben salde sulle spalle le insegne del primato.

Saronni è l’enfant prodige che già nelle due stagioni precedenti ha palesato talento cristallino. Il ragazzo veste la casacca bianconera della Scic, è velocissimo in volata, sulle rampe ha la sparata che fa male agli avversari, in montagna si difende egregiamente e ha buona attitudine nelle prove contro il tempo. Insomma, ha un ritardo contenuto in classifica ed attende l’attimo per sferrare il suo attacco al primato. Nel frattempo mette in saccoccia il traguardo di Vieste, anticipando allo sprint Moser e De Vlaeminck, a Chieti dà segno di tener bene la distanza rosicchiando qualche secondo nella tappa più lunga del Giro, 260 chilometri, si presenta in forma smagliante al terzo appuntamento contro le lancette, 28 chilometri che da Rimini portano in quota a San Marino.

E’ il giorno in cui il fenomeno annunciato del pedale bussa alle porte della celebrità e queste si dischiudono ad una carriera che sarà luminosa. Saronni stravince lasciando Knudsen a 32secondi, lo svedese Johansson è terzo con 1minuto 17secondi di ritardo proprio davanti a Moser, che accusa 1minuto 24secondi di disavanzo ma soprattutto vede irrimediabilmente incrinata la sicurezza di aver partita vinta. Il giovane Giuseppe è leader e la maglia rosa, indossata da spalle robuste, non cambierà padrone.

Lo sfidante è ora Knut Knudsen, marcantonio nordico che viene dai fiordi, vince la quarta prova contro il tempo di Portovenere avvicinandosi a 18secondi ma non andrà oltre; Moser, dal canto suo, denuncia difficoltà inattese e retrocede ancora, quel che mancano sono montagne in grado di far selezione e fino alla tappa numero 17 Bracco, Forcella, Penice, Monte Serra, Bosco Chiesanuova, Monte Rest e Mauria è quanto il tracciato ha da proporre ai girini. Poca roba. A Pieve di Cadore vince Ceruti, Knudsen cade e Saronni attacca, scatenando l’ira di Moser: il trentino dichiara guerra al lombardo e l’acceso dualismo tra i due, che segnerà un’epoca storica del ciclismo di casa nostra, nasce qui.

E’ l’ora della resa dei conti. Tra Pieve di Cadore e Trento, esaurito il giorno di riposo, infine si sale sul Falzarego e sul Pordoi, Moser ci prova in tutte le maniere, attacca in salita che non è il suo terreno preferito ma Saronni non molla. Moser si impone sul promettente Contini ma i migliori sono compatti, ad eccezione di Knudsen, alle prese con i postumi della caduta, che salta e la sera abbandona il Giro d’Italia. La strada per Saronni è spianata, il giorno dopo il Tonale, l’Aprica e l’arrivo a Barzio consentono a Sgalbazzi di illustrare doti interessanti che non avranno seguito ma il nulla di fatto con Moser, che concede altri tre secondi, rimanda l’epilogo alla sfida dell’Arena di Milano.

E qui arriva a compimento l’impresa di Giuseppe Saronni, che domina e mette in bacheca il primo Giro d’Italia della sua carriera, con Moser secondo a 2minuti 9secondi e il regolare Johansson terzo a 5minuti 13secondi. Non sarà certo l’ultima, anzi.

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