MONDIALI DI ST.MORITZ 1974, GUSTAVO THOENI “GIGANTE” ROMPE L’INCANTESIMO

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Gustavo Thoeni in trionfo – da gazzetta.it

Zeno Colò ad Aspen, nel 1950, aveva mostrato allo sci italiano cosa andava fatto e come bisognava serpeggiare tra i pali per vincere uno slalom gigante mondiale. Ma poi gli azzurri erano entrati in una sorta di limbo, dimenticando l’insegnamento del campione abetonese; per ventiquattro anni erano rimasti all’asciutto e la medaglia d’oro era diventata una chimera.

Ma la mattina del 5 febbraio 1974, sulle nevi elvetiche di St.Moritz, infine l’incantesimo si rompe. L’eroe capace di simile impresa è un ragazzo di Trafoi, schivo e taciturno, neppure ventitreenne, ma che scia come un maestro e vanta già un palmares da fuoriclasse assoluto. Gustavo Thoeni, è lui l’eroe, da tre stagioni domina in Coppa del Mondo, ai Giochi olimpici di Sapporo due anni prima ha intascato l’oro in gigante e l’argento in slalom (validi anche come prova mondiale), ma con i Mondiali ha un conto in sospeso: nel 1970 in Valgardena, debuttante nel Circo Bianco e novizio alla kermesse mondiale, ha chiuso lo slalom in quarta posizione, deragliando dopo poche porte in gigante.

La Valanga Azzurra – perchè i tempi son quelli – schiera al cancelletto un quartetto agguerrito: Thoeni, Gros, Stricker e Schmalzl qualche settimana prima hanno occupato, insieme a Tino Pietrogiovanna, i primi cinque posti della prova di Berchtesgaden nel giorno in cui, appunto, la Valanga Azzurra è esplosa, plasmata da quel magnifico pigmalione che risponde al nome di Mario Cotelli. L’austriaco Hans Hinterseer, bello, biondo e maledettamente competitivo, è l’avversario più temibile di un lotto di partecipanti che comprende un giovanissimo Stenmark, che si affaccia appena nel Circo BiancoKlammer che si schiera al via ma non è la sua disciplina preferita, lo svizzero Pargaetzi che non ha precedenti sul podio ma è dato in buona forma.

Macchè, non c’è n’è per nessuno già nel corso della prima manche, che Thoeni pennella con audacia e intraprendenza associata ad una perfezione stilistica che non ha eguali, lasciando gli avversari a distanza di sicurezza. E’ già Grande Italia, con Schmalzl che chiude in seconda posizione e Gros che occupa il terzo gradino del podio provvisorio. Hinterseer ha palesato diverse incertezze e il cronometro lo penalizza, ma c’è ancora una seconda discesa da disputare e i giochi non sono ancora fatti.

O almeno, non lo sono per i piazzamenti che valgono una medaglia, perchè per l’oro Thoeni ha già una grossa credenziale da presentare all’incasso. Hinterseer esce dal cancelletto come una furia, si batte come un leone, rischia di saltare a più riprese ma riesce a tagliare il traguardo con un tempo eccellente e per il soffio di 7centesimi scavalca Piero Gros, che pare doversi accontentare di un piazzamento ai piedi del podio. Non è così perchè Schmalzl spreca l’occasione della vita pagando a carissimo prezzo un errore madornale sull’ultimo muro, trovandosi così, lui sì, con la medaglia di legno al collo. Tocca a Thoeni, l’incedere del fuoriclasse è più prudente ma basta e avanza per garantire un margine rassicurante su Hinterseer, secondo a 92centesimi. Gros, euforico per la vittoria di Gustavo, è medaglia di bronzo, un deluso Schmalzl quarto e Stricker sesto, artefice di una rimonta orgogliosa. Nono e decimo due che di medaglie ne vinceranno parecchie, ma altrove, Stenmark e Klammer.

L’oro è di Gustavo Thoeni, primo “gigante” mondiale che batte bandiera bianco-rosso-verde dai tempi di Zeno Colò: qualche giorno dopo, tra i pali stretti dello slalom, concederà un clamoroso bis.

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