DAYE E COOK, AMERICANI NEL TRICOLORE DI PESARO 1988

 

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Daye e D’Antoni – da pu24.it (foto enrico@manna)

Un paio di domandine semplici semplici, tanto per mettervi sulla strada maestra: chi ha vinto il campionato di pallacanestro nel 1988? Chi erano gli americani che contribuirono al primo, storico tricolore di una squadra mai a questo livelli in precedenza?

Facile ed anche abbastanza scontato, stiamo parlando della Victoria Libertas Pesaro, meravigliosa realtà cestistica che a cavallo tra anni Ottanta e Novanta ha conosciuto la gloria massima di una parabola vincente avviata un decennio prima con l’acquisizione della società da parte della famiglia Scavolini.

I biancorossi hanno cominciato ad apparire nelle sfere che contano del basket di casa nostra con il primato in regular-season nel 1982, consumando la stagione con la finale scudetto persa con Milano. L’ossatura della squadra si compone di campioni che appartengono alla storia pesarese, e non solo, come Magnifico (1980), Zampolini (1981), Gracis (1983) e Costa (1984), che giungono a più riprese nella città marchigiana; gli anni successivi regalano il primo trionfo internazionale, la Coppa delle Coppe del 1983 in finale con il Villeurbanne, una Coppa Italia nel 1985 con Varese, un’altra finale scudetto persa sempre con Milano nel 1985 e due dolorose sconfitte in Coppa delle Coppe, con Barcellona nell’86 e con il Cibona di Drazen Petrovic nel 1987.

Corre l’estate 1987 e si volta pagina. Alla guida della squadra viene chiamato Valerio Bianchini, reduce dall’esperienza sulla panchina della Nazionale ai Mondiali di Madrid del 1986 (Italia sesta) e agli Europei di Atene del 1987 (chiusi al quinto posto). L’uomo è navigato, già campione d’Italia con Cantù e Roma, non per altro lo chiamano “Vate“. Vengono reclutati due nuovi stranieri, Aza Petrovic fratello maggiore di Drazen in provenienza proprio dal Cibona, e Greg Ballard, strappato all’NBA dove esercitava professione ai Golden State Warriors. Ma la stagione non comincia con il piede giusto, i due giocatori non rendono come si osava sperare e a metà campionato vengono sostituiti da una coppia formata da Darwin Cook, guardia, e dall’ala piccola Darren Daye, panchinaro ai Celtics di Bird e McHale.

Beh, miei cari amici della palla a spicchi, mai cambio in corsa fu più azzeccato. I due giovanotti mutano completamente fisionomia alla squadra che comincia a giocare una pallacanestro efficace e redditizia, andando a comporre un binomio tra i più forti della storia del campionato italiano: Daye incontenibile nell’uno contro uno e oggetto di uno striscione favoloso, “day by day for ever Darren Daye“, Cook dalla velocità che bruciava gli avversari e cannoniere implacabile. A conclusione delle trenta giornate di stagione regolare la Scavolini è quinta, ma ai play-off disegna un percorso da favola. Dopo aver eliminato Reggio Emilia agli ottavi (91-85 nella sfida di spareggio a Pesaro), Bianchini compie una prodigio tattico vincendo sia a Caserta ai quarti di finale che a Varese nella bella di semifinale di un  punto, guadagnando così l’accesso alla finale con Milano.

La Tracer di McAdoo, D’Antoni, Meneghin e coach Casalini ha il fattore campo a favore e punta a battere Pesaro per la terza volta all’atto decisivo, ma stavolta la vicenda non andrà secondo i piani. Il “Darren&Darwin show” può andare in onda, e già produce in gara-1 la vittoria che regala entusiasmo e un bel pieno di fiducia, 90-82 con 23 punti a testa di Daye e di un immarcabile Magnifico. Si va al Palatrussardi per gara-2, si gioca sul filo del rasoio con Magnifico ancora una volta miglior marcatore con 27 punti, così come McAdoo: Pesaro si impone in volata, 86-83, e mette Milano con le spalle al muro. In gara-3 non bastano 33 punti di Daye e 27 di Cook ad evitare la sconfitta, Milano trascinata da McAdoo vince 115-108 ed accorcia le distanze. Ma l’appuntamento con la storia è rimandato solo di due giorni. Davanti al pubblico amico, nel palazzetto stracolmo di Viale dei Partigiani, l’Hangar – la muraglia del tifo biancorosso  – è in tripudio, il 19 maggio 1988: Pesaro vince facile la quarta sfida, 98-87, con l’esemplare prova del quintetto base che manda in doppia cifra i cinque titolari (25 Daye, 21 Magnifico, 20 Cook, 17 Gracis, 11 Costa), ben coadiuvati da Minelli, Motta, Vecchiato, Natali e Zampolini, e si cuce sul petto il primo scudetto della sua storia.

Daye e Cook si ripeteranno due anni più tardi, Pesaro tricolore ha tracce americane indelebili.

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