JEAN ROBIC, “TESTA DI VETRO” DEL CICLISMO ANNI 50

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Jean Robic – da maurodellaportaraffo.com

Due sono le curiosità principali che coinvolgono la figura di Jean Robic: la prima è che fu capace di vincere il Tour de France al primo tentativo, secondo è che aveva un appellativo che era tutto un programma, “testa di vetro“.

Sintesi biografica. Robic nasce a Condé-lès-Vouziers, nelle Ardenne francesi, il 10 giugno 1921 e fin da ragazzo denuncia abilità non solo nel pedalare in quota ma anche nella pratica del ciclo-cross, di cui sarà campione di Francia nel 1945 e primo campione del mondo nel 1950. Costretto a cercar fortuna lontano dal paese natale, si trasferisce a Parigi dove sotto l’occupazione tedesca lavora edificando trincee nei pressi di una campo di aviazione, alternando con l’attività agonistica che lo vede mettersi in luce in alcune corse locali con la maglia della Genial Lucifer. Nel 1944 diventa professionista e sulle strade della Parigi-Roubaix, cadendo sulle rotaie alla stazione di Amiens, si frattura il cranio: sarà costretto da quel giorno a portare un casco di cuoio  protettivo, da qui il soprannome che lo renderà celebre, “téte de cuir“.

I primi anni di attività lo vedono protagonista nel ciclo-cross, nel 1946 infine comincia a farsi notare anche su strada alla Monaco-Parigi, “il piccolo Tour de France“, dove sconfigge Renè Vietto, campione dei francesi di quegli anni, chiudendo terzo in classifica generale. Ma la sua carriera ai massimi livelli sta per conoscere l’apogeo. Nella prima parte del 1947 non ottiene grandi risultati e così, al momento di comporre la squadra nazionale francese per il Tour de France, il direttore tecnico Leo Veron lo esclude dai selezionato. Robic, che nel frattempo si è sposato con Raymonde Cornic, si allinea alla partenza con la squadra regionale Ovest di cui riveste i gradi di capitano al pari di Pierre Cogan, più esperto e con alcuni piazzamenti tra i primi venti della classifica generale nel 1935 e nel 1936, e Jean-Marie Goasmat.

E’ la prima edizione del dopoguerra della Grande Boucle e proprio Renè Vietto è il grande favorito. Robic è attardato nelle prime tappe, ma grinta e determinazione non gli fanno difetto e si impone nella quarta tappa andando in fuga con Kubler. Tra Lione e Grenoble, nella settima tappa, si abbordano le Alpi ed è l’occasione per Robic di far valere le sue doti di scalatore e recuperare terreno in classifica: transita da solo sul col di Cucheron e sul col de Porte, vince a braccia alzate e la sera si ritrova al quarto posto in graduatoria. Ma il piccolo corridore francese non ha dimestichezza con la corsa in pianura e nelle frazioni successive, in approccio ai Pirenei, perde terreno e retrocede a 23 minuti da Vietto, la sera che precede la quindicesima tappa, da Luchon a Pau. C’è tensione in seno alla squadra Ovest, tra Robic e Tassin, campione di Francia nel 1945, non corre buon sangue e la mattina della partenza Robic pare provocare gli avversari con l’azzardoso proclamaoggi vado in fuga alla partenza e arrivo solo“. Figurarsi, Robic è uomo di parola e all’uscita da Luchon parte in beata solitudine all’assalto di Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque, vette mitiche del Tour de France: vince con quindici minuti di vantaggio su Vietto e riduce sensibilmente il suo ritardo in classifica generale. Una voce autorevole come quella di Francis Pellissier non lo vede competitivo per la vittoria finale, ma Robic ha in serbo la sorpresa: nella cronometro tra Vannes e Saint-Brieuc Vietto va in crisi e perde la maglia giallo a favore di Brambilla, Robic si avvicina ancora e quando mancano solo due tappe alla fine ha solo tre minuti di disavanzo. Il colpo di coda è l’ultimo giorno, Robic orchestra la fuga risolutrice a 110 chilometri dall’arrivo con Fachleitner – a cui avrebbe promesso 100.000 franchi – della squadra nazionale francese, Brambilla non riesce ad accodarsi e Robic, stoico, va a vincere il Tour de France 1947 senza aver mai indossato la maglia gialla.

Robic ha 26 anni e alla prima partecipazione raggiunge l’apice della carriera. Gli anni successivi lo vedono sempre brillante protagonista sulle montagne di Francia ma troverà avversari troppo più competitivi di Vietto e troppo più forti di lui che gli impediranno di ripetersi. Nel 1948, da campione in carica, è solo sedicesimo nel secondo trionfo –  a dieci anni di distanza dal primo – di Gino Bartali, l’anno dopo, reo di dichiarazioni avventurose “io da solo correggerò Coppi e Bartali“, nella tappa di Aosta è preso di mira dai tifosi italiani ma nondimeno chiude quarto in classifica correndo ancora una volta per la squadra regionale Ovest-Nord.

Nel 1950, dopo aver vinto il campionato del mondo di ciclo-cross, si avventura in Italia dove si aggiudica la Roma-Napoli-Roma davanti a Coppi e il giovane Bobet. Si presenta al via del Giro d’Italia ma è costretto all’abbandono da una caduta nella frazione che si conclude a Rimini ma è sulle strade del Tour de France che al solito regala spettacolo con una condotta di gara garibaldina in salita: la rivalità con gli italiani è evidente e costringe la squadra nazionale al ritiro in blocco per le accuse rivolte a Bartali di averlo fatto cadere nella discesa del col d’Aspin.

Ottiene qualche piazzamento importante alla Freccia Vallone e alla Liegi-Bastogne-Liegi sia nel 1951 che nel 1952, dimostrando abilità nelle colline ardennesi, ma il suo obiettivo è sempre il Tour de France. Nel 1952 termina lontano da un Coppi dominante che ne riconosce i meriti di lottatore indomito, riesce infine a rompere l’incantesimo vestendo la maglia gialla l’anno successivo, la sera del 14 luglio, al termine dell’undicesima tappa che prevede la scalata del Tourmalet e si conclude a Luchon. Ma il sogno è di breve durata, Robic fa gioco di squadra e l’indomani cede le insegne del primato al compagno Francois Mahè.

Robic continuerà a correre fino al 1961, il suo incedere scomposto e la sua baldanza in salita continueranno a segnare le edizioni successive della Grande Boucle, ma non sarà più capace di imprese e non riuscirà più a giungere al traguardo finale di Parigi.

Robic si ritira alle soglie dei 40 anni, e troverà morte prematura la notte del 5 ottobre 1980. Un incidente stradale gli è fatale, “testa di vetro” che cadeva, si rompeva ma ripartiva sempre stavolta non si rialzerà più.

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