1983, CANTU’ SUL TETTO D’EUROPA IN UNA FINALE TUTTA ITALIANA

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Antonello Riva – foto da i giganti del basket

Palais des Sports di Grenoble, 24 marzo 1983. Per la prima ed unica volta nella storia della Coppa dei Campioni di basket si affrontano, in una sfida fratricida, due squadre tricolori. Cantù è detentrice del titolo, conquistato dodici mesi prima contro il Maccabi Tel Aviv, ed ha in bacheca una sterminata collezione di trofei continentali, Milano è la sfidante che insegue il massimo alloro europeo dal 1966, i tempi della Simmenthal di Cesare Rubini.

Giancarlo Primo guida i canturini, che vestono il marchio Ford, Dan Peterson siede invece sulla panchina meneghina, targata Billy, e le due avversarie sono giunte al derby di finale chiudendo appaiate in testa il girone a sei che comprendeva Real Madrid, Cska Mosca, Maccabi Tel Aviv e Cibona Zagabria, anche se Cantù è in vantaggio 3-1 negli scontri diretti in stagione.

Leggiamo i quintetti base. Cantù schiera Marzorati in regia, Wallace Bryant pivot, Bariviera ala grande, Riva e Jim Brewer guardie; Milano risponde con D’Antoni in regia, Meneghin sotto i tabelloni, Gianelli e Gallinari ali, Premier guardia. Sugli spalti il tifo è accesso e si contano poco meno di diecimila spettatori, la gara è spigolosa e il punteggio basso lo certifica. Le difese per una volta prevalgono sui reparti d’attacco, e in quest’opera di limitazione del gioco altrui emergono Bariviera e Gallinari, che prendono in consegna e controllano le due bocche da fuoco più temibili, Riva e Gianelli.

Cantù ha carattere e motivazioni in quantità massiccia, Milano è campione d’Italia e ci mette esperienza ma rincorre per tutto l’arco del quaranta minuti. E’ la gran serata di Wallace Bryant, trascinatore come non mai e miglior uomo in campo con i suoi 18 punti, Marzorati ha una caviglia malconcia ma niente gli impedisce di servire con buona puntualità Riva che seppur ben contenuto mette pure lui a referto 18 punti. Cattini e Bosa danno un buon contributo partendo dalla panchina e al minuto ventisette Cantù ha la partita in mano, avanti di 15 punti, 47-32.

Milano è tramortita ma lungi dall’arrendersi, e con Meneghin fuori per falli, rientra in corsa attuando un pressing asfissiante e piazzando un parziale di 10-0. Gianelli segna con regolarità e infine sarà il miglior marcatore della serata con 20 punti, D’Antoni è oscuro ma comanda la zona 1-3-1 e un buon Ferracini come sesto uomo contribuisce a ricucire lo strappo. Si entra negli ultimi minuti di gioco con le due squadre che lottano spalla a spalla, Riva e Bryant allungano ancora, Brewer non sbaglia un colpo con un 6 su 6 da due punti e dieci rimbalzi, ma Milano torna sotto per l’ennesima volta, sul 69-68.

Gli ultimi, drammatici tredici secondi di gara sono al cardiopalma. Cantù perde a ripetizione palloni di importanza capitale e rischia la beffa, Milano ha la palla del sorpasso in mano e vede la luce; D’Antoni serve Franco Boselli che cerca il piazzato dalla sua mattonella preferita ma sbaglia, Gallinari recupera il rimbalzo ma Brewer lo stoppa, con coach Peterson che chiede inutilmente un fallo a favore.

Finisce così, nel tripudio di Cantù che vince una sfida condotta dall’inizio alla fine ma che avrebbe potuto perdere all’ultimo pallone, ed è campione d’Europa per la seconda volta della sua storia. Sarà anche l’ultima, perchè la sua era si chiude qui.

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