JOHAN NEESKENS, IL CALCIATORE UNIVERSALE

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Johan Neeskens – da forzaroma.info

Se le intuizioni tattiche di Rinus Michels hanno cambiato volto al calcio ed hanno aperto la strada alla modernità del football, nondimeno l’Olanda che nel 1974 estasiò il mondo si avvaleva di campioni fenomenali. Jongbloed portiere con licenza di uscire ben al di fuori dell’area di rigore, Krol atletico difensore con particolare vocazione all’offesa, Rep il biondo che agiva su tutto il fronte d’attacco, Rensenbrink che spaccava in due le difese, e poi Johan Cruijff… beh, lui, semplicemente il più grande numero 14 della storia del calcio. L’innovazione fu tale che lo chiamarono, appunto, “calcio totale“, versione inedita del football in cui i difensori si trasformavano in attaccanti e viceversa, non si attendeva più l’avversario ma lo si aggrediva battezzando un termine, “pressing“, che diverrà di moda, si escogitò addirittura un tranello, il “fuorigioco“, che paralizzava gli attaccanti.

Ma un giocatore più di chiunque altro esplicò perfettamente tutto questo ben di Dio, l’altro Johan, gemello di Cruijff in quanto a fama internazionale e destinato, seppur in misura ridotta, ad entrare nel novero dei fuoriclasse: Neeskens, il prototipo del calciatore universale, capace di difendere e contrattaccare, abile nel tamponare e nel costruire a centrocampo, rigorista infallibile nonché puntuale goleador alla bisogna.

Neeskens nasce ad Heemstede, provincia del Nord dell’Olanda, il 15 settembre 1951, e proprio nella locale squadra, che milita in seconda divisione, muove i primi passi ancor prima della maggiore età. Le doti del ragazzo sono indubbie, così come evidente è la sua personalità, e non possono certo sfuggire agli occhi attenti degli osservatori dell’Ajax. I “lancieri“, convertiti al credo calcistico di Rinus Michels, sono reduci da una prima finale in Coppa dei Campioni – persa 4-1 col Milan – e Neeskens, plasmato dal santone del calcio olandese, è l’aggiunta che serve per dare l’assalto all’Europa. Ad Amsterdam Neeskens trova Cruijff, già in organico da qualche anno, e l’incontro tra i due produce frutti prelibati: la premiata ditta Johan&Johan esporta prodezze in giro per il mondo e nel giro di pochi anni la bacheca dei trofei si riempe. Dal 1969 al 1974 Neeskens e l’Ajax vincono 3 campionati, 3 Coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni, 1 Supercoppa Europea – prendendosi la rivincita sul Milan, demolito 6-0 – e 1 Coppa Intercontinentale e Johan si afferma come uno dei centrocampisti più forti al mondo.

Inevitabilmente anche le porte della nazionaleorange” si dischiudono per questo ragazzo diventato uomo, pure instancabile nella corsa, dai piedi buoni, eccellente colpitore di testa e dall’innato carisma. Ancora Michels è la guida e Cruijff il “profeta del gol“, Neeskens si ritaglia una vetrina comunque d’eccezione e ai Mondiali del 1974 in Germania assurge al rango di stella di prima grandezza segnando cinque reti pur perdendo la finale con i padroni di casa.

La kermesse mondiale sarà maledetta per Neeskens che fallirà l’assalto anche quattro anni dopo in Argentina, battuto 3-1 sempre dalla squadra di casa, nel frattempo terzo capitolo della serie: Michels e Cruijff sono già a Barcellona e Neeskens, al termine del mondiale tedesco, li raggiunge. L’accoglienza in Catalogna non è proprio delle più calorose, oseremmo dire addirittura fredda, anche perché l’olandese prende il posto del peruviano Hugo Sotil, uno che al Camp Nou è un idolo difficile da dimenticare. Ma Neeskens è campione vero, nonchè lottatore indomito, e nel breve volgere di qualche settimana il pubblico è conquistato.

Il palmares di squadra non è eccelso, nei cinque anni in azulgrana, una Coppa del Re nel 1978 e qualche delusione di troppo in Liga, ma a livello personale Neeskens si toglie la soddisfazione di venir nominato miglior giocatore straniero nel 1976 e chiude l’esperienza spagnola nel 1979 con un trionfo epico, il 4-3 in finale di Coppa delle Coppe contro il Fortuna Dusseldorf.

E’ tempo di voltar pagina, capitolo quattro, ultimo della serie: Neeskens segue ancora una volta Cruijff e vola a far moneta oltreoceano, ai Cosmos di New York. Ma il meglio ormai è andato, il giocatore accusa il peso degli anni che passano e il declino, inevitabile, si compie. Saluta la nazionale perdendo in Francia, 0-2, la sfida che nega l’accesso al mondiale di Spagna, torna in patria a Groningen e sverna in Svizzera prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo.

Signori, questo era Johan Neeskens, il “gemello” di Cruijff, atleta perfetto e primo calciatore universale della storia del calcio.

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