1970, L’IGNIS VARESE CONQUISTA L’EUROPA

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Ignis Varese 1970 – da varesesport.com

Non vorrei far torto a Milano, neppure a Cantù, o Roma, magari Bologna, ma mi vien da pensare che la Varese del basket targata Ignis possa considerarsi la regina d’Europa della pallacanestro tricolore.

E’ un fregio, questo, che ha radici lontane, esattamente nel 1956, quando l’industriale Giovanni Borghi – titolare appunto del marchio di elettrodomestici Ignis – diventa proprietario della società e per i lombardi è l’alba di un’era che sarà gloriosa. Varese ben presto raggiunge la vetta in Italia con gli scudetti del 1961, 1964 e 1969, si afferma fuori dai confini nazionali con la Coppa Intercontinentale del 1966 e guadagna il primo trofeo europeo con la Coppa delle Coppe del 1967. Insomma, l’Ignis è presenza fissa nella grandi manifestazioni cestistiche, manca solo la consacrazione in Coppa dei Campioni, territorio di caccia delle formazioni sovietiche e già in bacheca della rivale storica, la Simmenthal Milano.

Corre l’anno 1970, la guida della squadra è affidata ad Aza Nikolic, santone del basket jugoslavo, per anni selezionatore della nazionale, prima di accasarsi a Belgrado, con cui ha vinto lo scudetto in patria, e poi a Padova, dove si è guadagnato la palma di allenatore dell’anno. L’uomo è severo, tenace, anche duro talvolta; predica il verbo del lavoro ad oltranza ed ha la presunzione di sapere quel che ciò può significare: la vittoria. E vittoria sia.

Varese entra in lizza agli ottavi di finale, eliminando senza troppi patemi i finlandesi dell’Honka. Nel girone a quattro con Cska Mosca (o Armata Rossa, come viene comunemente chiamata a quei tempi), Villeurbanne e Stella Rossa chiude seconda alle spalle dei sovietici, perdendo netto in trasferta, 83-60, ma altrettanto nettamente vincendo davanti al pubblico amico, 79-59.

La squadra è competitiva ai massimi livelli, e lo ha dimostrato proprio nella sfida con i detentori del trofeo; in semifinale Varese si conferma con il Real Madrid, finalista dodici mesi prima e vincitore in Coppa dei Campioni nel 1967 e nel 1968, e raggiunge il traguardo della finale passando di misura in Spagna, 90-86, per poi dominare nel ritorno in casa, 103-78, trascinata da Ricky Jones che segna rispettivamente 29 e 36 punti. Ad attendere l’Ignis c’è una squadra che incute timore, il Cska Mosca – o Armata Rossa, fate voi.

L’ultimo atto va in scena a Sarajevo, il 9 aprile 1970, al Palasport Skenderija, e per Nikolic è una sorta di ritorno a casa, nativo com’è proprio della città bosniaca. Aldo Ossola in regia, Dodo Rusconi guardia, il messicano volante Manuel Raga e Ricky Jones alle ali, il ventenne Dino Meneghin sotto i tabelloni: questo il quintetto che scende in campo, con capitan Ottorino Flaborea prezioso sesto uomo, ben spalleggiato da Paolo Vittori. I sovietici si affidano al leggendario Sergei Belov e al gigantesco Vladimir Andreev, ma per loro la serata si rivelerà una cocente delusione.

Nikolic è un maestro della difesa ed organizza con Jones e Meneghin una guardia attenta su Andreev, che verrà tenuto a 12 punti. Varese è avanti nel punteggio fin dalle battute iniziali, con Meneghin terminale offensivo che segna con continuità, 20 punti, e Manuel Raga immarcabile nel primo tempo in cui mette a referto 15 punti. L’Ignis costruisce buone trame offensive ed allunga al vantaggio massimo sul 21-6 ma i sovietici non si arrendono e tornano sotto con Andreev e Zharmukhamedov, 14 punti alla fine. All’intervallo Varese conduce in doppia cifra, 44-34 ma perde Jones, espulso per avere replicato con le cattive ad una gomitata di Medvedev, ed ha giocatori importanti come Ossola, Rusconi e Meneghin gravati dai falli.

Nel secondo tempo Belov, miglior marcatore della gara con 21 punti, suona la riscossa e il Cska si avvicina a meno due, sul 52-50, anche grazie a Sidjakin che esce dalla panchina e contribuisce con 18 punti. Ma è un fuoco di paglia. La difesa di Varese è efficace, Zharmukhamedov esce per falli, Andreev è ben contenuto e Flaborea va più volte a bersaglio con l’uncino che lo ha reso celebre e che strappa applausi agli italiani presenti sulle tribune. Il suggello alla vittoria è di Meneghin, che si carica la squadra sulle spalle e la conduce al primo successo in Coppa dei Campioni.

Sarà solo l’inizio di una collezione da primato, ma questa è un’altra storia e ne riparleremo. E’ una promessa.

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