ULRIKE MEYFARTH, DA BABY FENOMENO A VETERANA D’ORO

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Ulrike Meyfarth in volo – da trackarena.com

La parabola agonistica di Ulrike Meyfarth, statuaria teutonica nata a Francoforte, classe 1956, ha i crismi dell’eccezione. Ebbene, la ragazza che ebbe l’ardire di posare nuda per lo scultore del Terzo Raich, quell’Arno Breker benvoluto al Fuhrer, sale sul tetto del mondo appena sedicenne, torna a terra nel proseguimento della carriera, riemerge quando nessuno più la ricorda o quasi non lontana dalla soglia dei 30 anni.

Siamo nell’estate del 1972 e la Federazione tedesca di atletica leggera convoca la ragazzina per i Giochi Olimpici di Monaco, fresca del secondo posto ai campionati nazionali dell’anno precedente. Sembra un viaggio utile più in prospettiva futura che proiettato nel presente, all’appuntamento a cinque cerchi sono altre le favorite, l’austriaca Gusenbauer primatista del mondo e la bulgara Blagojeva tra tutte. C’è pure un’altra giovincella che farà parlare di sè e con Meyfarth rinnoverà duelli olimpici, Sara Simeoni che chiude sesta a diciannove anni, mentre la campionessa uscente, la cecoslovacca Rezkova, non va oltre il quindicesimo posto. Meyfarth adotta la nuova tecnica proposta quattro anni prima da Fosbury, e in un crescendo inaspettato vola oltre l’asticella posta a 1metro 92centimetri, eguagliando il record del mondo proprio di Gusenbauer e cogliendo una clamorosa medaglia d’oro, la più giovane nella storia individuale dell’atletica leggera al femminile.

Le aspettative sono dopodichè enormi su Meyfarth, si attende una carriera fulgida ma le cose non vanno esattamente in quella direzione. Delude agli Europei di Roma del 1974, solo settima; alle Olimpiadi di Montreal del 1976 subisce una cocente eliminazione in qualificazione non andando oltre un deprimente 1metro 68centimetri; due anni dopo ritenta con la kermesse continentale a Praga ma il nuovo primato personale, 1metro 95centimetri, gli vale solo il quinto posto, ben lontana ormai dalle misure colte da due nuove dominatrici, appunto Simeoni e la tedesca cresciuta al di là del muro, la ventralista Ackermann, capaci di abbattere il muro dei 2metri.

Ma lo sorte ha in serbo per Meyfarth l’incontro che cambia volto alla sua carriera, ovvero quello con lo jugoslavo Dragan Tancic, già mentore di un campioncino in divenire, Mögenburg, ed allenatore anche di Thranhardt. Il binomio funziona e i consigli tecnici aiutano Ulrike a ritrovare l’antico smalto. Di più, il boicottaggio le vieta le Olimpiadi di Mosca nel 1980, ma nel 1981 torna a salire a quota 1metro 96centimetri, nel 1982 vince una competizione importante, gli Europei indoor di Milano con la misura di 1metro 99centimetri, e agli Europei all’aperto di Atene qualche mese dopo infine si rimette al collo l’oro con il nuovo record del mondo, 2metri 2centimetri, battendo la sovietica Tamara Bykova, nuova recluta a questi livelli, e l’immancabile Sara Simeoni.

Meyfarth è nuovamente tra le campionesse più ammirate ed è pretendente autorevole nelle gare che contano. Alla prima edizione dei Mondiali ad Helsinki, nel 1983, è seconda alle spalle della Bykova, atleta con la quale Ulrike da vita, la sera del 21 agosto 1983, alla sfida più memorabile tra due altiste in gonnella. Siamo a Londra, è Coppa Europa e le due avversarie, in forma smagliante, superano entrambe l’asticella posta a 2metri 3centimetri, nuovo record del mondo. Falliranno la misura successiva, ma Meyfarth si prende una rivincita epocale e nonostante i propositi di ritiro si presenta all’ultimo appello della carriera.

Il teatro è il Memorial Coliseum di Los Angeles, Olimpiadi 1984, e l’avversaria ancora una volta è Sara Simeoni, tornata competitiva nonostante l’età che avanza. Il boicottaggio stavolta tiene fuori dalla partita Bykova, Ulrike ha trascorso una stagione tormentata per via di dolori tendinei, ma nel giorno più importante vola ancora più alto di tutte. La gara è meravigliosa, le due veterane  sbaragliano il campo con un percorso in parallelo: 1metro 94centimetri al primo tentativo, 1metro 97centimetri al secondo, Sara scavalca 2metri ma Meyfarth fa meglio ancora, 2metri 2centimetri. La tedesca, a distanza di dodici anni, torna a vincere la medaglia d’oro olimpica nel salto in alto femminile ed in questo è la più anziana di sempre.

A Monaco 1972  Meyfarth era una ragazzina e stupì il mondo, a Los Angeles 1984 è una splendida donna matura e di nuovo sorprende gli osservatori del pianeta. No, proprio no, Ulrike non aveva mezze misure, come solo i campionissimi sanno fare.

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